L’INDIA È INTENZIONATA A LANCIARE UNA SUA CRIPTOVALUTA?

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L’India sarebbe determinata ad allinearsi alla Cina e lanciare una sua criptovaluta, limitando l’azione di quelle private. Stando, però, all’opinione degli esperti questa mossa limiterebbe la crescita e la liberalizzazione dei mercati, soprattutto di quello finanziario. 

Il mercato delle criptovalute, negli ultimi anni, ha subito un’importante ascesa e si sta rivelando una fonte di guadagno e investimento non indifferente. Per questo motivo, molti Stati stanno iniziando a guardare con estremo interesse alla possibilità di lanciare delle proprie monete digitali, sfruttando la tecnologia della blockchain, con la speranza di rilanciare in qualche modo i loro mercati asfittici. Se nel precedente commento mi sono concentrata sulla Cina, in questo parlerò dell’India. Entrambe sono delle economie forti della regione del Sud-Est asiatico e si stanno muovendo verso la medesima direzione: l’intenzione di avviare un proprio sistema valutario digitale. 

Il progetto indiano non è nuovo. Per la prima volta se ne parlò nel 2018, quando venne convocato un comitato governativo incaricato di studiare la questione, secondo la cui opinione sarebbe stato necessario mettere al bando le criptovalute private per lanciare quella nazionale. Da allora, il progetto, non perfettamente condiviso da tutte le parti sociali e politiche, è andato avanti fino ad oggi. È stato, infatti, presentato in Parlamento un progetto di legge che avrebbe lo scopo di abolire l’uso delle criptovalute, anche nelle transazioni con l’estero, concedendo al massimo 6 mesi di tempo a tutti coloro che detengono dei portafogli digitali per adeguarsi alla nuova normativa e convertire i propri guadagni cripto in valuta reale. Questo disegno di legge prevederebbe anche delle eccezioni che si applicherebbero ad una futura valuta digitale indiana. L’intenzione del progetto è, dunque, chiara: porre le basi per una valuta digitale nazionale, limitando la circolazione di quelle private come Bitcoin o Ethereum.

Gli esperti indiani del settore cripto non vedono però di buon occhio questa iniziativa. Si sono, infatti, espressi al riguardo sia Balaji Srinivasan sia Sathvik Vishwanath, il primo è l’ ex direttore del settore tecnologico di Coinbase, mentre il secondo è co-fondatore e CEO di Unocoin, la più grande piattaforma indiana di scambio di criptovalute. Secondo l’opinione di Srinivasan la legge, che impone il divieto all’uso delle criptovalute private, sarebbe controproducente per il mercato indiano, che arriverebbe a perdere un trilione di dollari. Dello stesso avviso è Sathvik Vishwanath, CEO di Unocoin, che a tal proposito ha deciso di adottare “Unstoppable Domains”, per mettere in sicurezza la piattaforma e i suoi utenti da questa possibile legge e dai suoi effetti. Unstoppable Domains è un sistema fondato sulla tecnologia di blockchain, che trasforma gli indirizzi cripto in domini web decentralizzati sulle blockchain delle principali criptovalute, preservando così gli indirizzi IP degli utenti privati. L’India, quindi, stando alle stime rischierebbe di diventare più povera del 20% e di bloccare il processo di liberalizzazione economica, visto e considerato che a queste condizioni gli investitori sarebbero spinti ad investire in altri settori finanziari della regione asiatica più convenienti e accoglienti.

Ha conseguito la laurea magistrale con lode in Relazioni Internazionali presso la facoltà di Scienze Politiche e Giuridiche dell’Università di Messina. Ha sempre dimostrato una fortissima propensione per la storia delle relazioni e delle organizzazioni internazionali, concentrandosi sulle tematiche legate allo sviluppo, alla cooperazione internazionale e ai modelli di sviluppo Sud-Sud. La tesi magistrale ha rispecchiato questo suo interesse ed è stata incentrata sull’ analisi dello sviluppo economico indiano, attraverso i cambiamenti di politica interna ed internazionale e prediligendo nello studio l’evoluzione del rapporto tra l’India e la World Trade Organization (WTO). Il suo percorso all’interno dell’Istituto è iniziato nel mese di settembre del 2020, dapprima come collaboratrice per il settore del Sud-Est asiatico e successivamente come membro di redazione referente per la Cina. Nel corso di questo anno di attività ha coordinato per l’Istituto il focus sulla geopolitica del vaccino e dal mese di settembre 2021 è membro del Consiglio di Amministrazione dello IARI e ha iniziato il percorso di dottorato di ricerca in Scienze Politiche dell’Università di Messina.

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