LA RAPPRESENTANZA GEOGRAFICA NELLA LEADERSHIP DELL’UNIONE EUROPEA

Dalla sua nascita ad oggi, il progetto europeo ha conosciuto diverse fasi di espansione, promuovendo l’adesione di nuovi Stati e la loro inclusione attiva nella vita politica ed istituzionale europea. Tuttavia, European Democracy Consulting, analizzando la composizione geografica della leadership europea, evidenzia che non tutte le regioni dell’UE sono adeguatamente rappresentate all’interno delle istituzioni europee. Il rischio è che ciò possa favorire la nascita di movimenti euroscettici e minare il sostegno alle politiche europee.

Uno studio di recente pubblicazione, condotto da European Democracy Consulting, mette in luce l’esistenza di un notevole divario tra le regioni europee relativamente alla loro rappresentanza nella leadership dell’UE. Analizzando la nazionalità dei titolari di incarichi che ricoprono posizioni apicali presso istituzioni, organi e agenzie dell’UE, infatti, l’Osservatorio sulla leadership dell’UE 2021 individua un forte dislivello tra i Paesi dell’Europa occidentale, da una parte, e quelli dell’Europa centrale e orientale, dall’altra. Lo studio si rivela di grande importanza in quanto la significativa predominanza dell’Europa occidentale, a cui si contrappone una preoccupante scarsa rappresentanza dell’Europa centrale e orientale, rischia di minare la coesione dell’Unione europea e di indebolire il sentimento di appartenenza al progetto europeo, facendo da contraltare al processo di allargamento dell’UE.

European Democracy Consulting è una società di consulenza specialistica in ambito politico ed istituzionale, che mira a supportare i decision makers nella promozione di un’Unione europea più democratica, trasparente ed efficiente. Il report Geographical representation in EU leadership Observatory 2021, prendendo spunto dai dati sulla provenienza geografica della leadership europea raccolti da European Democracy Consulting già nel 2019, analizza la rappresentanza dei Paesi europei presso le principali istituzioni dell’UE valutando la composizione geografica della leadership europea. In particolare, l’indagine è stata svolta su 72 enti tra istituzioni, organismi e agenzie europee, 89 posizioni di vertice o di elevata rilevanza e quasi 500 titolari di cariche dal 1952 al 2020, esaminando la distribuzione degli incarichi, le nomine e la durata dei mandati in relazione a ciascuna delle regioni dell’Unione europea. Sulla base di criteri geografici, storici e socioculturali, infatti, il report raggruppa gli Stati membri dell’UE in cinque regioni: Europa settentrionale (Svezia Finlandia e Danimarca), Europa occidentale(Francia, Belgio, Lussemburgo, Olanda, Germania, Austria e Regno Unito, in quanto i dati si rifanno al periodo antecedente alla Brexit), Europa meridionale (Portogallo, Spagna, Italia, Grecia, Malta e Cipro), Europa centrale(Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Slovenia e Croazia) e, infine, Europa orientale (Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania e Bulgaria).  

Lo studio, dunque, prende in considerazione la provenienza geografica dei leader esecutivi di istituzioni, organi e agenzie dell’UE, per un totale di 89 posizioni di vertice, tenendo conto dei mandati dal 1952 al 2020. L’indagine è stata condotta su quattro categorie di enti: le istituzioni dell’Unione europea, ovvero le sette istituzioni elencate dall’art. 13.1 del TUE, a cui si aggiungono la Commissione della Comunità europea dell’energia atomica e l’Alta autorità della Comunità europea del carbone e dell’acciaio; gli organi consultivi dell’Unione europea, ossia il Comitato economico e sociale europeo, il Comitato europeo delle regioni e il Servizio europeo per l’azione esterna; le agenzie dell’Unione europea, tra cui l’Agenzia europea per la ricostruzione, che è stata chiusa nel 2008; altri organismi dell’Unione europea, tra loro eterogenei. In base alla tipologia di ente preso in esame, lo studio dell’EDC ha indagato per ciascuna regione il numero di incarichi e la durata del mandato di presidenti, vicepresidenti, segretari generali, direttori e dirigenti, nominati o eletti. Quella che emerge è una forte predominanza dell’Europa occidentale in termini di rappresentanza geografica, a discapito di un basso livello di presenza dell’Europa centrale e dell’Europa orientale nella leadership dell’UE, che genera un significativo divario tra i Paesi dell’Europa dell’ovest e dell’Europa dell’est.

