PUTIN OSTAGGIO DELLA SUA RIFORMA COSTITUZIONALE

Se prima del tentato assassinio di Navalny Vladimir Putin aveva considerato di lasciare prima o poi il suo incarico presidenziale, probabilmente ora una sua uscita di scena non appare più ai suoi occhi come una soluzione sostenibile.

L’anno scorso la Russia ha tenuto un referendum sulla riforma costituzionale le cui disposizioni intendevano consentire una transizione ordinata del potere da Vladimir Putin al suo successore. La riforma però è finita per essere poco più che un annullamento del numero di mandati presidenziali che Putin può servire e i recenti eventi in Russia lasciano poche alternative al suo governo senza fine.

Le accuse del suo coinvolgimento personale nel tentato assassinio di Alexei Navalny lo scorso anno non gli lasciano infatti alcuna possibilità di un futuro post-presidenziale sicuro. È improbabile che l’immunità a vita dall’azione penale in Russia o la sicurezza fornita dal Servizio federale di protezione – o, ad esempio, un posto simbolico in parlamento – gli darà un senso di sicurezza personale. Putin conosce il prezzo dello Stato di diritto nel suo paese e sa anche molto bene dove può portare la perdita di influenza. 

Ma, anche se ipotizzassimo che Putin possa assicurarsi una garanzia di immunità e una vita comoda in pensione, chi lo proteggerebbe se i suoi oppositori ideologici salissero al potere?

In tali condizioni, un trasferimento di potere anche ad uno dei suoi più fedeli seguaci è diventato estremamente improbabile poichè qualsiasi sostituto erediterebbe gli stessi poteri illimitati di cui gode ora Putin, il che significherebbe che alla fine potrebbe sbarazzarsi di lui. Già Dmitry Medvedev, che non viene certo ricordato per il suo carisma ma al contrario per essere stato il delfino di Putin,  durante la sua breve presidenza aveva periodicamente mostrato un’indipendenza eccessiva, e questo mentre Putin godeva ancora dell’enorme sostegno del grande pubblico rappresentandone il vero leader.

Ora l’apprezzamento di Putin è stimato ai minimi storici: in pochi anni, l’immagine di Putin tra i cittadini russi è passata da un leader nazionale forte e giusto ad un uomo corrotto e al momento non ha né le risorse né le idee su come riguadagnare la precedente devozione delle persone per lui. Pertanto, qualsiasi successore di Putin prima o poi sarà tentato di prenderne le distanze il più possibile, il che comporterebbe per Putin l’incapacità di tenerlo sotto il suo controllo o influenza.

Uno sguardo allo spazio post-sovietico rivela molti esempi di leader nazionali un tempo amati che sono finiti dietro le sbarre. In Kirghizistan, il presidente Almazbek Atambayev ha accettato di trasferire il potere a un associato e presto si è ritrovato in prigione. In Armenia, l’ex presidente Robert Kocharyan è stato arrestato dopo la rivoluzione popolare del 2018, anche se aveva lasciato l’incarico 10 anni prima.

Gli attuali tentativi dell’opposizione di organizzare proteste di piazza su larga scala in Russia indurranno certamente Putin a riflettere su questo. Finché controlla lui stesso il blocco di potere e la nomenklatura, può essere sicuro che, per il bene della sua salvezza, potrà usare tutte le risorse e dare tutti gli ordini che vuole. Ma chissà come si comporterà il prossimo presidente in una situazione del genere? La sola idea che il suo stesso destino possa essere nelle mani di altre persone gli sarà profondamente spiacevole e inaccettabile.

Anche la situazione internazionale spinge Putin a tenere salde le redini del potere. È da tempo che il Presidente è acceccato dalle illusioni di una cospirazione mondiale contro la Russia volta ad indebolire il suo paese o addirittura smembrarlo in parti. Alla fine, questo si trasforma in un circolo vizioso: in primo luogo, le autorità russe si convincono di essere contornati da nemici, quindi iniziano a comportarsi come se tutti gli altri paesi fossero nemici, gli altri paesi dal canto loro contrastano queste azioni con risposte pari o superiori, le autorità russe sentono allora che i loro timori sono confermati perchè gli amici non imporrebbero sanzioni e trovano cosi il modo di giustificare il loro atteggiamento aggressivo. Non ci sono quindi all’orizzonte prospettive di distensione o di reale miglioramento dei rapporti con l’Occidente. Ed è improbabile che in tempi così difficili per il Paese, il leader nazionale sia pronto ad abbandonare la Russia. Ciò significa che deve restare e salvare la madrepatria.

In definitiva, questo sistema autoritario di mantenimento del potere costruito da Putin ha finito per trasformare il suo stesso creatore nel suo ostaggio. 

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