GLI STATI UNITI CORRONO VERSO LA RICOSTRUZIONE DELL’ALLEANZA ATLANTICA

Dopo il ritorno nell’Organizzazione Mondiale della Sanità e negli Accordo sul Clima di Parigi, gli Stati Uniti rilanciano sulla centralità dell’alleanza atlantica. Nell’ultima settima il Segretario della Difesa Lloyd Austin e la Vicepresidente Kamala Harris hanno compiuto importanti passi in questa direzione.

È ormai chiaro e risaputo che la nuova amministrazione statunitense sia fortemente intenzionata a ricostruire velocemente ed efficacemente la propria leadership nell’alleanza atlantica; ad un mese dall’insediamento della presidenza Biden, è già in corso il lavoro per il raggiungimento di tale obiettivo. Sia il Segretario di Stato alla difesa Lloyd Austin, che la Vicepresidente Kamala Harris, si sono recentemente fatti promotori della causa con i principali partner americani.

Il 17 febbraio il Segretario della difesa Lloyd Austin ha lanciato le nuove parole d’ordine del governo americano nel corso di una riunione con i Ministri della difesa dei Paesi NATO. Nel corso della prima riunione in cui l’ex generale ha parlato come voce dell’amministrazione Biden, sono stati trattati i temi della deterrenza, delle spese nazionali per la difesa, del presidio del territorio, della tutela della popolazione, dell’emersione di nuovi sistemi digitali d’impatto per l’ambito della difesa, del transatlantismo, dei rapporti con l’Unione Europea, della tenuta della Nato e della cogestione del progetto “NATO 2030” promossa dal Segretario generale Jens Stoltenberg. 

Nel corso del meeting Austin ha colto ogni occasione per riportare l’attenzione sul nuovo protagonismo che gli Stati Uniti intendono assumere nell’alleanza. La NATO, nelle parole del Segretario della Difesa, rappresenta sicurezza e stabilità per il pianeta, bandiera e simbolo di democrazia e libertà. La dimensione internazionale è stata descritta dal portavoce statunitense come uno spazio che rende particolarmente agevole l’emersione di nuove minacce: le ambiguità della potenza russa, l’irrefrenabile pandemia da COVID 19, la crescita esponenziale del colosso cinese e delle potenze asiatiche, i cambiamenti climatici e il terrorismo. 

Il Segretario di Stato ha poi incoraggiato gli alleati ad attenersi agli impegni contratti nel corso del vertice del Galles tenutosi nel 2014, in cui è stato assunto l’impegno di spendere il 2% del PIL di ogni Paese nell’ambito della difesa, con una quota, pari al 20% degli investimenti complessivi, destinata al percorso di modernizzazione degli apparati e dei sistemi difensivi. Dalle priorità elencate da Austin, su tutte il contrasto alle potenze russa e cinese, definite “concorrenti strategici”, si evince non solo il tentativo di tornare ad esercitare una guida da primus inter pares tra i Paesi NATO, ma anche una richiesta di aiuto: gli Stati Uniti non sono più la potenza di un tempo e mai come ora, per far fronte alle nuove sfide che gli si stagliano innanzi, necessitano del pieno supporto, economico e politico, dei partner atlantici. Inserire la Russia tra le principali minacce è stato sicuramente l’aspetto più inedito dell’incontro, soprattutto se paragonato agli ultimi 4 anni di vertici NATO, in cui la Russia non è mai stata presentata, da parte dell’amministrazione Trump, come antitetica alla potenza statunitense.

Quello con l’Unione Europea è il rapporto su cui più di tutti dovrà investire la presidenza Biden. I rapporti tra UE e Stati Uniti avevano raggiunto i minimi storici sotto la presidenza Trump e non sarà scontato ripristinare il legame di fiducia e solidarietà di un tempo. La strada è complessa ma non impossibile da percorrere, e proprio in quest’ottica si è sviluppata l’interlocuzione tra la Vicepresidente americana Kamala Harris e il Presidente francese Emmanuel Macron, incentratasi sul rafforzamento dell’alleanza atlantica, a partire dalla ripresa di forti legami bilaterali tra USA e Francia, descritti come indispensabili per la gestione globale della pandemia e nella lotta ai cambiamenti climatici.

Rispetto alle priorità elencate dal Segretario Austin nel corso del vertice NATO, la Harris ha voluto ribadire all’alleato europeo anche l’impegno di Washington nelle crisi di cui è protagonista il continente africano e il Medio Oriente, sfide contendibile solo se affrontate in cooperazione. In ultimo Macron è stato lodato dalla Vicepresidente per il grande contributo messo in campo dalla Francia al NASA’s Mars 2020 Perseverance rover e per il suo ruolo attivo nel contrasto alle disuguaglianze di genere. Dopo la chiamata con il canadese Trudeau, la Harris è subito tornata ad interloquire su temi di rilievo con un alleato storico. È già chiaro dal primo mese di attività del nuovo governo, che la Vicepresidente assumerà ruoli significativi anche sul versante della politica estera, mettendo in campo un protagonismo già evidente dalle prime ore dalla nuova presidenza statunitense. Potremmo forse essere davanti a delle mosse che guardano già al 2024 per l’ex senatrice californiana.

Costanza Spera

Costanza Spera, classe 1994, nata e cresciuta a Perugia. Laureata magistrale con lode in Relazioni Internazionali all’Università degli Studi di Perugia, ha presentato una tesi mirata all’evoluzione del concetto di sicurezza interna, dalla Linea Maginot all’US Patriot Act. Sin dalla laurea triennale, conseguita anch’essa con lode a Perugia, nutre un profondo interesse per la politica statunitense.
Ha svolto un Master presso la SIOI di Roma in “Protezione strategica del Sistema Paese, Cyber Intelligence, Big Data e Sicurezza delle Infrastrutture Critiche”, per il quale ha realizzato una tesi sull’evoluzione del terrorismo suprematista bianco e di estrema destra grazie ad un’analisi di Open Source Intelligence. Svolge, da gennaio 2021, un tirocinio presso la CONFITARMA di Roma.
Ha un diploma in programmazione informatica in linguaggio Python, si è occupata di cooperazione internazionale ed è da sempre attiva nel mondo dell’associazionismo, della politica e del teatro ed ha anche lavorato presso case circondariali umbre come tutor per gli studenti detenuti iscritti all’università.
Membro della redazione geopolitica IARI, scrive per l’area “USA e Canada”.

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