RDC: UN PAESE IN GUERRA DALL’INDIPENDENZA

L’attacco al convoglio in cui hanno perso la vita l’Ambasciatore italiano Attanasio e il carabiniere Iacovacci è l’ennesima testimonianza dell’instabilità della regione.

Il 22 febbraio 2021 viene annunciata la morte dell’Ambasciatore italiano in Congo Luca Attanasio e del carabiniere Vittorio Iacovacci a seguito di un attacco al convoglio MONUSCO, vale a dire della missione ONU per il Congo, sul quale erano a bordo. L’attacco è avvenuto nel territorio di Nyiragongo, a 15km di distanza dalla città di Goma e nel parco del Virunga e, come riportato dai ranger del parco, l’intenzione dei ribelli era quella di rapire il personale ONU.

Con MONUSCO si intende la Missione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per la Stabilizzazione nella repubblica democratica del Congo. Istituita nel 2010, prende il posto della MONUC, più o meno analoga missione istituita già nel 1999.

L’indipendenza e le guerre in Congo

La situazione politica del Congo belga è risultata instabile fin dall’indipendenza e pone le sue radici sia nel regime coloniale precedente, sia nelle insoddisfazioni generate dall’indipendenza in alcuni gruppi della popolazione e sia nella presenza di numerose etnie sul territorio. Analogamente al caso del Rwanda, il regime coloniale adottò un sistema di controllo del territorio basato sull’affidamento di mansioni diverse a etnie diverse, in relazione a caratteristiche fisiche delle singole etnie correlate a specifiche capacità intellettuali. Questo sistema ha inevitabilmente generato profonde divisioni all’interno della società, che si sono trasformate in guerre civili in più di un’occasione.

Il Congo ottenne l’indipendenza dal Belgio il 30 Giugno 1960. Tuttavia, la presenza militare dei colonizzatori è rimasta sul territorio. Inoltre, il Belgio ha appoggiato Ciombe che guidava il movimento secessionista del Katanga, regione che, per fortuna o sfortuna del Paese, è caratterizzata da ricchissimi giacimenti minerari. Nonostante le Nazioni Unite ribadissero l’integrità regionale, l’instabilità del Paese portò Lumumba ad allontanarsi dall’Occidente e a rivolgersi all’Unione Sovietica. Si aggiunse, in questo contesto, il timore a livello internazionale che l’URSS attirasse a sé un altro Paese satellite, per lo più estremamente ricco di risorse. Nel 1965 Lumumba venne assassinato e, con un colpo di stato, il generale Mubutu prese il potere. Oggi è risaputo il ruolo che la CIA ebbe nell’assassinio di Lumuba, finanziandone gli oppositori e fornendo armi a Mubutu.

Questo fattore non è semplicemente un avvenimento che si inserisce in un susseguirsi di fatti che definiscono l’instabilità della regione, ma è la prova concreta di come il contesto internazionale ifluisca sulla politica interna di un Paese, soprattutto se il Paese in questione dipende economicamente dagli Stati più importanti del panorama geopolitico.

La situazione politica del Congo non migliorò: fino al 1996 Mubutu instaurò un regime dittatoriale, sostituito dall’elezione di Kabila padre a seguito della prima guerra del Congo. Nel 1998 scoppiò la seconda guerra del Congo, anche detta guerra mondiale africana, che coinvolse 25 gruppi armati e 8 nazioni africane, ma era di fatto una guerra civile, durante la quale Kabila figlio succedette al padre. Le dinamiche politiche e di guerriglia della regione sono numerose e particolarmente intricate, per questa ragione è preferibile tralasciarle e fornire semplicemente alcune basi.

Analisi dei fatttori dell’instabilità regionale 

È interessante però mettere in risalto alcuni fattori che concorrono a creare la situazione di instabilità e che sono le cuase della condizione di guerriglia.

