L’INSTABILITÀ POLITICA IN GEORGIA

La Georgia si trova ad affrontare una delle crisi politiche più gravi della sua storia, con un parlamento bloccato, un premier dimissionario e, il principale leader dell’opposizione in carcere.

Ciò che ha fatto traboccare la goccia dal vaso è stato l’arresto del leader dell’opposizione Nikanor Melia, trascinato fuori dalla sede del partito di cui è segretario, Movimento Nazionale Unito, a causa di una condanna per essere ritenuto responsabile delle violenze durante le manifestazioni svolte a Giugno 2019, e di cui Melia, ha rifiutato di pagare la maggiorazione della cauzione, facendo scattare l’arresto, dopo il via libera del parlamento, essendo, formalmente un parlamentare eletto durante le discusse elezioni di Ottobre.

Con lui sono stati arrestati diversi manifestanti che si trovavano davanti alla sede del partito. A complicare la situazione ci pensano le elezioni dello scorso ottobre, che hanno visto l’opposizione avanzare accuse di brogli elettorali e che hanno deciso di non entrare in parlamento in segno di protesta. Nonostante, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa abbia definito le elezioni pulite e con il rispetto delle libertà fondamentali, anche se diversi osservatori internazionali hanno affermato di aver rilevato diverse irregolarità.

Ciò di certo non giova ad una atmosfera politica che in Georgia era già particolarmente tesa, con una forte polarizzazione del parlamento, che vede, il partito “Sogno Georgiano”, attualmente in maggioranza, avere il 48% dei seggi contro il 27% del principale partito d’opposizione: “Movimento Nazionale Unito”. Grazie alla legge elettorale di giugno sono entrati in parlamento numerosi partiti di piccole dimensioni, per via dell’abbassamento della soglia di sbarramento dal 5 all’1%, contribuendo ad un maggiore multipartitismo nel paese.

A poche ore dall’arresto sono arrivate le dimissioni a sorpresa del primo ministro Giorgi Gakharia, per non essere riuscito a mettere d’accordo il partito sull’arresto di Melia, definendolo un errore che non aiuta a superare l’empasse politica in cui si trova il paese. Sulla scia delle dimissioni di Gakharia, l’opposizione ha chiesto nuove elezioni dando il via a nuove proteste per il rilascio del leader.

Poco dopo sono arrivate le dichiarazioni degli alleati occidentali della Georgia che si sono detti particolarmente preoccupati per il susseguirsi degli eventi. Tutto ciò avviene durante un contesto non particolarmente favorevole a crisi politiche: la pandemia, la crisi economica e i rapporti con la Russia sempre più tesi per via dell’indipendenza dell’Abcasia ed Ossezia del sud, sostenute dalla Russia, a seguito della guerra del 2008.

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