ISOLE FALKLAND: L’ONU CHIEDE LA RIAPERTURA DEI NEGOZIATI

Le esercitazioni militari britanniche dello scorso mese nelle isole Falkland hanno portato l’ONU a richiamare nuovamente l’attenzione internazionale sulla disputa e sulla riapertura dei negoziati tra Argentina e Regno Unito.

Il quesito sulla sovranità

Nel mese di gennaio 2021, le forze armate britanniche hanno lanciato un’esercitazione militare al largo delle coste delle Isole Falkland (o secondo gli argentini Isole Malvinas). L’evento è stato condannato dalle autorità argentine e ha fatto richiamare l’attenzione dell’ONU, che si è preoccupato di ribadire la necessità di riaprire i negoziati. Infatti le Isole Falkland sono da decenni oggetto di disputa sulla sovranità tra Regno Unito, di cui sono territorio d’oltremare, e l’Argentina, che ne rivendica i diritti come territorio integrante della nazione, in quanto la loro collocazione è nell’Atlantico meridionale. 

Secondo una dichiarazione del Ministro degli Esteri argentino, il sottosegretario degli affari delle Falkland ha affermato di aver ripreso il dialogo con l’Argentina, affermando i diritti del paese latinoamericano sulle Isole Malvinas, Georgia del Sud e Isole Sandwich meridionali. Cuba, Indonesia, Sierra Leone e Siria, che fanno parte dell’ufficio del C24, ovvero l’organo delle Nazioni Unite per la decolonizzazione assieme a Grenada, hanno dichiarato il sostegno all’Argentina e si appella a quest’ultima e al Regno Unito per un’apertura e al dialogo.  

Se però l’Argentina si affida alla necessità di vedere decolonizzato l’arcipelago per annetterlo al territorio nazionale, il Regno Unito ha fatto emergere la questione economica e l’importanza strategica delle isole. Infatti, la sua posizione è vicino all’Antartide, che possiede le principali riserve d’acqua dell’intero pianeta. Il Polo Sud è un’importantissima riserva di pesca ed vi si trova un grosso giacimento petrolifero, che si aggirerebbe intorno ai 60 miliardi di barili di petrolio. 

Controversia secolare

La storia della controversia sull’attribuzione della sovranità di questo arcipelago dell’Oceano Atlantico vede la sua nascita diversi secoli fa, dalla sua scoperta. Non si conosce precisamente il paese che lo scoprì per primo, in quanto ci sono diverse versioni dei fatti: secondo gli argentini furono gli spagnoli, per i britannici invece furono loro. Il problema della disputa emerge con il successivo insediamento francese, ma gli spagnoli e i britannici reclamarono il loro diritto sulle isole. Amichevolmente, i francesi lasciarono l’isola agli spagnoli, mentre tra questi ultimi i britannici si scatenò una guerra, vinta dai primi. Gli argentini ottennero il controllo dell’arcipelago dopo la loro dichiarazione di indipendenza dagli spagnoli, e anche se inizialmente la Gran Bretagna sembrava aver accettato il dominio argentino sull’isola, nel 1833 volle riappropiarsene. Il controllo britannico dell’arcipelago venne mantenuto per circa un secolo e mezzo fino alla guerra delle Falkland del 1982. 

L’Argentina dal 1976 veniva guidata da una dittatura militare che non aveva molto sostegno popolare. Giocando sul sentimento nazionalistico degli argentini, nel 1982 il presidente argentino Leopoldo Galtieri tentò di riottenere un po’ di consenso attraverso quella che doveva essere un conflitto facile e di breve durata, ovvero la riconquista dell’arcipelago. Nonostante l’effetto a sorpresa, la risposta dell’Inghilterra guidata da Margaret Tatcher non fu delicata: con un attacco navale e pesanti combattimenti durati circa due mesi, l’isola ritornò al controllo del Regno Unito. 

A parte lo status di cittadini britannici ottenuto dagli abitanti delle isole, il conflitto delle Falkland non ebbe risvolti positivi: il Regno Unito ha successivamente rafforzato la sua presenza militare, mentre l’Argentina continua a reclamarne il diritto di sovranità. 

L’impatto della Brexit

Un evento che ha portato di nuovo sotto i riflettori i negoziati tra argentini e britannici per la sovranità delle Falkland è stato il referendum sulla Brexit, ovvero l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. Il referendum è passato con il sì, e ne sono conseguiti numerosi negoziati per accordare la fine dell’adesione del Regno Unito all’Unione. Ovviamente, tra i lunghi negoziati i principali accordi sono stati per lo più commerciali, che però hanno visto l’esclusione di alcuni territori d’oltremare, come le isole Falkland. A causa di ciò, le Falkland non beneficieranno delle intese commerciali post-Brexit e questo potrebbe significare l’introduzione di alti dazi doganali. Oltre all’esclusione dagli accordi, agli abitanti delle Falkland è stato anche negato il diritto di poter votare al referendum del 2016, nonostante abbiano lo status di cittadini britannici. Questo fatto rappresenta un problema di grosse dimensioni per l’economia dell’isola che per il 90% si basa sull’esportazione della pesca verso l’Unione Europea. 

Da parte sua, l’Europa si è aperta al dialogo con il governo locale delle Falkland, considerando le problematiche che sono emerse ma mantenendo comunque il rispetto della sovranità del Regno Unito sulle isole. La mancata considerazione del Regno Unito nei confronti delle Falkland, sia per quanto riguarada il referendum che gli accordi commerciali, ha portato però l’entusiasmo degli argentini, in quanto questa esclusione è vista a loro favore per la ripresa dei negoziati. Infatti, quello che spera l’Argentina non è di reclamare il diritto sulle isole Malvinas, ma di poter almeno dialogare con gli inglesi. Alcuni Paesi europei, come Italia, Portogallo e Svezia sono favorevoli alle richieste argentine, e Francia e Germania con una mozione delle Nazioni Unite, avevano votato per portare il Regno Unito a rispondere. 

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