Facendo riferimento ai dati complessivi a partire dal lancio del progetto europeo, i Paesi dell’Europa occidentale hanno ottenuto la maggior parte degli incarichi di vertice (oltre il 60% del totale delle posizioni esaminate), con la maggior durata cumulata dei mandati (65%). Al secondo posto si attestano i Paesi dell’Europa meridionale, con circa il 25% degli incarichi e della durata dei mandati. Seguono, poi, i Paesi dell’Europa settentrionale con circa il 7% degli incarichi e della durata dei mandati. I Paesi dell’Europa centrale e dell’Europa orientale, invece, si collocano ultimi in classifica, avendo ottenuto rispettivamente il 2,7% e il 2,3% degli incarichi e avendo ricoperto circa l’1,9% e il 2% della durata complessiva dei mandati. Gli incarichi di leadership dell’Europa centrale e orientale, inoltre, sono stati ricoperti quasi esclusivamente presso le agenzie dell’UE, mentre la titolarità di posizioni di vertice presso le istituzioni dell’UE rimane una prerogativa dei rappresentanti delle altre regioni europee. Ciò si traduce nella percezione, da parte degli europei centrali ed orientali, di essere meno rappresentati degli altri all’interno dell’Unione europea. Infatti, nonostante le agenzie siano fondamentali ai fini del corretto funzionamento della macchina europea, le posizioni di leadership presso questa tipologia di enti vengono considerate come meno prestigiose o meno rilevanti

Molteplici fattori concorrono a determinare la composizione geografica della leadership europea, influenzando i dati sulla rappresentanza degli Stati membri presso istituzioni, organi e agenzie dell’UE. Tra questi, certamente, figurano il numero di Stati di ciascuna regione e la rispettiva popolazione, ma anche la data di adesione degli Stati all’Unione europea e il periodo di riferimento preso in considerazione per effettuare l’indagine. Gli Stati dell’Europa centrale e orientale, così come definiti nel report di EDC, sono divenuti membri dell’Unione europea solo a seguito del processo di allargamento del 2004. Pertanto, se non si tiene conto di ciò, i dati complessivi relativi al numero di incarichi e alla durata dei mandati – per i quali i Paesi europei centrali e orientali raggiungono valori nettamente inferiori a quelli dei Paesi fondatori – chiaramente risultano alterati. La loro presenza nella leadership europea, infatti, può essere esaminata solo a partire dalla data di adesione all’UE e tenendo conto, inoltre, il processo di inserimento all’interno dell’apparato amministrativo europeo risulta essere più o meno lento negli anni immediatamente successivi all’ingresso nell’UE, durante i quali per i cittadini è più complicato ottenere una nomina per un ruolo di vertice. 

Tuttavia, pur restringendo il campo di indagine agli ultimi anni e analizzando i dati a partire da una specifica data, emerge che i valori precedentemente indicati subiscono solo lievi modifiche e che i Paesi europei occidentali, seguiti da quelli meridionali, continuano a prevalere in termini di rappresentanza nella leadership europea. Nel 2019, ad esempio, il Consiglio europeo ha nominato presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen (Germania), Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza Josep Borrell (Spagna), presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde (Francia) e presidente del Consiglio europeo Charles Michel (Belgio), mentre David Sassoli (Italia) è diventato presidente del Parlamento europeo. Le nomine e gli incarichi più prestigiosi, come si nota, sono andati esclusivamente all’Europa occidentale e meridionale. 

