ALLARME TERRORISMO AD ERBIL, E GLI USA?

Il 15 Febbraio una serie di missili sono stati lanciati contro una base militare vicino all’aeroporto di Erbil, la capitale del Kurdistan Iracheno. La sede attaccata ospita le forze di coalizione internazionale guidate dagli USA che, dal 2005 ad oggi, aiutano a mantenere pacifici i rapporti tra lo Stato del Kurdistan e quello di Baghdad. I missili hanno ferito circa cinque persone, tra cui un militare USA, e ucciso un “contractor” civile, oltre a causare immensi danni alle strutture vicine. Erbil è considerata una delle città meno pericolose del Kurdistan; ma, sin da quando l’ex Presidente USA Trump aveva minacciato le milizie filoiraniane, le tensioni tra iracheni, curdi, americani da una parte, ed iraniani dall’altra, si sono intensificati. Questo studio ha lo scopo di analizzare le conseguenze di questo sanguinoso attacco e le possibili instabilità in cui potrebbe precipitare lo stato iracheno. 

Missili su Erbil

L’attacco missilistico è avvenuto nel tardo pomeriggio, causando una chiusura totale della città di Erbil e uno stato di emergenza immediato. A rivendicare l’attacco è stata una cellula terroristica sciita nota con il nome Sary Awliya al-Dam (“I guardiani delle brigate del sangue”) e conosciuta per le sue tendenze filoiraniane, ma mai per aver perpetrato un attacco così intenso. Secondo alcuni media, il gruppo Sary Awliya al-Dam è legato a Kataib Hezbollah e Hashad al Shabbi; quest’ultimo legato a numerosi attacchi contro molteplici basi militari e convogli internazionali, tra cui l’attentato missilistico che colpì una base militare USA nel Gennaio 2020. 

Come riporta l’Agenzia Italia (AGI), all’interno della nota di rivendicazione di Sary Awliya al-Dam si legge: “l’occupazione Usa non sarà al sicuro dai nostri attacchi da nessuna parte, nemmeno in Kurdistan, dove promettiamo di attaccare nuovamente”, che sottolinea chiaramente il loro dissenso nei confronti della presenza USA sul territorio iracheno. Le tensioni tra USA/Iraq/Kurdistan e le milizie filoiraniane, si sono intensificate alla fine del 2019, quando l’ex Presidente USA Trump minacciò la chiusura dell’ambasciata di Baghdad se i filoiraniani continuassero a colpire i convogli statunitensi e internazionali. In seguito a questa affermazione, il gruppo Hashad al Shabbi lanciò alcuni missili verso una base USA, senza causare feriti, ma mettendo alla prova le parole dell’allora presidente.

Non ci furono conseguenze militari a questo attacco, ma esso segnò l’inizio di numerose tensioni tra Iraq e Stati Uniti, dato che la presenza statunitense metteva a repentaglio la sicurezza di tutto il paese, e con l’Iran. Infine, nonostante la nota di rivendicazione, il portavoce del Ministro degli Esteri Iraniano, Saeed Khatibzadeh, ha dichiarato che “l’Iran ritiene che la stabilità e la sicurezza in Iraq siano questioni essenziali per i Paesi della regione ed esclude qualsiasi iniziativa che miri a danneggiare l’ordine e la calma nel Paese”, e come riporta La Repubblica, questa dichiarazione “non ha convinto quasi nessuno”.

La risposta USA

Il Neosegretario di Stato USA, Antony Blinken, ha immediatamente rilasciato un comunicato stampa ufficiale in seguito agli attentati, esprimendo indignazione (“We are outraged by today’s rocket attack in the Iraqi Kurdistan Region.”) e pronunciando le proprie condoglianze alle vittime e le loro famiglie, comunicando inolte il pieno supporto statunitense nel trovare i colpevoli. Poco dopo, è stata rilasciata una dichiarazione congiunta da parte degli USA, la Francia, la Germania, l’Italia ed il Regno Unito, aggiungendo che un attacco sugli Stati Uniti e sul personale facente parte della coalizione internazionale in Iraq non è tollerabile (“We are united in our view that attacks on U.S. and Coalition personnel and facilities will not be tolerated.”). Questi annunci hanno provocato una forte reazione sui media iracheni, dato il riferimento “Iraqi people” e non “Kurdish people”, essendo l’attacco avvenuto in Kurdistan; ma, nonostante questa contesa, il Presidente curdo Masrour Barzani ha rimarcato con un tweet l’importanza dei rapporti bilaterali con gli USA e il loro fondamentale aiuto nel trovare i colpevoli.  

Gli attacchi iraniani e filoiraniani in Iraq, e specialmente nel Kurdistan, hanno recentemente avuto un escalation notevole. Questo sia perché l’Iran considera il Kurdistan iracheno sede per numerosi curdi iraniani scappati dalle persecuzioni del regime, e sia perché, in coalizione con la Turchia, ha recentemente lanciato (il 10 Febbraio) l’operazione congiunta Claw Eagle II – che ha già causato la morte di numerosi civili. Questa campagna continua la precedente Claw Eagle I – Tiger, che a sua volta prese di mira le citta curde nel Qandil, Nineveh, Sinjar e Makhmur, nel 2019. In queste due occasioni, Claw Eagle I-Tiger e II, gli USA non hanno rilasciato alcuna comunicazione.

Possibili scenari

In seguito agli attacchi missilistici di Erbil, si teme l’inizio di una nuova instabilità geopolitica nella regione, ma specialmente in Iraq. Già in seguito alle minacce dell’ex Presidente Trump nel 2019/2020 ci furono numerose proteste davanti all’ambasciata USA, alcune delle quali violente, ma non vi furono problemi a lungo termine. Questa volta invece, l’instabilità bussa alle porte irachene, specialmente con l’avanzata turco-iraniana al confine, tanto che anche le Nazioni Unite hanno espresso la propria solidarietà alla popolazione curda. A tal proposito, importante è stata la risposta della rappresentante ONU in Iraq, Jeanine Hennis-Plasschaert, che ha rimarcato che questi attacchi sono una minaccia alla stabilità del paese e che l’unico modo in cui si può raggiungere una fine è con una forte, profonda e continua collaborazione tra Erbil e Baghdad, mettendo da parte i propri attriti per il bene dell’Iraq.

Come ha sottolineato Al-Jazeera, questi attacchi devono agire da campanello di allarme per il Kurdistan, che deve imparare ad agire indipendentemente dagli Stati Uniti; ma devono essere anche un importante svolta per la nuova amministrazione Biden, che deve mettere insieme una politica estera specifica per l’Iraq, tenendo conto del Kurdistan. Anche il New York Times ha rimarcato che il ruolo USA in Iraq è ormai “per sempre”, ma per cambiare un possibile drastico scenario di nuove instabilità, la Casa Bianca deve agire nell’immediato. Indubbiamente, i rapporti tra USA-Iran e USA-Iraq/Kurdistan sono migliorati e peggiorati negli anni, ma il ruolo statunitense nella regione è ormai sopravalutata dall’Occidente ed i recenti attacchi su Erbil ne sono la prova. Il ruolo USA è ormai tanto costante quanto non-voluto e, a meno che il neoeletto Presidente Biden riesca a rimediare agli errori del suo predecessore, l’Iraq potrebbe nuovamente soffrire da numerosi attacchi terroristici. 

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