LIBERATA LOUJAIN AL-HATHLOUL. DIRITTI UMANI AL CENTRO DELLA RELAZIONE USA-ARABIA SAUDITA

La liberazione dell’attivista saudita Loujain al-Hathloul segna l’inizio di una diversa relazione USA-Arabia Saudita, dove i diritti umani assumono una nuova centralità. 

Il caso Al-Hathloul

Il 10 febbraio è arrivata la notizia della liberazione di Loujain al-Hathloulattivista per i diritti umani, dopo 1001 giorni di prigionia. Al-Hathloul è divenuta nota a livello mondiale per la sua campagna contro il divieto di guida per le donne e il sistema di guardianship vigente nel suo paese, l’Arabia Saudita. Tradizionalmente, il ruolo di guardian, o tutore, della donna è ricoperto dal padre fino al momento del matrimonio. Dopo il matrimonio questo ruolo passa al marito o in particolari circostanze ad un altro membro maschio della famiglia. La donna deve chiedere e ottenere il permesso del tutor per una serie di decisioni che riguardano la sua vita, su questioni che spaziano da lavoro, richiesta di documenti, possibilità di viaggiare. L’Arabia Saudita si colloca attualmente al 146° posto su 153 paesi inclusi nell’indice Global Gender Gap 2020 realizzato dal World Economic Forum, indice che valuta i paesi in base ai loro progressi in materia di parità di genere. 

Già nel 2014, Al-Hathloul era stata detenuta per più di due mesi per aver guidato e pubblicato un video che riprendeva l’azione. L’attivista è stata arrestata nel maggio del 2018 e condannata nel dicembre del 2020 a cinque anni e otto mesi di prigionia in base alla legge antiterrorismo con l’accusa di agitazione, perseguimento di interessi stranieri e uso delle piattaforme social per danneggiare l’ordine pubblico. La legge ha una struttura vaga in quanto definisce il terrorismo in modo estremamente ampio, indicandolo come qualsiasi azione che, direttamente o indirettamente, intenda disturbare l’ordine pubblico, la sicurezza dello stato o insultare la reputazione di quest’ultimo. La legge lascia quindi effettivamente spazio per criminalizzare i diritti di espressione, assemblea e associazione pacifica, prendendo di mira difensori dei diritti umani, giornalisti, blogger e dissidenti pacifici in nome della lotta al terrorismo, come nel caso di Al-Hathloul.

Queste accuse sono state definite da Human Rights Watch un “travestimento della giustizia” e Elizabeth Broderick, attuale presidente del gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla discriminazione contro le donne e le ragazze, ha inoltre ricordato il dovere dell’Arabia Saudita di garantire la protezione dei diritti fondamentali per i suoi cittadini, evidenziando come sia contraddittorio approvare emendamenti che riformino una legislazione oppressiva, violante i diritti delle donne, ma continuare a violare gli stessi nella pratica. 

Precisamente, poco dopo che Al-Hathloul è stata arrestata, l’Arabia Saudita ha deciso di revocare il divieto per le donne di guidare, segnando una svolta sicuramente positiva per la società saudita ma, come ha sottolineato per prima la sorella Lina al-Hathloul, Loujain Al-Hathloul non è comunque libera. Resta inteso che i termini della libertà vigilata di Al-Hathloul le impediscono di parlare senza vincoli della sua prigionia, periodo durante il quale l’attivista ha subito torture e trattamenti degradantidocumentati fin dai primi mesi della detenzione da Amnesty International. Inoltre, le condizioni del rilascio prevedono il divieto per Al-Hathloul di lasciare il paese e severe misure di restrizione sono state imposte anche ai membri della sua famiglia, rendendo evidente come la liberazione di Al-Hathloul sia tale solo entro certi limiti. 

