IRAN, IRAQ, SIRIA, STATI UNITI: INTRECCI DI POTERE

Le questioni sul nucleare si inseriscono in un quadro già teso, pregiudicato dalla contesa geopolitica in Medio Oriente tra Iran e Stati Uniti che coinvolge anche Iraq e Siria. 

Giovedì 25 febbraio il neopresidente statunitense Biden ha inaugurato la prima azione militare della propria amministrazione. Secondo quanto sostenuto dal Pentagono, si è trattato di una rappresaglia perpetrata nella Siria orientale contro degli edifici appartenenti a milizie sciite filo-iraniane – Kataeb Hezbollah e Kata’ib Sayyid al-Shuhada –, presumibilmente responsabili degli attacchi subiti il mese scorso dal personale statunitense in Iraq presso le sedi diplomatiche lì presenti.

Le vicissitudini si inseriscono in un complicato puzzle che vede la Siria e l’Iraq tra i principali teatri di scontro tra Stati Uniti e Iran. Seppure attualmente la problematica principale in ballo riguardi il trattato sul nucleare (JCPOA), i due paesi continuano a scontrarsi in Medio Oriente impegnandosi in una contesa per l’acquisizione di maggiore peso geopolitico nella regione.

Innanzitutto, prendendo in considerazione la posizione dei due Paesi in Siria, la presenza di Washington è relativamente recente – intervenendo nel conflitto civile solo nel 2015 – di più lunga durata sono le relazioni tra Siria e Iran. Questioni geopolitiche hanno spinto questi ultimi ad allearsi e a cooperare già nel 1980: durante la guerra Iran-Iraq, ad esempio, la Siria si è schierata con Teheran, fornendo il proprio supporto istituzionale e militare a Teheran. La dinastia siriana al potere, inoltre, è parte integrante dell’asse di resistenza iraniano, assieme ad Hezbollah in Libano, alle milizie sciite in Iraq e ai ribelli Houthi in Yemen. La Siria è quindi un assetto strategico per la proiezione iraniana nella regione

Lo stesso si potrebbe dire per gli Stati Uniti. Infatti, seppure Washington abbia giustificato il proprio intervento nel conflitto sulla base di questioni di natura umanitaria – tra cui garantire il ritorno di pace e prosperità nella regione, istituzione di un governo legittimo – un’analisi più attenta permetterebbe di comprendere che a motivare le azioni statunitensi nel conflitto sono obiettivi politici e, in particolare, la neutralizzazione di gruppi terroristici (al-Qaeda e ISIS) e il contenimento di Russia e Iran.

Quanto all’Iraq, la centralità di quest’ultimo nello scontro tra Washington e Teheran è frutto della sua posizione strategica e della presenza di consistenti riserve petrolifere. Tra gli eventi chiave che hanno interessato i tre Paesi, vi sono senza dubbio l’invasione statunitense dell’Iraq del 2003 e l’assassinio di Soleimani del 3 gennaio 2020; due eventi storici che ben mettono in evidenza la volontà statunitense nel contrastare la presenza iraniana nella regione.

Ad ogni modo, contrariamente a quanto desiderato, suddette azioni statunitensi hanno aperto la strada ad un aumento della presenza iraniana nella regione; la proiezione di Teheran in Iraq ha coinvolto facilmente e velocemente l’ambito politico e militare. Inoltre, nel quadro di una politica di pressione nei confronti delle autorità statunitensi ancor presenti in Iraq, consistenti sono stati gli aiuti militari e logistici forniti dall’Iran ai gruppi armati di cui le principali forze politiche irachene si sono dotate con lo scopo di imporre il proprio volere.  

Risulta evidente quindi che il contrasto tra Stati Uniti e Iran non si limita alla questione nucleare e si sviluppa tramite una serie di contrasti diretti e non nel Medio Oriente.

Martina Brunelli

Ciao a tutti, sono Martina Brunelli, laureata in Mediazione linguistica e culturale e attualmente laureanda in Relazioni e istituzioni dell’Asia e dell’Africa presso l’università degli studi di Napoli “L’Orientale”. Sono fluente in quattro lingue e la mia voglia di migliorarmi mi ha portata ad approfondire i miei studi a Siviglia (Spagna) e Rabat (Marocco). La mia collaborazione con lo IARI è iniziata ad ottobre 2019 spinta dal desiderio di mettermi alla prova e di comprendere al meglio l’ambiente socio-politico mutevole e dinamico della regione del Medio Oriente e Nord Africa, la macro-area di cui mi occupo nelle mie analisi per lo IARI. Scrivere per questo giovane think tank mi dà la possibilità di coadiuvare i miei interessi per le relazioni internazionali e gli equilibri geopolitici dell’area MENA al mio desiderio di crescita professionale. Mi permette, inoltre, di confrontarmi con un ambiente giovanile ma allo stesso tempo stimolante.

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