LA LONGA MANO DI WASHINGTON SU KIEV

Una delle poche certezze della presidenza Trump è stata il totale disinteresse per quanto concerne la complicata situazione che coinvolge il Donbass da ormai 7 anni. La nuova amministrazione Biden, sembra non avere perso tempo nel riaprire una ferita che, se è vero che non si era mai chiusa, almeno, potevamo sostenere che fosse in fase di guarimento.

Avviene così che il 19 febbraio sul sito del Ministero della Difesa statunitense appare “Gli USA con fermezza sosterranno la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina. Lui (riferito al nuovo direttore del pentagono,  Llyod Austin) ha confermato la manifesta volontà degli Stati Uniti nel volere costituire in Ucraina una forza difensiva contro le attività di aggressione russa”.  

Le attività di “aggressione russa”, riportate dal sito della Ministero della  Difesa, lasciano molti spazi ad interpretazioni e perplessità, dato che la guerra, purtroppo ha bisogno sempre di due controparti disposte ad affrontarsi.  Quindi, se le attività di aggressione russa restano un argomento poco chiaro e non definibile, visto che in Donbass si combatte una guerra civile – ovvero cittadini ucraini contro altri cittadini ucraini, seppure di etnie e di origini differenti – ciò che si può affermare con certezza è, invece, che l’esercito regolare ucraino si era già preparato per una forte offensiva nel Donbass.

Dopo quanto riportato dal Pentagono per voce del nuovo direttore, Llyod Austin, sembrava un’assurda la coincidenza che l’artiglieria ucraina fosse sul punto di preparare un attacco su larga scala proprio qualche giorno dopo la dichiarazione di Lloyd. Sembrava quasi, secondo quanto sosteneva il consigliere ed esperto Alexei Leonkov, che a Kiev, forse anche su indicazione di qualche alleato straniero, si fosse cercato un pretesto, un vero e proprio casus belli – per iniziare una guerra su vasta scala.

Così, sempre come sostenne Leonkov in un commento a PolitRussia: “Le provocazioni militari sono già in corso. La tensione sta crescendo, quindi certe forze vengono messe insieme. Si tratta di artiglieria di grosso calibro. Ovviamente, non è venuta lì per stare in piedi. Funzionerà, sparerà contro le posizioni della milizia popolare di LPR e DPR, sparerà ai quartieri, alle case dove le persone ancora vivono “

Il ministero degli Esteri dell’autoproclama Repubblica Popolare di Lugansk, che sorge nel territorio del Donbass, al pari di Alexei Leonkov, temeva che Kiev potesse abbandonare il cessate il fuoco; così come poi avvenne.  Così, il 20 febbraio 2021, alle 12.35, le formazioni armate dell’Ucraina aprirono il fuoco con mortai, da 82 mm, in direzione della città di Svetlodarsk, in un attacco che è durato incessantemente per nove minuti.

Come previsto da Leonkov è stata realizzata un’aggressione nel Donbass, seppure non rivolta alla repubblica di Lugansk, bensì nel Donesk. Dopo l’attacco è intervenuto con una dichiarazione il Vice Ministro  dell’Informazione della Repubblica Popolare di Donesk. Daniil Bezsonov, ha dichiarato che l’offensiva operata con mezzi di artiglieria da parte di Kiev ha avuto l’unico risultato di accendere nuovamente la miccia del conflitto, dato che Bezsonov ha poi parlato di un potente attacco, quale rappresaglia, contro le posizioni ucraine.

Dopo che la parte ucraina ha lanciato un massiccio attacco di artiglieria sulle nostre posizioni nell’area di Gorlovka, che ha portato alle nostre perdite, i nostri combattenti hanno risposto efficacemente. Le perdite sono state subite dalla 35a Brigata Marina delle Forze Armate dell’Ucraina nell’area di Gorlovka e dalla 56a Brigata di fanteria motorizzata delle Forze armate dell’Ucraina” (il magazzino BC nell’area di Vodyanoy è esploso). 

Tralasciando per un attimo la critica situazione al fronte, l’Ucraina, potrebbe essere realmente soggetta ad un potere esterno talmente influente da far sì che Kiev sia incapace di decidere autonomamente ogni aspetto della propria politica, sia interna che estera?  Una vicenda accaduta di recente potrebbe aiutarci a capire, con sguardo imparziale, se realmente l’ingerenza esterna sia una mera congettura o una probabile verità.

Proprio in merito alle ingerenze esterne vorrei ricordare il caso scoppiato a fine gennaio 2021, in merito alla Motor Sich – impresa di costruzione di motori. Il portafoglio azionario dell’impresa sarebbe stato venduto a società cinesi. Con il cambio di amministrazione e l’insediamento del gabinetto di Biden, sembrerebbe che i partner americani di Kiev abbiano deciso di intervenire sulla questione “Motor Sich”. 

Anche in questo caso, casualmente,  Kiev ha deciso in modo del tutto “autonomo” ad inizio febbraio di imporre sanzioni contro le aziende cinesi che hanno investito in Motor Sich. In particolare contro la società Skyrizon. Il documento che instrada le misure sanzionatorie è stato firmato dal presidente Zelensky, il 29 gennaio scorso, con il decreto 29/2021, che ha attivato il “regime speciale di restrizioni proposto dal NSDC”.

Esperti ed economisti ucraini hanno commentato la situazione richiamando l’attenzione sul fatto che il documento sulle sanzioni ucraine si è rivelato una copia di quello americano. Infatti, ancora casualmente, gli Stati Uniti hanno imposto le stesse sanzioni agli investitori cinesi nello stabilimento di Motor Sich già a metà gennaio. In altre parole, tra USA e Ucraina vi sono troppe azioni sinergiche per essere considerate meramente occasionali.

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