NGOZI OKONJO-IWEALA AL WTO: SCACCO MATTO AL FEMMINILE

Il 15 febbraio 2021 è stata scritta la storia. L’ “economia internazionale oggi è donna”, ed è africana. 

Lo scorso 15 febbraio è stata scritta una nuova pagina di storia. Ora la battaglia femminista non viene fatta solo da donne bianche e di classe media, come criticava giustamente Susan Moller Okin ne Is Multiculturalism bad for women”, ma da una donna di origine nigeriana, naturalizzata statunitense, che, per la prima volta, ricopre una carica di potere, quale quella di direttrice dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC). “L’economia mondiale è donna”, si legge nelle prime pagine di Avvenire, rimarcando quanto, negli ultimi anni, sempre più posizioni di prestigio e potere abbiano assunto uno sguardo tutto al femminile. 

Ma chi è Ngozi Okonjo-Iweala? Economista, politica e funzionaria, divenuta, per ben due volte, Ministra delle Finanze della Repubblica Federale della Nigeria, è arrivata negli Stati Uniti nel 1973 per laurearsi ad Harvard in Economia. Grazie alla valutazione di laurea, magna cum laude, le viene riconosciuta una borsa di studio internazionale dall’ American Association of University Women (AAUW), che le ha permesso di sostenere gli studi di dottorato in Economia. 

Fra giugno e agosto del 2006, ha ricoperto anche il ruolo di Ministra degli Affari Esteri della Repubblica Federale della Nigeria, risultando la prima donna ad aver ricoperto due delle più importanti cariche per il paese. Grazie all’appoggio dell’ex Presidente Olusegun Obasanjo, in carica durante il primo mandato di Ngozi Okonjo- Iweala come Ministro delle Finanze della Nigeria, è riuscita ad avviare e guidare i negoziati con il Club di Parigi ai fini della cancellazione di 30 miliardi di dollari di debito contratti, portando il paese verso un’implementazione dell’economia, nonché avviando diverse operazioni finalizzate al miglioramento della trasparenza della governance.

Ha portato ad un rafforzamento dei sistemi finanziari pubblici del paese, impegnandosi, inoltre, nell’organizzazione di programmi volti ad accrescere l’empowerment e l’emancipazione delle giovani donne nigeriane, come il Growing Girls and Women(GWIN), che nasce con l’obiettivo di aumentare l’impatto delle donne nell’ambito lavorativo, sanitario, educativo. Il programma intende, attraverso incontri di sensibilizzazione e di formazione, emancipare le donne nell’ambito lavorativo, stanziando micro-finanziamenti e implementando forti reti collaborative. Ngozi Okonjo-Iweala si esprime a riguardo, utilizzando l’espressione “ We are trying to use the budget to empower women”. 

Al fine di un più forte orientamento del paese nei confronti della componente femminile, la Ministra ha proposto la redazione di un bilancio che fosse sensibile al genere, nonché la creazione di un programma aziendale nazionale su larga scala che sostenesse gli imprenditori, il Youth Enterprise With Innovation, una collaborazione fra il Ministero delle Finanze della Nigeria, il Ministero della Tecnologia e della Comunicazione e il Ministero dello Sviluppo Giovanile, con il supporto del Dipartimento per lo sviluppo internazionale (DFID) e la Banca Mondiale. Il principale obiettivo del programma è incoraggiare l’innovazione e la creazione di posti di lavoro, attraverso la strutturazione di un sistema di nuove imprese e l’espansione di quelle già esistenti. Il programma è stato definito dalla Banca Mondiale come “uno dei più efficaci nel suo genere a livello mondiale”.

Dopo aver presieduto al Global Partnership For Effective Development Cooperation, ovvero un programma di approccio multi-stakeholder che intende “massimizzare l’efficacia di tutte le forme di cooperazione per lo sviluppo, per i benefici condivisi delle persone, del pianeta, la prosperità e la pace”, è stata candidata alla presidenza della Banca Mondiale, nel 2012. Se fosse stata eletta, sarebbe stata la prima donna al mondo a ricoprire quella carica. Ad ogni modo, dal 2007 ricopre il ruolo di amministratrice delegata della stessa.  

Ngozi Okonjo-Iweala si è impegnata anche nell’ambito dell’educazione.  Ha fondato, nel 2008, il Centre For the Study of Economies of Africa (C-SEA), un’organizzazione di ricerca indipendente senza scopo di lucro che ha il fine ultimo di colmare il divario causato dalla scarsità di ricerca empirica, che incide sulla qualità delle politiche attuate nei paesi africani. Il centro offre assistenza nella diffusione delle migliori pratiche, al fine di consentire ai governi africani di migliorare i propri sistemi di gestione delle finanze pubbliche, e ha un ruolo centrale nell’individuazione di pratiche di sviluppo, anche sostenibile. 

