PINDUODUO E BYD: IL RILANCIO DELL’ECONOMIA CINESE?

Le aziende cinesi Pinduoduo e BYD hanno permesso alla Cina di entrare per la prima volta nella classifica del Financial Times come aziende in maggior crescita nel 2020. Saranno in grado di segnare in positivo le sorti del paese?

Pinduoduo e BYD, come recentemente indicato dalla piattaforma digitale Will Italia, sono riuscite a posizionarsi al quarto e quinto posto nella classifica delle aziende che hanno mostrato una crescita maggiore nell’anno 2020, l’anno che verrà ormai tristemente ricordato come l’anno della pandemia da Covid-19. La lista, stilata dal Financial Times, quest’anno vede ben tre aziende asiatiche raggiungere la “top five” delle compagnie con un maggior indice di crescita: insieme alle cinesi Pinduoduo e BYD, vediamo infatti la società informatica Sea Group con base a Singapore spiccare tra le grandi aziende statunitensi della Tesla e della ormai nota piattaforma Zoom.

Pinduoduo è una piattaforma di e-commerce, specializzata nella vendita di prodotti online, la quale ha saputo integrare in maniera geniale la sua funzione principale (la vendita di prodotti a basso costo) a quello che viene oggi definito il social commerce. In parole semplici, la piattaforma di acquisto permette ai propri utenti di risparmiare attraverso la modalità di “group buying” o acquisto di gruppo: i prodotti presentano un prezzo standard il quale può essere soggetto a sconti tramite la condivisione degli stessi da parte degli utenti nei propri social, i quali potranno poi acquistare un determinato prodotto “insieme” alle persone con le quali quest’ultimo è stato condiviso. Maggiore il numero di membri del gruppo di acquisto, maggiore lo sconto che viene concesso. Questa strategia ha portato l’azienda a quadruplicare il suo valore in borsarispetto all’anno precedente, presentando già nel periodo tra luglio e settembre 2020 un incremento delle proprie entrare pari all’89% rispetto al medesimo arco di tempo del 2019.

La BYD (Build Your Dreams) è invece un’azienda automobilistica con base a Shenzhen, nella provincia del Guangdong, attiva già dal 2003. Sostenuta a partire dal 2008 dal magnate e investitore americano Warren Buffet, ha per anni collaborato con aziende automobilistiche di fama mondiale tra cui la Toyota e il gruppo Daimler, comunemente conosciuto con il nome di Mercedes-Benz. Tuttavia, l’innovativa società cinese è riuscita solo nell’anno appena conclusosi a incrementare il suo valore in borsa del 333%, grazie probabilmente alla vendita delle sue moderne macchine elettriche capaci oggi di rivaleggiare con la nota Tesla di Elon Musk.

A seguito della pubblicazione della classifica del Financial Times, numerosi giornalisti, economisti e esperti del settore hanno iniziato a domandarsi come il paese epicentro della pandemia globale che ha portato numerose aziende e economie statali al collasso sia riuscito nell’impresa di portare due delle sue aziende principali tra le grandi imprese in crescita del nuovo anno. È interessante qui notare come la parola cinese che indica la crisi (危机, weiji) contenga in sé il carattere (机, ji) comunemente utilizzato per indicare un’opportunità. 

Il fatto che ogni crisi porti con sé anche un certo livello di opportunità è sicuramente confermato dal caso di Pinduoduo. Specialmente nell’ambito di una crisi sanitaria che ha letteralmente costretto le persone a rinchiudersi nelle proprie case, il settore informatico ha conosciuto in generale uno slancio senza precedenti. In Cina l’ambito telematico ha avuto modo di svilupparsi in diversi settori proprio grazie alla crisi generata dalla pandemia. In primo luogo, si è potuto vedere l’emergere di piattaforme mediche online come AliHealth e Tencent HealthCare, le quali si sono dimostrate estremamente utili nel contrasto alla diffusione del virus grazie alle loro app capaci di fornire diagnosi gratuite a tutti i cittadini. In secondo luogo, le misure restrittive attivate in diverse aree del territorio hanno dato indirettamente vita a ulteriori piattaforme innovative per quanto riguarda la didattica a distanza: tra queste spicca sicuramente DingTalk, app appartenente al gruppo Alibaba, che solo nei primi mesi del 2020 ha visto raggiungere un numero di installazioni pari a 1,1 miliardi.

Infine, una menzione speciale in questo ambito spetta anche all’intrattenimento online; a titolo di esempio basta citare il mondo dell’eSport: recentemente l’azienda cinese Invictus Gaming è riuscita a ottenere una partnership commerciale di alto livello con la tedesca ZEISS, leader nel campo dei sistemi ottici e optoelettronici, dando possibilmente il via a una serie di investimenti esteri estremamente lucrosi per la Repubblica Popolare Cinese (RPC).

