COS’È IL “GLOBAL SEED VAULT” E PERCHÉ È COSÌ IMPORTANTE

L’Artico ospita un’enorme cassaforte sotterranea pensata per custodire il patrimonio agricolo globale. Si trova in Norvegia ed è in grado di resistere a una catastrofe nucleare.

Il 26 febbraio di tredici anni fa veniva inaugurato ufficialmente il Global Seed Vault, una sorta di banca mondiale della biodiversità agricola situata a circa 1000 km dal Polo Nord, nel remoto arcipelago norvegese delle Svalbard. All’interno della struttura è custodita la più grande riserva globale di semi, che oggi ammontano a circa 1.060.000. Come ribadito dal coordinatore delle operazioni e della gestione del GSV Åsmund Asdal, il motivo principale per cui esiste la civiltà è che gli esseri umani hanno imparato a sfruttare i semi e tuttora la diversità delle colture rappresenta una risorsa di vitale importanza per il futuro dell’umanità. Lo scopo del deposito artico è proprio quello di salvaguardare tale diversità contro le incombenti minacce globali e contro la perdita accidentale di patrimonio genetico tradizionale.

Il progetto, avviato sotto l’egida del Nordic Council of Ministers, è stato sviluppato in maniera congiunta dal governo norvegese (rappresentato dal Ministero dell’agricoltura e del cibo), dal Nordic Genetic Resource Centre (noto come NordGen) e dal Fondo mondiale per la diversità delle colture (Crop Trust). Contrariamente alla narrazione mediatica di stampo sensazionalistico, che ha spesso descritto il caveau come l’ultima speranza del genere umano in caso di eventi apocalittici, l’obiettivo (dichiarato) della struttura è fornire una rete di cooperazione e di sicurezza alle banche dei semi nazionali. Gli Stati, infatti, donano campioni di varietà agronomiche e copie di semi unici al fine di proteggerne il materiale genetico e di consentire l’avanzamento della ricerca biologica. Non si tratta di un trasferimento legale di risorse genetiche dal momento che i singoli governi restano gli unici proprietari delle sementi depositate. 

“All’interno di questo edificio ci sono 13.000 anni di storia agricola”, ha dichiarato il coordinatore dei partenariati del Crop Trust Brian Lainoff in una recentissima intervista rilasciata agli esperti Time in visita al Global Seed Vault. Per garantire la preservazione di una simile eredità si è resa necessaria una speciale progettazione infrastrutturale: il caveau, situato a 120 metri di profondità dentro una montagna di roccia arenaria, è raggiungibile solo tramite un’enorme porta rettangolare di cemento che si protende nel bel mezzo di una distesa di ghiaccio permanente. La conservazione dei semi avviene in un ambiente secco e a una temperatura media di -18°C; il permafrost funge da refrigerante naturale e aiuta a mantenere le condizioni essenziali per la vitalità dei campioni, motivo per cui le isole Svalbard sono state individuate come luogo perfetto per la costruzione della struttura.

Il valore monetario di ciascun pacchetto di semi è molto basso, ma essi contengono potenzialmente le chiavi per il futuro della sicurezza alimentare globale, che è più che mai a rischio. Sussistono attualmente diversi problemi che minacciano la biodiversità agricola del pianeta, fra i quali rientrano la scarsità idrica, le tecniche nocive di agricoltura industriale, la frequente diffusione di malattie e parassiti e la scarsa diversificazione del sistema agricolo. Solo negli ultimi 50 anni, la produzione agricola su larga scala ha sì generato un incremento dei raccolti, ma ha altresì determinato una drastica diminuzione della biodiversità, al punto che il 95% dell’attuale fabbisogno alimentare viene prodotto da appena 30 colture. L’agricoltura mondiale sta gradualmente assumendo un carattere monoculturale: si pensi che gli Stati Uniti, nel corso del 1900, hanno perso circa il 90% delle varietà locali di frutta e verdura; e che la Cina utilizza uno scarso 10% delle varietà di riso utilizzate negli anni ‘50.

In questo contesto, il Global Seed Vault costituisce una preziosa opportunità di cooperazione internazionale ai fini della tutela dei genotipi e dell’approvvigionamento alimentare. La diversità genetica contenuta nel deposito, inoltre, potrebbe fornire il materiale necessario per dar vita a nuovi ceppi, in grado ad esempio di adattarsi a temperature più elevate o di contrastare batteri e malattie. 

Ma la maggiore sfida da affrontare è sicuramente il cambiamento climatico. Nonostante sia stato progettato per resistere a disastri naturali e addirittura a una catastrofe nucleare, il Global Seed Vault è minacciato dallo scioglimento dei ghiacci pluriennali: nel 2017 ha subìto un’infiltrazione di acqua dovuta all’aumento delle temperature artiche, che hanno raggiunto livelli record negli ultimi anni, arrivando a superare di ben 35°C la media stagionale. In seguito all’infiltrazione, il governo norvegese ha stanziato circa 10 milioni di euro per mettere in sicurezza il sistema di isolamento e refrigerazione del deposito. Persiste, tuttavia, il problema della cosiddetta “amplificazione polare”, vale a dire quel fenomeno per cui il Polo Nord e il Polo Sud si riscaldano a una velocità superiore rispetto al resto del globo. E ciò costituisce una minaccia sempre più pericolosa per il Global Seed Vault.

L’importanza del deposito è emersa in particolar modo in occasione della guerra in Siria, durante la quale è stato richiesto per la prima volta un prelievo di semi dalla banca artica. Nel 2015, il Centro internazionale per la ricerca agricola nelle zone aride (ICARDA), basato ad Aleppo, fu infatti costretto ad abbandonare la propria banca genetica a causa della guerra civile e a chiedere la restituzione di 130 dei 325 campioni depositati nel caveau delle Svalbard per poter riprendere la propria attività nelle nuove sedi in Marocco e in Libano.

La banca genetica di Aleppo non è stata la prima a essere minacciata dalla guerra. Le banche genetiche di Iraq e Afghanistan sono state a loro volta distrutte, insieme a tutto il materiale genetico che custodivano e che non era stato depositato presso il Global Seed Vault. Altre banche sono invece state colpite da disastri naturali, come quella delle Filippine, danneggiata prima da un uragano e poi da un incendio. In linea generale, molti Stati non dispongono delle risorse per conservare o proteggere adeguatamente i semi in loro possesso. Il Crop Trust sta infatti raccogliendo risorse finanziarie da destinare ad un fondo di garanzia relativo alle 1.700 banche genetiche attualmente esistenti, affinché riescano a fungere in modo più efficace da garanti della biodiversità globale. 

Nel complesso, dunque, si può affermare che il Global Seed Vault continua a rappresentare una risorsa fondamentale a livello globale non solo in termini di cooperazione in materia di ricerca biologica e di salvaguardia dei semi custoditi al suo interno, ma anche in termini di rimedio alle carenze delle singole banche nazionali. Sebbene i problemi da affrontare non siano pochi, sia nell’ambito della biodiversità che in quello della sicurezza alimentare, e sebbene sia necessario un rafforzamento strutturale del deposito alla luce dei pericoli derivanti dal cambiamento climatico, occorre tener presente che sono stati raggiunti risultati straordinari dal giorno dell’inaugurazione ad oggi. Non solo nessun seme è stato perso o danneggiato nel trasferimento del milione di sementi all’interno della nuova “arca di Noè delle specie vegetali”, ma si è anche scongiurata più volte la perdita di patrimonio genetico prezioso in situazioni di grave crisi. Tutto considerato, il Global Seed Vault può essere considerato pertanto un esempio virtuoso di cooperazione internazionale.

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