IL FUTURO DELL’ACCORDO SUL NUCLEARE TRA STATI UNITI E IRAN

Con la nuova presidenza di Joe Biden le relazioni tra Washington e Teheran subiranno una svolta positiva

Il nuovo presidente Joe Biden ha affermato di voler cambiare la natura dei rapporti tra Iran e Stati Uniti rispetto alla precedente presidenza di Trump. L’intenzione è di rientrare nell’accordo sul nucleare denominato Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), da cui Trump era uscito nel 2018, e di porre fine alle sanzioni che quest’ultimo ha adottato seguendo una politica di “massima pressione” nei confronti di Teheran. A causa dell’impatto negativo della pandemia da Covid-19 sull’economia iraniana, sommato al crollo dei prezzi del petrolio e alle sanzioni, Teheran sta vivendo una grave recessione. Il governo del Presidente Hassan Rouhani deve assistere la popolazione per i danni economici subiti, soprattutto le fasce più svantaggiate, per evitare malcontento ed instabilità politica.

L’accordo sul nucleare iraniano concluso nel luglio del 2015 a Losanna consiste in un’intesa tra Iran, Unione Europea, Cina, Francia, Russia, Gran Bretagna, Stati Uniti e Germania. Secondo i termini dell’accordo, l’obiettivo è di impedire alla Repubblica Islamica di possedere un armamento nucleare, permettendogli però di continuare a produrre energia nucleare a scopo civile. Il JCPOA prevede per Teheran la riduzione delle sue centrifughe e della sua capacità di arricchire l’uranio, elementi fondamentali per produrre la bomba atomica, e per gli altri firmatari la rimozione delle sanzioni nei confronti dell’Iran. Trump è uscito dall’accordo sostenendo che andasse contro gli interessi americani, per cui ha adottato la politica della “massima pressione” con il fine ultimo di ottenere un nuovo deal più favorevole agli USA. Per arrivare all’accordo del 2015, il governo di Rouhani si è dovuto scontrare con la fazione degli ultraconservatori rappresentati da Ali Khamenei, la Guida Suprema dell’Iran. Pertanto, la reintroduzione di sanzioni da parte di Washington ha significato colpire un governo che rappresenta l’ala più aperta e progressista del paese, la più disposta al dialogo con l’Occidente e con gli Stati Uniti. Inoltre, la politica di Trump non ha fatto altro che aumentare il malcontento della popolazione iraniana e un sentimento anti-statunitense già presente nella regione. La politica estera di Washington in Medio Oriente negli ultimi anni non ha avuto grandi successi, partendo dalla guerra in Iraq e in Afghanistan voluta da Bush Jr., seguendo poi con la discontinuità di Obama in Egitto, Siria e Libia. Data la loro posizione ulteriormente compromessa dal ritiro dal JCPOA, rientrare nell’accordo significherebbe anche ridare credibilità alla politica estera degli Stati Uniti. Vista l’attuale situazione di sfiducia della popolazione, le prossime elezioni presidenziali previste in Iran per il 18 giugno 2021 potrebbero essere vinte da un governo ultraconservatore sostenuto dai militari. Questo scenario, che può essere evitato con una distensione dei rapporti tra i 2 paesi, è pericoloso nella misura in cui la Repubblica Islamica, oltre ad aver ripreso il suo impegno nella costruzione di un armamento nucleare, punta ad essere il paese egemone in una delle aree più instabili al mondo. Infine, l’accordo permetterebbe di ridurre le preoccupazioni di Israele ed Arabia Saudita circa il nucleare iraniano, due paesi fondamentali nelle dinamiche regionali in quanto ostili a Teheran ed alleati di Washington.

Il Segretario di Stato americano Antony Blinken ha affermato che rientreranno nell’accordo solo dopo che l’Iran abbia dimostrato il suo impegno a rispettarne tutti i termini. L’ambasciatore iraniano presso l’ONU Majid Takht-Ravanchi ha risposto che devono essere invece gli Stati Uniti a compiere il primo passo, in quanto sono stati loro i primi a violare l’accordo, mentre l’Iran ha continuato a rispettarlo per più di un anno dopo l’uscita degli USA. Inoltre, la loro riadesione è vincolata alla rimozione completa delle sanzioni che gravano sulla tenuta socioeconomica del paese. Pertanto potrebbe non essere così facile per i 2 paesi rientrare nel JCPOA nonostante rappresenti una priorità per entrambi. Per Washington significherebbe infatti ridurre il pericolo di proliferazione nucleare e l’instabilità in Medio Oriente, mentre a Teheran servirebbe per eliminare le sanzioni. Da un punto di vista politico, dato l’atteggiamento assertivo ed aggressivo dell’Iran nella regione, sarà difficile per Biden giustificare la rimozione delle sanzioni, per cui potrebbe essere necessario sostituirle con restrizioni alternative. Inoltre, Blinken ha espresso l’intenzione di negoziare un nuovo accordo di maggiore durata e portata, che includa anche il programma missilistico e la politica iraniana nel sostenere Hezbollah, le milizie di Assad in Siria, gli Houthi in Yemen e le Forze di Mobilitazione Popolare in Iraq. Tuttavia la Repubblica Islamica, secondo le parole del vice-ministro degli Esteri Abbas Araghchi, che è stato il principale coordinatore iraniano nei negoziati del 2015, non sarà disposto ad accettare un nuovo accordo. 

Riaprire un dialogo è fondamentale anche alla luce dell’escalation degli attacchi avvenuti a causa delle ostilità e tensioni presenti tra i 2 paesi. Ricordiamo in tal senso le navi petroliere nello Stretto di Hormuz dirette verso l’Arabia Saudita sequestrate dalle Guardie della rivoluzione iraniane. Così come l’attacco dei droni dei ribelli Houthi a 2 importanti installazioni petrolifere dell’Arabia Saudita, grazie al sostegno dell’Iran che fornisce armi sofisticate a questo gruppo ribelle dello Yemen. Dopo una serie di vicendevoli attacchi tra le milizie filo-iraniane in Iraq e le forze statunitensi, e dopo l’assalto all’ambasciata americana a Baghdad da parte di militanti sciiti filo-iraniani, il picco di tensione è stato sicuramente raggiunto con l’uccisione del generale Qassem Soleimani. 

Proprio negli ultimi giorni la Casa Bianca ha avanzato le prime mosse diplomatiche in favore di un rapprochement: ha rimosso le restrizioni alla libertà di movimento dei diplomatici iraniani a New York, ritirato la dichiarazione fatta dall’amministrazione Trump per la quale le sanzioni ONU su Teheran erano state riprese, ed accettato l’invito a partecipare ad un incontro informale organizzato dall’UE tra i firmatari del JCPOA che si terrà probabilmente a marzo. La nuova politica di Biden nei confronti dell’Iran potrebbe riavvicinare il paese sciita più importante della regione alla comunità internazionale, raggiungendo non per ultimo una maggiore sicurezza e stabilità in Medio Oriente. 

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