RAPPORTI UCRAINA-STATI UNITI: QUESITI E PROSPETTIVE

I primi rapporti Ucraina-Usa 

“Le relazioni diplomatiche tra Stati Uniti e Ucraina hanno avuto inizio nel 1991, in seguito alla dichiarata indipendenza di quest’ultima dall’Unione Sovietica. Gli Stati Uniti attribuiscono grande importanza al successo dell’Ucraina come stato libero e democratico con una fiorente economia di mercato. La politica degli Stati Uniti è incentrata sul sostegno dell’Ucraina di fronte alla continua aggressione russa, portando avanti le riforme per rafforzare le istituzioni democratiche, combattere la corruzione e promuovere le condizioni per la crescita e la concorrenza economica. Gli Stati Uniti non riconoscono e non riconosceranno mai il tentativo di annessione della Crimea da parte della Russia e continuano a lavorare con i paesi partner per cercare una soluzione diplomatica al conflitto istigato dalla Russia nell’Ucraina orientale.”

Questo è parte di quanto è possibile leggere sul sito del Dipartimento di Stato statunitense in relazione ai rapporti bilaterali Usa-Ucraina. Ma quali siano le implicazioni della nuova presidenza democratica nei rapporti tra i due paesi, è un tema da approfondire, soprattutto se si prende in considerazione l’incidenza che i rapporti con lo stato est-europeo possono avere nel gioco di potere ancora in atto tra Russia e Stati Uniti. 

La situazione del Donbas

Nel dicembre 2020, alle porte dell’insediamento del presidente statunitense Joe Biden, il presidente Ucraino Volodymyr Zelensky riferiva alla stampa statunitense il suo sostegno e il benvenuto al nuovo presidente, sottolineando come quest’ultimo possa vantare una conoscenza più approfondita del paese est-europeo rispetto al suo predecessore e come, difatti, questo costituisca un punto nevralgico del rafforzamento delle relazioni Ucraina-Stati Uniti. Il legame tra i due paesi non solo potrebbe aiutare Zelensky a porre un freno alla situazione in atto a Donbas, ma anche a mettere un punto a qualsiasi forma di occupazione del territorio ucraino. La regione del Donbas, situata nell’area orientale dell’Ucraina, rappresenta uno dei contenziosi ancora aperti tra Ucraina e Russia. Iniziato nel 2014, il conflitto per il possesso e la sovranità sul territorio non ha ancora visto la fine, dal momento che le due repubbliche- quelle popolari di Donec’k e Luhans’k- proclamatesi unilateralmente indipendenti il 6 aprile 2014, non sarebbero state riconosciute tali dalle comunità internazionali occidentali e dallo stato ucraino. Ad oggi il paese ne rivendica ancora la sovranità e considera queste entità come organizzazioni terroristiche createsi a causa dell’intervento e la forte ingerenza russa in Ucraina. 

L’impatto della presidenza Biden

L’importanza di un rapporto di cooperazione tra gli Stati Uniti e l’Ucraina potrebbe risultare, quindi, nello sblocco della situazione nell’area Donbas, ormai in stallo da anni. Tuttavia è difficile che ciò avvenga senza che l’Ucraina si renda disponibile ad un cambiamento in meglio delle proprie istituzioni. Cambiamento a lungo esortato dalle potenze occidentali, le quali vorrebbero vedere un ammodernamento delle istituzioni ucraine che permetta a quest’ultime di compiere dei passi decisivi verso misure anti-corruzione e riforme economiche dall’ampio respiro. Le politiche poste in atto da Joe Biden come vice presidente dell’amministrazione Obama hanno già dimostrato le grandi capacità dell’ora presidente di far leva sulle capacità finanziare statunitensi in modo da portare il paese “verso la retta via”. Infatti, durante un discorso del 2018 al Council on Foreign Relations, Biden ha affermato di aver trattenuto 1 miliardo di dollari in garanzie di prestito destinate all’Ucraina, al fine di spingere l’allora presidente, Petro Poroshenko, a licenziare un procuratore generale considerato corrotto. Ora Biden potrebbe invece puntare sulle scelte già poste in atto dal Fondo Monetario Internazionale, che avrebbe posto delle condizionalità sull’erogazione di crediti a basso interesse verso lo stato ucraino a patto che quest’ultimo mantenga le promesse di riforme previste dall’accordo tra l’FMI e l’Ucraina. 

Con e senza Trump 

Le politiche trumpiane in relazione all’Ucraina hanno avuto solo una leggera incidenza nell’ambito militare, tuttavia poco è stato fatto dall’ex presidente statunitense, Donald J Trump, riguardo l’illegittima ingerenza della Russia nelle questioni dello stato ucraino. Trump ha dimostrato interesse verso l’Ucraina quasi unicamente allo scopo di scalzare il suo oppositore politico e successivo vincitore delle presidenziali del 2020, Joe Biden, tralasciando di criticare l’operato di Vladimir Putin, il quale costringe l’Ucraina ad una situazione para-guerrigliera da ormai sei anni. La presidenza Biden, d’altro canto, non sembra intenzionata a proseguire l’impronta data dal predecessore repubblicano. Primo obbiettivo fra tutti sembra, infatti, quello di contrastare le politiche del presidente russo, le quali hanno comportato anni di instabilità dal momento dell’annessione della Crimea ad oggi. E mentre, in relazione alla Crimea, la decisione dell’annessione russa, seppur illegalmente, è stata la conseguenza lineare dell’invasione, le repubbliche popolari del Donbas restano una fonte di instabilità per il governo di Kiev di cui la dirigenza russa continua a servirsi per evitare una svolta più democratica del paese che permetterebbe a quest’ultimo di avvicinarsi ulteriormente alle forze europee. 

Ucraina, stato europeo 

Cercando di portare il governo di Kiev verso una riforma democratica a tutto tondo, lo scopo della presidenza Biden e delle altre potenze occidentali dell’Unione Europea sarebbe quello di allontanare l’Ucraina dalla forte attrazione che il governo di Putin esercita sul paese est-europeo. Primo requisito sul quale Biden intenderebbe far pressione sembrerebbe essere proprio una riforma del sistema giudiziario ucraino, accompagnata dalle riforme in materia di anti-corruzione. Tuttavia la situazione politica dell’Ucraina, il cui presidente sembrerebbe bloccato nelle maglie di un governo fortemente influenzato dalle oligarchie del paese, resterebbe fortemente problematica. E sarebbe proprio questa situazione politica ed economica a scoraggiare gli investimenti esteri nel paese. Con un po’ di fortuna e con l’appoggio statunitense e dell’Unione Europea, l’Ucraina potrebbe finalmente riuscire ad uscire da questo stato di stallo, ma solo a condizione di scendere a patto con i propri metodi istituzionali, riformandoli e riuscendo finalmente a rientrare nel virtuoso circolo democratico. 

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