Innanzitutto, come precedentemente anticipato, la regione è estremamente ricca di risorse minerarie. Il Congo è tristemente famoso per i diamanti insanguinati, la cui estrazione si macchia dello sfruttamento di bambini nelle miniere e di multinazionali straniere che sfruttano la popolazione locale grazie alla mancanza di sindacati, ai salari bassi, alla condizione economica del paese disastrosa e che favorisce lo sfruttamento e che dichiarano, nella maggior parte dei casi, di essere all’oscuro della provenienza dei metalli preziosi. Joseph Kabila, in carica dal 2001 al 2019, era un Presidente filo occidentale, che intratteneva ottimi rapporti anche con la Cina, agendo con il solo scopo di mantenere il controllo delle risorse del Paese.

Nel 2015 ha tentato di modificare la costituzione per essere eletto per un terzo mandato. Le elezioni del 2017 sono state rimandate e tenutesi effettivamente nel 2019, perché Kabila dichiarò di poter procedere solo in seguito a una registrazione di tutti gli elettori e quindi di un censimento. Le elezioni del 2019 hanno portato al potere Tsichedeki, illudendo brevemente la popolazione che ci sarebbe stato un netto cambiamento della situazione. Purtroppo, l’elezione del nuovo Presidente si è dimostrata un patto firmato a tavolino con Kabila, a seguito di insurrezioni legate alle elezioni. Kabila, in cambio di una non contestazione delle elezioni, ha richiesto il mantenimento dello status quo, accordatogli. 

I Panama Papers hanno mostrato che la sorella gemella dell’ex Presidente è tra i clienti dello studio legale Mossak Fonseca. La società offshore si chiama Keratsu, contiene titoli di Vodaphone Congo, ed èstata registrata su un’Isoletta del Pacifico lo stesso anno in cui J. Kabila è salito al potere. È chiaro che non fosse possibile, per l’ex Presidente, rinunciare ai privilegi ottenuti. Il denaro derivante dalle risorse minerarie finanzia non solo il Governo, ma anche i gruppi armati sul territorio e le organizzazioni terroristiche internazionali, che traggono indubbiamente vantaggio dall’instabilità della regione. 

Legato a doppio filo al fattore “risorse minerarie” c’è inevitabilmente un sistema politico fortemente corrotto. Questi due fattori sposano l’interesse economico che le multinazionali occidentali hanno nel mantenere lo status quo a scapito della popolazione. È avvilente vedere come ci sia una perfetta unione tra panorama internazionale, politica interna del Congo e interessi economici nazionali, regionali e internazionali e che questa unione sia però basata sullo sfruttamento delle risorse a scapito del rispetto dei diritti umani. La guerra civile in Congo, mescolatasi alle guerre Nazionali, è tutt’ora in corso. Nel Giugno del 2020 l’ONU ha lanciato un nuovo appello perché cessino gli scontri e ha apertamente parlato di crimini contro l’umanità. 

Paraddossi in Congo 

La situazione presenta un duplice paradosso: il primo riguarda l’antitesi ideologica tra i Governi che appoggiano gli interessi delle multinazionali del proprio Paese nello sfruttamento delle risorse del Congo, non imponendosi in maniera netta e coordinata perché venga loro impedito di esportare ricchezze e non reinvestire i capitali nello sviluppo del territorio e, dall’altro lato, le missioni delle Nazioni Unite appoggiate dai Paesi membri volte a garantire l’instaurazione e il mantenimento della pace. Il secondo paradosso si basa sul fatto che più un Paese africano è ricco di materie prime, più la popolazione è povera. 

Il congo è il Paese più ricco di materie prime, ma la popolazione è tra le più povere al mondo. È sbagliato considerare il Paese nel suo insieme come vittima dello sfruttamento esterno, come è evidente i vari Presidenti hanno giocato un ruolo fondamentale nel perpetuare la condizione di subordinazione alla volontà straniera. Tuttavia, in questo caso, è entrato in gioco, oltre alla volontà del Governo di arricchirsi grazie allo sfruttamento delle risorse, uno sfortunato allineamento nel tempo e nello spazio degli interessi internazionali, di quelli nazionali e di quelli delle singole bande armate e organizzazioni terroristiche. I singoli interessi sono in conflitto tra loro per quanto riguarda chi debba arricchirsi, ma sono allineati nella modalità di sfruttamento delle miniere e di gestione politica del Paese. Nessuna forza in campo ha intenzione di guidare il Paese verso una piena democratizzazione, non definita esclusivamente da un finto multipartitismo, e che ponga le basi per lo sviluppo economico.

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