PER L’ALGERIA VOGLIAMO UNO STATO CIVILE

Migliaia di persone sono scese in strada a Kherrata, cittadina a 300 chilometri dalla capitale Algeri, per protestare contro il presidente Abdelmajid Tebboune e per commemorare l’inizio delle proteste due anni fa contro l’ex presidente Abdelaziz Bouteflika. 

Le proteste 

Il coronavirus non ferma gli algerini. A circa 300 chilometri da Algeri, migliaia di persone hanno riempito strade e piazze innalzando slogan anti governativi e anti militari. Fra i tanti ne spiccano due “uno stato civile non uno stato militare” e “the gang must go” che sembrano riecheggiare i diritti rivendicati dal popolo durante le svariate guerre civili che hanno caratterizzato la storia dell’Algeria.

Già il 16 Febbraio 2019 numerose furono le proteste contro l’allora presidente Bouteflika. Le strade di Kherrata si riempirono di cittadini provenienti da numerose provincie del paese. E proprio due anni più tardi da Kherrata sono ripartite le proteste che chiedono un immediata revisione del sistema di governo in vigore fin dal 1962, anno dell’indipendenza dalla Francia.

“Siamo venuti qui per far rivivere l’Hirak che era stato fermato per questioni sanitarie. Ma a noi non ci hanno fermato. Se abbiamo avuto una pausa è perché teniamo alla nostra gente, ma oggi il coronavirus è finito e noi ci riprenderemo l’Hirak”. Queste le parole di Nassima, una manifestante all’agenzia di stampa Reuters. L’Hirak è il nome dato alle rivoluzioni algerine, o meglio il nome dato al movimento fautore delle rivoluzioni chiamate anche chiamate Rivoluzione dei Sorrisi. Anche se la pandemia da Covid-19 ha reso impossibili le riunioni storiche di massa del movimento Hirak, costringendolo a diventare un movimento online, il governo algerino ha aumentato la sua repressione anche sulla presenza e attività online del movimento. Di conseguenza, il movimento ora dedica la maggior parte della sua energia a resistere a ciò che gli attivisti descrivono come una limitazione della libertà di espressione senza precedenti.

L’Hirak o Rivoluzione dei Sorrisi 

Il movimento Hirak è un movimento oggi vagamente organizzato e con una leadership debole. Tuttavia, nonostante alcune difficoltà il movimento è riuscito ad aumentare la propria consapevolezza riguardo la politica nazionale e a normalizzare i rapporti con l’opposizione. Mentre il movimento viene rallentato dalla pandemia e sembra perdere slancio, i cittadini algerini si aggrappano all’impatto più consequenziale delle marcie: il ritrovato interesse dei cittadini per la politica e una maggiore fiducia nel criticare apertamente i loro leader.

La storia dell’Algeria è contrassegnata da guerre civili culminate nel 2001, anno dei grandi movimenti di piazza nella regione di Cabilia. Nel contesto delle proteste nel mondo arabo avvenute tra il 2010 e il 2011, in Algeria ci furono pesanti scontri tra manifestanti e polizia, sopratutto ad Algeri. L’esercito e il popolo sono stati i due macro-attori di allora e di oggi e hanno fondamentalmente plasmato e caratterizzato negli anni la scena politica dell’Algeria. 

La relazione tra esercito e popolo è una specificità dell’Algeria ed è un elemento fondamentale da tenere in considerazione per capire l’Algeria contemporanea. Per esempio non si coglie il significato di khawa, khawa,“fratelli, fratelli” lo slogan che chiede l’unione di tutti gli algerini al di là delle diversità spesso strumentalizzate dal regime. La sollevazione popolare contro il potere coloniale francese  marcò l’inizio delle adesioni di massa al movimento nazionalista, il Fronte di Liberazione Nazionale e dal suo braccio armato l’Armée de libération nationale.

