LA DECISIONE DELLA CAMERA PRELIMINARE DELLA ICC SUL CASO PALESTINA V. ISRAELE

Lo scorso 5 febbraio 2021 la Corte Penale Internazionale, International Criminal Court, ICC, ha emesso una sentenza, tanto attesa quanto fondamentale, concernente la giurisdizione e competenza della Corte a valutare e giudicare i crimini internazionali commessi in Palestina e nei territori occupati di Cisgiordania, Striscia di Gaza e Gerusalemme Est.

La recente sentenza della Corte Penale Internazionale è un primo ma grande passo che si inserisce in un percorso di ricerca di giustizia internazionale, iniziato nel 2015 con l’apertura dell’esame preliminare da parte del Prosecutor Fatou Bensouda. L’apertura di una tale esame mirava a valutare i presupposti e i criteri di ammissibilità per il perseguimento di un processo in seno alla Corte, raccogliendo ed esaminando, allo stesso tempo, le possibili prove relative ai presunti crimini internazionali commessi in quei luoghi. 

Nel 2018 la Palestina, quale Stato-Parte dello Statuto istitutivo della Corte, ovvero lo Statuto di Roma, informava della criticità delle possibili violazioni dei diritti umani nei territori palestinesi e occupati, rimandando al Prosecutor la richiesta formale di esaminare la situazione interna, allo scopo di determinare la responsabilità e la colpevolezza per la commissione di crimini internazionali, secondo quanto previsto dall’articolo 14 dello Statuto. Nel 2019, invece arrivavano le valutazioni relative alla conclusione dell’esame preliminare. Le considerazioni finali in merito sottolineavano la possibilità di avanzare con i procedimenti sui presunti crimini, dato che le prove raccolte erano sufficienti ad aprire un’indagine.

L’ultima sentenza della Corte ha chiarito la competenza della stessa ad esaminare il caso concreto, chiarendo l’astrusa questione intorno alla territorialità della Palestina e alla giurisdizione della ICC sui presunti crimini internazionali perpetrati nel paese e nei territori occupati. La Corte Penale Internazionale, comunque, ha ritenuto opportuno sottolineare che non rientra nella sfera di sua competenza determinare la ‘‘statualità’’ di uno Stato e, pertanto, il giudizio favorevole sull’ammissibilità può essere interpretato solo come una decisione legata ad aspetti meramente procedurali che vedono protagonista la Palestina, attore riconosciuto come firmatario dello Statuto di Roma e, pertanto, investito di quei diritti normativi che scaturiscono proprio dalla sua adesione a tale documento. E’ opportuno ricordare, infatti, che lo Statuto regola l’organizzazione interna della Corte e le relazioni di questa con gli Stati-Parte.

Panoramica giuridica

La richiesta formale della Palestina al Prosecutor è stata avanzata in virtù dell’articolo 14 dello Statuto che stabilisce che: ‹‹ uno Stato Parte può riferire al Procuratore una situazione in cui uno o più crimini rientrano nella giurisdizione della Corte, chiedendo al Procuratore di indagare sulla situazione con lo scopo di determinare se una o più persone specifiche debbano essere incaricate della commissione di tali crimini››. Considerevole è stata la difficoltà relativa alla questione dell’ammissibilità del caso, data la particolarissima condizione in cui versa la Palestina, da una parte, Stato-Parte dello Statuto e, dall’altra territorio in parte occupato. 

L’effettiva sua condizione di ‘‘Stato’’ rimane, infatti, una questione ancora controversa da chiarire a livello internazionale e, in virtù di tali incertezze procedurali, il Prosecutor ha presentato il caso alla Camera Preliminare, Pre-Trial Chamber, in conformità con quanto stabilito dall’articolo 19.3 dello Statuto di Roma che ammette la possibilità per il Procuratore di chiedere una sentenza alla Corte in merito a una questione di competenza o ricevibilità. Tale scelta si è dimostrata precisa, attenta e coerente rispetto al caso specifico, rivolgendo la questione giuridica alla Camera, chiamata a decidere, dunque, se il  territorio su cui la Corte può esercitare la sua giurisdizione ai sensi dell’articolo 12.2 (a) può comprendere la Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est, e Gaza. La Camera si è espressa con un giudizio positivo: la Corte ha giurisdizione sui questi territori ed è competente a giudicare il caso.

Tuttavia, la questione presentata alla Camera ha sollevato parecchi dubbi poiché questa è stata considerata da alcuni come una faccenda di natura politica, considerando che si trattava di capire fin dove la giurisdizione della Corte era ammissibile, sbilanciandosi con una sentenza riguardante la territorialità di uno Stato. Diversa, però, è stata l’opinione dei giudici i quali hanno inserito la questione all’interno di una cornice meramente giuridica,  dove,  più specificatamente, si doveva chiarire la legittimità della Corte e l’ammissibilità del caso in seno a quest’ultima, lasciando la Camera libera di esercitare le sue normali funzioni. Infine, la sentenza No. ICC-01/18,  precisa che sebbene la decisione della Camera verte su questioni legali e procedurali, tuttavia, alcune conseguenze politiche che ne conseguono non possono prescindere l’esercizio del mandato della stressa.

Conclusione

Il Prosecutor, adesso, avrà l’onere e l’onore di aprire un’indagine formale e sarà chiamato ad esaminare e valutare molteplici questioni. Senza alcun dubbio, sarà fondamentale il processo e l’indagine approfondita sui crimini di guerra perpetrati da Israele e da Hamas, ovvero, il Movimento Islamico di Resistenza,  sulla Striscia di Gaza dove nel 2014 più di 3.000 civili palestinesi e 73 israeliani sono morti. Bisognerà far luce anche sugli eventi relativi alla strage di manifestanti disarmati che ha avuto luogo durante la  ‘‘ Grande Marcia del Ritorno’’ del 2018-2019, nella quale i rifugiati palestinesi hanno tentato di far ritorno nelle loro case nei territori occupati da Israele, ed infine si dovranno valutare quelle che sono state le azioni di Israele in merito all’occupazione dei territori di Cisgiordania e Gerusalemme Est. Questo procedimento in seno alla Corte dell’Aja sarà lungo ma, al tempo stesso, sarà un imprescindibile cammino verso la giustizia internazionale che, sicuramente, condurrà ad una sentenza storica ed avrà un peso non poco rilevante su quella che viene considerata come ‹‹la complessa questione israelo-palestinese››.

Federica Gargano

Federica Gargano, classe 1994, dopo aver conseguito una laurea triennale in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali ha proseguito il suo percorso accademico ottenendo una laurea magistrale in International Relations con curriculum in International Studies, un corso di studi interamente tenuto in lingua inglese e conseguito con il massimo dei voti presso l’Università degli Studi di Palermo, con una tesi incentrata sul diritto penale internazionale e la crisi dei Rohingya. Scrive per un giornale online ed è attualmente Capo Redattore della redazione di Diritto Internazionale dello I.A.R.I, dove nello specifico tratta argomenti relativi al diritto penale internazionale, diritto internazionale, diritti umani e rifugiati.

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