L’ESERCITO IRACHENO SOTTO ATTACCO (DI NUOVO)

L’incremento del numero di attacchi da parte delle cellule jihadiste ai danni delle forze di sicurezza irachene è sintomatico degli intoppi di una governance militare di tipo ibrido.

Le autorità irachene hanno riferito che 12 membri appartenenti a un contingente congiunto dell’esercito governativo e della Forze di mobilitazione tribale – coalizione di tribù sunnite che hanno collaborato con Washington nella lotta contro Daesh – sono stati uccisi domenica scorsa nella provincia di Anbar.  Ciò è avvenuto mentre stavano svolgendo una missione di ricerca nelle profondità del deserto situato tra Haditha e Anah, dopo che i servizi di sicurezza avevano ricevuto informazioni sull’esistenza di un’autobomba in quest’area. 

Nonostante la sconfitta formale di Daesh in Iraq nel dicembre 2017, cellule jihadiste hanno continuato a operare nelle aree desertiche e montane colpendo le forze di sicurezza e le infrastrutture. Soltanto nella prima metà del 2019 ci sono stati 139 attentati: nei governatori di Salah al-Din, Kirkuk, Diyala e Anbar. In risposta a questa situazione, appena Mustafa al-Kadhimi è stato nominato come primo ministro egli ha intensificato le operazioni di contrasto al terrorismo.

A partire dalla scorsa estate sono avvenuti numerosi attacchi nelle aree desertiche di Anbar, Ninive e Salah Al-Din. Tali eventi hanno spinto Al-Kadhimi a incontrare gli alti ufficiali dell’esercito a Kirkuk. Nei colloqui è emerso un dato importante: le forze irachene sono in grado di compiere operazioni terrestri ma necessitano di quelle statunitensi per la ricognizione e il supporto aereo. 

A gennaio di quest’anno undici membri delle Forze di Mobilitazione Popolare irachene (PMF), coalizione militare sciita sostenuta da Teheran e nata nel 2014 per contrastare Daesh, sono stati uccisi in piena notte a nord di Baghdad. L’episodio arriva a due giorni di distanza dal duplice attacco suicida che si è consumato nel mercato di piazza Tayaran nel pieno centro della capitale irachena. 

Le ragioni che spiegano l’incremento delle azioni jihadiste contro l’esercito iracheno, e non solo, sono la mancata stabilizzazione del paese e la progressiva diminuzione delle truppe statunitensi nel paese, le quali costituiscono la maggior parte delle forze appartenenti alla Coalizione internazionale anti-Isis. Un altro fattore da tenere in considerazione è la natura ibrida della governance militare irachena, multi-settaria e multietnica, in cui si riflettono gli interessi di diversi attori. Ciò costituisce un fattore di mobilitazione da non sottovalutare per la retorica jihadista.

Nicki Anastasio

Sono Nicki Anastasio, ho 23 anni e studio presso la facoltà di relazioni e istituzioni dell’Asia e dell’Africa presso l’Orientale. Da quasi cinque anni vivo a Napoli, per studio e lavoro, ma sono originario della Costiera Amalfitana. Negli ultimi tre anni, ho fatto due esperienze studio in Marocco e in Egitto che mi hanno permesso di approfondire lo studio della lingua araba e della cultura dei paesi arabo-islamici, di cui sono affascinato sin da piccolo. Dopo aver conseguito la laurea triennale in mediazione linguistica e culturale, ho ritenuto che analizzare le complesse dinamiche geo-politiche che caratterizzano i paesi della macro area medio-orientale fosse il proseguimento più naturale e spontaneo dei miei studi. Ritengo che per comprendere le ragioni alla base della perenne instabilità dell’area più calda del mondo sia necessario costruire una genealogia della crisi di legittimità che caratterizza gran parte dei suoi stati, considerando le specificità storico-culturali e socio-economiche di ogni contesto nazionale. Sono molto fiero di far parte dello IARI, una comunità di analisti unica nel suo genere.

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