Per quanto riguarda il caso BYD, la crisi ha permesso a Pechino di dar prova di forza e di coraggio in un settore che è stato parzialmente abbandonato da quelle che possiamo definire le economie occidentali. La Cina, nonostante lo stop temporaneo di alcuni settori dovuto alla pandemia, non ha mai abbandonato il proprio impegno nello sviluppo tecnologico specialmente in chiave “green”. Mentre il presidente allora in carica degli Stati Uniti appoggiava teorie quasi negazioniste nei confronti della questione ambientale e del cambiamento climatico, Xi Jinping ribadiva la propria volontà di ridurre le emissioni di CO2 di modo da raggiungere la cosiddetta neutralità carbonica entro il 2060. E per fare ciò, la Cina, sebbene ancora sostenga le proprie industrie principalmente tramite il carbone, ha cominciato a investire pesantemente nella realizzazione di prodotti di nuova generazione, prime fra tutte appunto le auto elettriche. La BYD in particolare è riuscita in questo caso a cogliere una doppia opportunità sia accrescendo il proprio mercato interno sia esportando all’estero, colmando così un vuoto del settore che si percepisce soprattutto per quanto riguarda il territorio europeo. A fine 2020 la BYD è infatti riuscita a approdare in Norvegia e con l’elezione di Joe Biden, quale nuovo presidente alla guida di Washington, non pare inopportuno pensare che la domanda di automobili elettriche possa conoscere un’impennata anche nel Nuovo Continente. 

Il successo delle aziende cinesi in quest’ultimo anno ha portato la comunità internazionale a riflettere su quali siano le motivazioni dietro tale successo e quali i possibili scenari futuri per un paese la cui economia pare quasi inarrestabile.

Se da un lato è vero che l’economia del Dragone è riuscita a mantenersi in crescita nel corso dello scorso anno, mentre le altre principali economie mondiali sono andate incontro a pesanti contrazioni, dall’altro pare quantomeno affrettato sbilanciarsi per quanto concerne le previsioni future. La Repubblica di Xi Jinping ha sicuramente conquistato una crescita pari al 2,3% del PIL grazie a misure efficaci contro la diffusione del virus e a importanti politiche statali capaci di sostenere le industrie manifatturiere e le catene produttive (a cui si aggiunge una domanda crescente di prodotti cinesi sul mercato globale), tuttavia si tratta comunque del tasso di crescita più basso toccato dalla Repubblica Popolare in 44 anni, cioè dal 1976 (termine della travagliata Rivoluzione Culturale); numerose sono inoltre le incognite e le sfide per questo nuovo anno.

Il calo costante dei consumi interni rappresenta di certo un elemento preoccupante, a cui nel caso cinese si aggiungono pesanti differenze regionali. Il debito statale appare ancora elevato e il recente risvegliarsi della pandemia in alcune aree a nord del paese rende la situazione ancora più instabile.

Ultimo ma non meno importante elemento di sfida è l’incessante scontro con Washington. Joe Biden non parrebbe infatti intenzionato a risanare in breve tempo il clima di tensione venutosi a creare con la potenza asiatica a seguito dell’operato del proprio predecessore. Se è infatti possibile aspettarsi una politica più moderata e diplomatica nei prossimi anni, la rivalità tecnologica fra i due paesi potrebbe invece accrescere, creando nuovi conflitti di natura economica. Allo scadere del proprio mandato, Trump aveva stabilito la rimozione di tre importanti aziende cinesi dal “listino di Wall Street”, proibendo a suddette industrie di continuare a ricevere investimenti da parte americana, in quanto tali aziende sarebbero controllate dall’esercito cinese. Tale mossa ha, per ovvie ragioni, suscitato numerose proteste da parte del governo di Pechino che accusa il proprio rivale economico di concorrenza sleale e di abuso dei criteri di sicurezza nazionale; tuttavia, tali accuse parrebbero al momento non aver suscitato un particolare interesse nella nuova amministrazione Biden. È perciò probabile, a detta di alcuni esperti, che il neoeletto presidente della Casa Bianca stia giocando d’astuzia, mantenendo una posizione critica nei confronti della RPC senza apparire troppo aggressivo ma sempre con l’obbiettivo ultimo di bloccare l’ascesa della Cina a nuova potenza egemone.

Dal quadro appena illustrato, è possibile sicuramente aspettarci un’economia cinese in costante crescita specie per quanto riguarda determinati settori, come quello tecnologico e digitale. Tuttavia, non bisogna scordare che nemmeno il Dragone è totalmente esente dalle problematiche emerse nel 2020, che ancora oggi rappresentano un pesante fardello sulle spalle di tutte le economie mondiali. Designare l’anno appena trascorso come la rampa di lancio che Pechino utilizzerà per conquistare definitamente il ruolo di potenza egemone globale, è pertanto quantomeno prematuro. Numerosi appaiono ancora gli ostacoli e le difficoltà da affrontare, non ci resta che attendere e osservare attentamente.

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