Lo spettro degli anni ’90

Di fronte al ritorno delle proteste si agita lo spettro degli anni ’90, anni in cui viene messe a tacere l’opposizione. Le grandissime manifestazioni oggi hanno coinvolto tutti gli strati della società algerina e hanno visto col passare del tempo il radicalizzarsi delle loro rivendicazioni. Allo stesso modo però anche la repressone si è acuita. Se si dovessero cercare le origini esatte delle proteste algerine sarebbe un impresa ardua. A differenza di ciò che comunemente si pensa, l’Algeria oggi non si sveglia dopo un lungo periodo di tregua. Anzi nel paese le ribellioni e le proteste fanno parte della vita politica del paese dal 1980 e ricercarne le origini esatte è molto complesso.

La particolarità di queste manifestazioni sta nella loro trasversalità. Tutte o quasi tutte le tendenze sociali e politiche sono raggruppate. Nonostante le differenze sono tutti d’accordo su una cosa: un ricambio immediato del potere. E’ indubbio che l’Algeria è un paese deluso e stanco e che queste due emozioni accumunano tutti gli strati della società. Delusione per la non realizzazione di grandi opere promesse, ma anche per una dilagante corruzione che sembra non arrestarsi. Sicuramente rabbia e delusione hanno concorso negli anni ad alimentare lotte e proteste dei vari strati sociali coadiuvati da un obiettivo comune.

Il paese è stanco e il regime stesso è bloccato in una situazione in cui ha faticato a trovare un alternativa valida al potere. Nonostante questa frustrazione comunque le proteste algerine sono rimaste pacifiche, allegre e laiche. L’obiettivo condiviso è la fine del regime.

La risposta del governo algerino 

In risposta alle audaci critiche da parte di Hirak, il governo ha preso di mira sempre di più giornalisti e attivisti. Circa 90 persone sono attualmente in carcere per aver espresso il loro sostegno al movimento su Facebook. Il 22 Aprile 2020 il parlamento algerino ha inferto un duro colpo alla libertà di espressione quando ha adottato rapidamente una proposta di legge che punisce la diffusione di false informazioni. Ad oggi il regime ha arrestato dozzine di manifestanti e cittadini per aver espresso la loro opinione e li ha incriminati in base alle leggi preesistenti nel codice penale.

Le autorità algerine stanno inoltre intensificando le intimidazioni dirette a giornalisti e sui media indipendenti in generale. Sebbene comunque la stampa indipendente fosse già pesantemente indebolite durante il governo di Bouteflika, l’interruzione delle attività del movimento Hirak ha evidenziato il ruolo centrale dei media indipendenti nel sostenere il movimento. Dall’inizio dell’attuale governo, almeno 21 giornalisti sono stati arrestati. Il governo algerino ha inoltre bloccato alcuni siti internet noti per il loro sostegno al movimento, senza alcune giustificazione legale o preavviso.

La situazione oggi 

Il presidente Abdelmadjid Tebboune è stato costretto a lasciare il suo paese e a recarsi in Germania a causa del coronavirus, contratto in Algeria. La sua assenza ha portato l’Algeria ad uno stallo politico e istituzionale che sta mettendo in seria crisi le cruciali riforme politiche ed economiche in un contesto di sfiducia e malcontento popolare. Una delle questioni più rilevanti è la questione economica. La ripresa infatti vede come prima necessità l’estensione e il mantenimento di sussidi su larga scala per famiglie ed attività economiche maggiormente colpite dalla pandemia. Inoltre il crollo dei prezzi del petrolio, iniziato nel 2014 unito al lockdown ha ulteriormente aggravato la situazione. 

Tebboune aveva promesso un taglio della spesa pubblica del 50%, ma nel documento della legge di bilancio per il nuovo anno, il governo ha invece deciso un aumento della stessa del 10%. L’aumento comunque servirà per coprire i sussidi, le spese sanitarie e gli assegni familiari. Il governo a fronte di ingenti misure economiche, oggi non esclude l’affidamento a presiti internazionali, in particolare dalla Cina visto che il presidente ha più volte ribadito di voler evitare i prestiti dal Fondo Monetario Internazionale o da parte di altre istituzioni finanziarie internazionali.

In conclusione si può dire che nonostante le proteste in Algeria sono sempre esistite, inizialmente erano focalizzate sulla questione del sistema politico ritenuto da sempre corrotto. Oggi i motivi che hanno spinto il popolo a scendere in piazza e protestare riguardano anche e sopratutto la crisi economica, la mancanza di occupazione e la preoccupazione dei giovani.

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