LA BOLIVIA DICE NO AL DENARO DEL FMI

La Bolivia ha rifiutato l’aiuto del Fondo Monetario Internazionale, restituendo tutto il denaro precedentemente prestatole dall’organizzazione internazionale per far fronte al Covid-19.

Poche settimane fa, il Banco Central de Bolivia (in seguito BCB) ha annunciato la restituzione al Fondo Monetario Internazionale di un credito milionario. Si tratta di un prestito accordato nell’aprile 2020 dall’organizzazione internazionale e la Presidente ad interim Jeanine Áñez, in quel momento alla guida di un governo transitorio di destra dopo la repentina fuga del presidente Evo Morales. 

Secondo quanto riportato dal BCB, il prestito in questione – che ammonta a US$327,7 milioni e che è stato concesso dal Fondo con l’intento di aiutare la Bolivia a fronteggiare la pandemia da Covid-19 – sarebbe stato amministrato in maniera irregolare dal governo Áñez. Un comunicato della Banca Centrale ha fatto sapere che il prestito, oltre ad essere irregolare ed oneroso a causa delle condizioni finanziarie, avrebbe generato ingenti costi economici aggiuntivi per lo stato boliviano. Ad oggi, i costi addizionali hanno raggiunto i US$24,3 milioni. Sempre nel comunicato si legge che lo Strumento di Finanziamento Rapido del FMI avrebbe disposto una serie di imposizioni fiscali, finanziare e cambiarie e questo andrebbe contro gli articoli 158 e 322 della Costituzione Boliviana, in quanto tali condizioni violerebbero la sovranità economica del Paese. 

Stante questa situazione, il BCB avrebbe quindi deciso di rendere interamente il prestito al Fondo Monetario. Per farlo però, considerando le commissioni, gli interessi ed i costi aggiuntivi, il Paese ha dovuto restituire molto di più di quanto avesse ottenuto, ovvero US$351,5 milioni (23,8 milioni in più rispetto ai US$327,7 milioni ricevuti – come riportato in precedenza).

Oltre a ciò, il BCB – afferente al ramo esecutivo – ha annunciato che intraprenderà delle azioni legali contro quei funzionari governativi che hanno sostenuto e gestito i rapporti con il FMI.

Secondo l’ex presidente del BCB José Gabriel Espinoza l’operazione portata avanti tra il Fondo Monetario e l’amministrazione Áñez non avrebbe in nessun modo posto delle condizioni alla politica fiscale e monetaria del Paese. Lo stesso FMI, in un comunicato stampa dell’aprile scorso – nel quale aveva ribadito che l’obiettivo del prestito sarebbe stato aiutare la Bolivia nel “soddisfare le esigenze della bilancia dei pagamenti derivanti dallo scoppio della pandemia di covid-19, sostenendo le spese mediche urgenti e le misure di soccorso per proteggere la popolazione” –  aveva sottolineato la determinazione delle autorità “a garantire la stabilità macroeconomica e la sostenibilità del debito una volta terminata la crisi”.

Il repentino rifiuto del BCB al prestito concesso dal FMI potrebbe celare anche ragioni politiche. Evo Morales durante i suoi 14 anni di governo (2006 – 2019) si è sempre dimostrato contrario al ricorrere all’aiuto del Fondo Monetario Internazionale, rifiutando qualsiasi opzione gli venisse proposta. Nel novembre 2020, il governo interino di Jeanine Áñez è stato rimpiazzato da una nuova amministrazione (per approfondimenti: LE ELEZIONI IN BOLIVIA) guidata da Luis Arce, Ministro dell’Economia al fianco di Morales dal 2006 al 2017 (e successivamente ad inizio 2019), nonché esponente del MAS – El Movimiento Al Socialismo – il partito dell’ex presidente Morales.  

Giorgia D'Alba

Sono Giorgia e per IARI mi occupo di America Latina.
Nata a Lecce nel 1995, ho conseguito con il massimo dei voti prima la laurea triennale in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali e successivamente la laurea magistrale in Scienze Internazionali presso l’Università di Torino. Ho studiato a Lisbona e a Buenos Aires ed ho partecipato ad un progetto di ricerca presso l’Istituto Sociale del Mercosur in Paraguay.

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