Amministrazione Biden: diritti umani sotto i riflettori 

La sorella di Al-Hathloul ha inoltre espresso gratitudine nei confronti di Biden, sostenendo una chiara correlazione tra il suo arrivo alla Casa Bianca e il rilascio di Al-Hathloul. Il presidente americano si è infatti espresso a favore di un’agenda che metta al primo posto diritti umani e principi democratici e ha dichiarato la volontà di adottare un nuovo approccio, meno intransigente, nei confronti delle monarchie del Golfo. Biden si è posto l’obiettivo di rivalutare le relazioni tra USA e Arabia Saudita con una particolare attenzione verso i diritti umani, a differenza del suo predecessore Donald Trump, che non aveva mostrato alcun interesse per le controversie sui diritti umani nel Regno saudita e aveva anzi scelto proprio Riyadh come primo viaggio all’estero da presidente. 

L’Arabia Saudita è nel mirino della comunità internazionale per la mancata applicazione delle norme in materia di diritti umani dall’omicidio del giornalista saudita Jamal Khashoggi, avvenuto nel 2018. L’indagine sull’omicidio condotta dal gruppo delle Nazioni Unite per le esecuzioni extragiudiziali ha stabilito che Khashoggi è stato ucciso da una squadra saudita in quello che è stato definito dalla Relatrice speciale Agnès Callamard come un omicidio extragiudizialepremeditato e sanzionato dallo stato.

Una rinnovata relazione Washington-Riyadh condizionata dalla questione dei diritti umani nel Regno saudita

È in questo contesto che le dichiarazioni di Biden in materia di diritti umani hanno giocato un ruolo importante. La liberazione di Al-Hathloul ha un impatto limitato sulla condizione dei diritti umani in Arabia Saudita, considerando le varie limitazioni che sono state imposte al suo rilascio. Questo fa intuire che la decisione è stata pensata per suscitare una buona volontà da parte dell’amministrazione Biden verso il Regno saudita, piuttosto che una vera e propria svolta in materia di diritti umani. 

Di fatto, la necessità per l’Arabia Saudita di andare in contro alla nuova amministrazione può essere spiegata dalla percezione di un allontanamento di Washington da Riyadh. Oltre alle dichiarazioni di Biden sopracitate, una delle prime decisioni adottate in materia di politica estera dalla Casa Bianca è stata quella di sospendere la vendita di armi agli stati coinvolti nella guerra Yemenita, tra cui l’Arabia Saudita. Questa scelta scrive un punto di svolta per la peggiore crisi umanitaria del mondo, ma rappresenta anche un capovolgimento importante dell’agenda dell’ex presidente Trump. Trump ha sempre cercato di mantenere un partenariato pieno con l’Arabia Saudita, rifiutandosi di criticare il regime per i bombardamenti indiscriminati in Yemen e rifiutandosi di interrompere la vendita di armi ai sauditi. 

Inoltre, l’amministrazione Biden ha deciso di revocare il ripristino delle sanzioni contro l’Iran voluto da Trump, decisione che potrebbe aiutare Washington a tornare all’accordo Jcpoa del 2015 e riaprire un dialogo con l’Iran.  

Tuttavia, l’Arabia Saudita rimane un partner strategico per Washington nella lotta contro il terrorismo e per controllare l’influenza dell’Iran nella regione del Medio Oriente. Se da una parte Washington sembra quindi allontanarsi, dall’altra Biden ha affermato che gli Stati Uniti continueranno a fornire supporto difensivoall’Arabia Saudita contro gli attacchi missilistici e di droni da parte delle forze appoggiate dall’Iran, decisione che è stata accolta positivamente dal Regno saudita. 

Il nuovo indirizzo dell’agenda Biden segna un cambiamento nelle relazioni USA-Arabia Saudita. Nonostante questo, la cooperazione continuerà, in parte condizionata dal miglioramento, o peggioramento, della situazione dei diritti umani in Arabia Saudita. Fino a che punto i diritti umani saranno centrali in questa cooperazione dipenderà dai fini che verranno resi prioritari da Washington e Riyadh come frutto della loro relazione e da come Washington porterà avanti la sua nuova agenda. 

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