Una ripartizione paritaria degli incarichi di vertice dell’UE tra le cinque regioni europee e, dunque, una uguale rappresentanza di ognuna di esse, in ogni caso, non sarebbe possibile né auspicabile. Ciascuna regione, infatti, presenta un numero di Stati e una popolazione complessiva differenti dalle altre. In tal senso, si può affermare che gli Stati europei orientali costituiscano una minoranza all’interno dell’Unione europea. Pertanto, sarebbe impensabile che ciascuna delle cinque regioni ottenesse esattamente il 20% degli incarichi di leadership dell’UE, in quanto questo porterebbe a degli squilibri, con alcune regioni eccessivamente rappresentate, in proporzione al numero degli Stati e alla popolazione, ed altre eccessivamente poco rappresentate.

Nonostante ciò, fermo restando che il merito e l’esperienza professionale costituiscano i requisiti fondamentali per accedere alle posizioni di vertice, sarebbe opportuno che anche le regioni che costituiscono le minoranze dell’Unione europea ottenessero, per nomina o per elezione, una adeguata rappresentanza presso istituzioni, organi e agenzie dell’UE. In questa direzione si è mosso anche il Parlamento europeo che, con una risoluzione del novembre 2018, ha esortato la Commissione e gli Stati membri a garantire standard minimi per la partecipazione delle minoranze dell’UE alla vita politica e sociale. La possibilità di ricoprire incarichi che incidono sui processi decisionali dell’Unione, infatti, oltre a favorire una maggiore coesione, indirettamente contribuirebbe anche a contrastare la diffusione di sentimenti euroscettici. 

I risultati dell’Osservatorio sulla leadership europea suggeriscono che la mancanza di un’adeguata rappresentanza degli Stati membri possa avere un impatto negativo sulla costruzione di un’identità comune e, di conseguenza, minare la coesione europea e indebolire la partecipazione e il sostegno al progetto comune. Si tratta di evidenze molto importanti, non solo per il presente, ma anche per il futuro. Quello dell’Unione europea, infatti, è uno scenario in mutazione e in continua espansione. Fatta eccezione per la Brexit, infatti, il progetto europeo, sin dal suo lancio negli anni Cinquanta, ha conosciuto una continua crescita ed è destinato a crescere ulteriormente, con la piena inclusione di Cipro nella vita politica ed istituzionale europea e con la possibile futura adesione dell’Albania e della Macedonia del Nord. Per promuovere un’Unione europea inclusiva e democratica, però, è necessario che il Consiglio e la Commissione europea stabiliscano degli obiettivi di medio e lungo termine e definiscano le azioni da intraprendere per rendere equa la rappresentanza degli Stati nella leadership europea. Tra queste, l’EDC suggerisce di adottare un sistema di quote tale da garantire un’adeguata rappresentanza agli Stati membri e di rendere il processo di reclutamento più equo e trasparente. Solo in questo modo sarà possibile ambire ad una maggiore inclusione, nell’interesse generale di tutti gli Stati europei.

Vanessa Ioannou

Sono Vanessa Ioannou, classe 1990, analista IARI per l’Europa. Dopo la laurea magistrale in Studi internazionali, conseguita presso l'Università "L'Orientale" di Napoli con una tesi in Relazioni esterne dell'UE, ho lavorato presso una redazione giornalistica, occupandomi di Politica e Esteri, e in seguito ho intrapreso il mio percorso professionale da consulente.
Per lo IARI mi occupo di Europa ed in particolare di Affari europei ed Euro-Mediterraneo. Sono profondamente convinta che per comprendere la realtà che ci circonda sia necessario contestualizzare i fenomeni geopolitici, che non sono mai isolati, ma sempre interconnessi tra loro. Collaborare con lo IARI significa contribuire all’analisi di temi nazionali ed internazionali in un ambiente professionale, giovane e stimolante e mi dà la possibilità di coniugare i miei più grandi interessi: la scrittura e la politica internazionale.

1 Comment

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Latest from EUROPA

LE ELEZIONI IN ARMENIA

Domenica 20 giugno si terranno le elezioni presidenziali, a causa della crisi scoppiata a causa della