IL GENOCIDIO DEI MUSULMANI UIGURI NELLO XINJIANG: GLI STATI UNITI D’AMERICA ACCUSANO LA CINA DI VIOLAZIONE DEI DIRITTI UMANI

L’accusa di genocidio alla Cina è stata sollevata da Mike Pompeo, ex segretario di Stato dell’amministrazione Trump.

Esso ha affermato come la Cina stia compiendo un atto di estrema gravità, ovvero quello di voler annientare la minoranza musulmana degli Uiguri, uno tra i gruppi etnici riconosciuti dal Partito Comunista Cinese, presente nella regione autonoma uigura dello Xinjiang, dichiarata indipendente dal 1955 e situata nell’estremo ovest della Cina. Pompeo ha dichiarato infatti come il PCC stia portando avanti gravi violenze e detenzioni forzate a danno di circa un milione di persone, imputando dunque alla Cina anche l’accusa di crimini contro l’umanità. Secondo Pompeo, la vessazione degli uiguri e di ulteriori gruppi minoritari, quali l’etnia kirghisa ed i kazaki, per mano di forze locali cinesi è andata accentuandosi dal mese di marzo del 2017.

La denuncia di genocidio contro la Cina, la quale è stata fortemente sostenuta da parte della squadra di Biden durante la campagna presidenziale statunitense del 2020, è stata ulteriormente ribadita da Anthony Blinken, nominato nuovo Segretario di Stato della presidenza Biden, il quale ha dichiarato di avvalorare il pensiero di Mike Pompeo. A novembre del 2019, Biden aveva infatti definito la detenzione forzata dell’etnia musulmana degli uiguri come una delle più gravi violazioni dei diritti umani del mondo odierno. Egli ha affermato che gli Stati Uniti non sarebbero stati inermi a guardare e ha ribadito la necessità di porre fine a tale brutalità e di continuare a difendere i diritti umani in ogni parte del mondo.

Di contro, è arrivata la risposta da parte della portavoce del Ministero degli Affari Esteri Hua Chunying, la quale ha fortemente negato qualsiasi incriminazione da parte degli Stati Uniti e ha accusato Pompeo di insinuazioni false e infondate. Le autorità cinesi hanno infatti prontamente smentito la presenza di questi centri di internamento, sostenendo successivamente che si tratti piuttosto di luoghi in cui le persone della regione dello Xinjiang hanno la possibilità di apprendere la lingua cinese e di formare nuove classi lavoratrici mediante l’insegnamento di tecniche specifiche. La Cina ha inoltre precisato che essi servono anche a proteggere il paese da minacce terroristiche, sostenendo che non si tratti di indottrinamento forzato, bensì di controllare la minoranza musulmana degli uiguri in quella determinata area e di conseguenza impedire che forme di terrorismo o radicalismo religioso possano svilupparsi.

Il Partito Comunista Cinese detiene il controllo diffuso dei metodi di comunicazione su tutta la popolazione, prevalentemente mediante il blocco di siti internet e dei social media con una conseguente forte limitazione della libertà di pensiero. Tuttavia, a destare preoccupazione è proprio la regione dello Xinjiang, in cui si ritiene avvengano tra le più gravi violazioni dei diritti umani. A novembre del 2018, il Vicesegretario Assistente presso l’Ufficio per la democrazia, i diritti umani e il lavoro al Dipartimento di Stato americano Scott Busby, grazie ai lavori di indagine e di raccolta di informazioni svolti dall’intelligence statunitense, ha dichiarato come nel territorio dello Xinjiang siano presenti enormi “strutture di rieducazione”, in cui si stima siano segregati tra gli 800 mila e i due milioni di individui. Esse sono pertanto definite più propriamente delle prigioni a cielo aperto.

Grazie anche al lavoro svolto da alcuni inviati e studiosi del caso, sono emerse molteplici testimonianze di alcune vittime di questi campi che hanno dichiarato come in effetti in questi centri gli individui vengano indottrinati politicamente e culturalmente in situazioni disumane. I rapporti che sono stati elaborati rivelano infatti le torture subite, quali detenzione contro la propria volontà, privazione del sonno e del cibo, abusi e sterilizzazione forzata, diniego della libertà di culto e costrizione ad ingerire bevande alcoliche e carne di maiale. L’entrata e l’uscita dai campi risulta strettamente sorvegliata da forze di polizia mediante scanner di riconoscimento. Le autorità controllano costantemente i detenuti affinché ad essi venga impedito di pregare, costringendoli a convertirsi al Partito Comunista Cinese e dunque a rinunciare all’Islam.

La condanna alla Cina tuttavia non ha riguardato soltanto gli Stati Uniti: anche gran parte della comunità internazionale è intervenuta sulla questione. Nel luglio del 2019, ventidue Paesi tra cui Canada, Regno Unito, Australia e Giappone hanno sottoscritto e indirizzato una lettera all’UNHRC (United Nations High Commissioner for Refugees) in cui si chiedeva di punire la Cina per le violazioni di massa e di conseguenza porre fine all’esistenza di tali campi di detenzione. Nell’ottobre del 2018, anche l’Unione Europea ha espresso la sua posizione in merito tramite un discorso tenuto dall’allora Alto Rappresentante per gli affari esteri e la politica d sicurezza dell’UE Federica Mogherini, in cui si esprimevano serie preoccupazioni per le condizioni delle minoranze presenti del territorio dello Xinjiang e in cui esortava il governo cinese al rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo.

Gli Stati Uniti hanno dichiarato che continueranno a battersi senza sosta per difendere le libertà fondamentali, la dignità individuale e i diritti universali dell’uomo, andando contro quei governi che invece non rispettano questi principi fondamentali: nel caso specifico, dunque, la denuncia nei confronti della Cina. Il 17 giugno 2020, l’amministrazione Trump ha autorizzato lo “Uyghur Human Rights Policy Act”, una norma federale che permette ad organismi governativi degli Stati Uniti d’America di condannare le autorità cinesi giudicate responsabili di oppressione dell’etnia degli uiguri. Il disegno di legge autorizza inoltre le istituzioni statunitensi a controllare periodicamente la situazione nella regione dello Xinjiang.

Il gesto americano contro la Cina è solo l’ultimo di una serie di reciproche contestazioni che perdurano da anni. Tra problematiche legate a pretese territoriali, a politiche commerciali e alla gestione dell’emergenza sanitaria legata al covid-19, i legami sino-americani si stanno infatti deteriorando sempre di più. Nel caso specifico degli uiguri, come è stato affermato da Chunying, l’ingerenza degli USA nella politica interna cinese è per la Cina motivo di violazione delle regole che governano le relazioni internazionali. Le accuse mosse dagli Stati Uniti d’America in merito ad atti di estrema gravità da parte del governo cinese ledono dunque in maniera ancor più grave il rapporto tra le due potenze mondiali.

3 Comments

  1. Molto interessante e attuale sei molto brava congratulazioni sei una vera studiosa di relazioni internazionali

  2. Molto interessante e attuale sei molto brava congratulazioni sei una vera studiosa di relazioni internazionali con ampie conoscenze e preparazione

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