Arriviamo ad oggi, quando anche il neo eletto Presidente degli Stati Uniti d’America, Joe Biden, si è espresso, in merito alla posizione di direttrice generale dell’Organizzazione Mondiale del Commercio,  a sostegno della vittoria dell’economista nigeriana sull’altra candidata, l’attuale Ministra del Commercio della Corea del Sud, Yoo Myung-hee, evento che ha fatto cadere il veto posto in precedenza dal governo Trump. Quando, il 5 febbraio 2021, Yoo Myung-hee decise di ritirare la propria candidatura, Ngozi Okonjo-Iweala è stata ufficialmente eletta come la prima direttrice donna, e la prima direttrice africana, della World Trade Organization (WTO). L’incarico avrà inizio il 1º marzo 2021 e il mandato, rinnovabile, scadrà il 31 agosto 2025.Nel suo primo discorso come direttrice generale dell’Organizzazione asserisce che vi sia bisogno di profonde riforme a livello internazionale, specificando la necessità di garantire cure e assistenza sanitaria in tutti i Paesi, segnatamente alla pandemia di Covid-19. 

Il fatto che una donna e, soprattutto, una donna africana, ricopra una posizione di tale calibro, accende una speranza in prospettiva di genere.  Finalmente la battaglia in chiave di genere, anticipata dai movimenti femministi degli anni ’70, portata avanti da donne bianche e di classe media, assume un volto nuovo. Susan Moller Okin aveva criticato fortemente il portato normalizzante in cui queste lotte per la parità di genere si esplicavano. Queste erano battaglie di donne occidentali, che manifestavano e portavano alla luce le esigenze di donne bianche occidentali, senza tener conto di quelle di donne appartenenti ad altri gruppi etnici minoritari. E questo faceva sì che si reiterasse, anche nelle lotte femministe, una logica colonialista rispetto alle minoranze femminili altre. 

Ngozi Okonjo-Iweala è riuscita a traslare questa prospettiva in chiave di genere. La posizione acquisita e quello che lei stessa rappresenta, segna uno spartiacque con la precedente battaglia al femminile. L’impegno dimostrato a favore dell’emancipazione delle donne della sua terra d’origine, attraverso la creazione di programmi che coinvolgessero tutto il sistema statale, è emblematico di ciò che Ngozi Okonjo-Awala impersona. Fulcro di desideri di rivincita e di emancipazione femminile, rovescia la logica patriarcale che noi tutte percepiamo quotidianamente, a livello lavorativo, famigliare, sociale e politico. Rappresenta l’emancipazione della donna africana, nei suoi meravigliosi vestiti tradizionali, trafiggendo intensamente l’ottica occidental-centrica e aprendo una nuova porta sul futuro per le proprie connazionali, nonché affermandosi come modello di empowerment femminile per tutte le donne africane. 

Il suo curriculum, tuttavia, è stato oggetto di numerose critiche e in molti la accusano di aver sostenuto, attraverso l’accettazione della carica di Ministra delle Finanze della Repubblica Federale nigeriana, un governo corrotto, che, da anni, deruba il suo popolo e fermenta un substrato sociale che favorisce l’insediamento di organizzazioni criminali e il traffico di esseri umani. Ngozi, però, si è da subito impegnata a riformare il sistema economico del proprio paese, promuovendo la trasparenza fiscale, proprio per cercare di abbattere la corruzione diffusa. Certamente, ancora oggi, il governo nigeriano non risulta essere fra i più trasparenti, ma, d’altra parte, sono da considerare i numerosi ostacoli che una donna, che aspiri a essere una figura di potere, incontra sul suo cammino. Ngozi si è distinta in questo lungo percorso, e , aver sostenuto tale governo, è stato, probabilmente, il prezzo da pagare per poter portare alla luce i problemi del suo popolo, soprattutto della componente femminile. 

Ngozi Okonjo-Awala incarna, insieme alle numerose donne che nel 2020 hanno ottenuto posizioni di potere, quello che le nostre antenate hanno iniziato per noi. È emblema del raggiungimento di quanto tutte noi abbiamo a lungo aspirato e atteso, la parità di genere e il riconoscimento della nostra forza, ma soprattutto è emblema della nuova emancipazione riuscita della donna africana: “l’economia oggi è donna”, ed è africana. 

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