LIBANO E QATAR: QUALE IL RUOLO DI DOHA NELLA CRISI LIBANESE?

La crisi politico-istituzionale libanese fornisce al Qatar l’ennesima occasione per proseguire la propria lotta alla leadership regionale.

Il Libano affronta da più di un anno una crisi politico-istituzionale, economica e sociale senza precedenti. Iniziata ad ottobre 2019 con manifestazioni popolari per esprimere un malcontento legato per lo più a problematiche di carattere socioeconomico, ha ben presto acquisito toni politici. Tuttavia, le speranze della popolazione sono costantemente disattese. Le proteste del 2019 hanno, infatti, comportato le dimissioni del Presidente del Consiglio dei ministri Saad Hariri ma, dopo un tragicomico susseguirsi di eventi, è proprio quest’ultimo, a distanza di dodici mesi dall’inizio delle manifestazioni, ad essere stato nuovamente eletto per ricoprire tale incarico. La situazione è, in ogni caso, in stallo: Hariri fatica a formare un nuovo governo.

È in questo contesto che si inserisce il QatarGiovedì 18 febbraio il Ministro per gli Affari Esteri e vice Premier qatariota, Mohammed bin Abdurrahman Al-Thani, ha incontrato a Beirut il proprio corrispettivo libanese, Saad Hariri appunto, manifestando il proprio supporto per l’implementazione di progetti di ricostruzione nel Paese a patto che un nuovo governo sia formato.

Il ruolo qatariota nella scena politica libanese non è nuovo. A tal proposito, si ricordi il Doha Agreement del 2008 con il quale si riuscì a porre fine a una crisi politica dalla durata di circa 18 mesi; o, ancora, al supporto finanziario ed economico fornito nel gennaio 2019 tramite l’acquisto di obbligazioni libanesi, pari ad un ammontare di 500 milioni di dollari, con l’obiettivo di favorire la ripresa economica del Paese. 

L’azione qatariota in riferimento all’attuale crisi libanese è perfettamente in linea con la necessità di garantire il “consolidamento della pace internazionale”, principio guida delle azioni di politica estera del Paese affermato dall’Art.7 della sua Costituzione. Seppure l’articolo in questione fa esplicito riferimento alla necessità di promuovere la risoluzione delle dispute internazionali tramite mezzi pacifici – ed è questo ciò che ha fatto da cardine alle innumerevoli operazioni di mediazione svolte dal Qatar – ciò che si vuole mettere in evidenza è, tuttavia, il “dovere morale, culturale e religioso” nel garantire stabilità nella regione MENA e non che si desume sia alla base delle scelte di politica estera di Doha.

Tuttavia, si tratta pur sempre di scelte politiche che, favorite dalla stabilità interna e finanziaria del Paese, rispondo ad obiettivi ben precisi. In particolare, è semplice inserire le mosse del governo qatariota in riferimento alla situazione libanese nel quadro di una strategia di “state branding” volta a rafforzare il soft power del Paese e la sua influenza nella regione

Pertanto, ciò, assieme al ruolo da mediatore assunto da Doha nel tentativo di risolvere le controversie esistenti nella regione Medio Orientale – ultima tra tutte la disputa tra Usa e Iran riguardo il JCPOA – dimostrano che il Qatar non ha intenzione di abbandonare la corsa alla leadership regionale. Importante sottolineare, inoltre, che la neutralità del Paese e il soft power che già detiene – rappresentato dal suo attivismo diplomatico e dalla sua capacità mediatica – hanno consentito al Qatar di assicurarsi una posizione di rilievo nella comunità internazionale.

Martina Brunelli

Ciao a tutti, sono Martina Brunelli, laureata in Mediazione linguistica e culturale e attualmente laureanda in Relazioni e istituzioni dell’Asia e dell’Africa presso l’università degli studi di Napoli “L’Orientale”. Sono fluente in quattro lingue e la mia voglia di migliorarmi mi ha portata ad approfondire i miei studi a Siviglia (Spagna) e Rabat (Marocco). La mia collaborazione con lo IARI è iniziata ad ottobre 2019 spinta dal desiderio di mettermi alla prova e di comprendere al meglio l’ambiente socio-politico mutevole e dinamico della regione del Medio Oriente e Nord Africa, la macro-area di cui mi occupo nelle mie analisi per lo IARI. Scrivere per questo giovane think tank mi dà la possibilità di coadiuvare i miei interessi per le relazioni internazionali e gli equilibri geopolitici dell’area MENA al mio desiderio di crescita professionale. Mi permette, inoltre, di confrontarmi con un ambiente giovanile ma allo stesso tempo stimolante.

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