GIA’ BIDEN PROVA A FARE SALTARE IL NORD STREAM 2

Gli Stati Uniti potrebbero imporre sanzioni a un piccolo numero di organizzazioni appartenenti all’orbita russa nel tentativo di fermare la costruzione del Nord Stream 2.  

Sul finire di febbraio 2021, un rapporto sul gasdotto Nord Stream 2 potrebbe essere presentato al Congresso degli Stati Uniti.  In tale documento,  vi saranno elencate un numero – ad oggi imprecisato – di imprese russe che ricoprono un ruolo attivo alla realizzazione del Nord Stream 2. 

Ma perché se il progetto posto in essere è nato da un accordo russo- tedesco, posto ad implementare le relazioni economico-energetiche, allora si vogliono sanzionare solo imprese russe? La risposta a tale quesito è molto più scontata di quanto si possa immaginare; gli Stati Uniti non vorrebbero ancora imporre sanzioni  a società tedesche legate all’oleodotto, perché il presidente Joe Biden, sta cercando di fermare il progetto senza distruggere le relazioni diplomatiche con la Germania. Tale strategia è appoggiata anche dal segretario di Stato Anthony Blinken, il quale è contrario all’imposizione di sanzioni contro società o individui legati alla Germania.  Secondo lui, è molto più importante trovare una soluzione diplomatica al problema.

Secondo molti però, la critica a tale azione diplomatica, riconducibile in qualche modo al modo di agire latino del “dividi et impera”, consisterebbe nel fatto che l’imposizione di tali sanzioni, debba coinvolgere obbligatoriamente e indiscriminatamente qualsiasi entità straniera che stia partecipando attivamente alla realizzazione dell’oleodotto, quindi anche quelle società che abbiano sede in Germania.

Dalla parte russa, il presidente russo Vladimir Putin, ritiene che i continui attacchi al progetto intergovernativo del Nord Stream 2 siano propedeutici alla realizzazione del progetto geopolitico dell’Occidente in Ucraina. “Perché tutto ruota attorno a Nord Stream 2? Vogliono che la Russia paghi per il loro progetto geopolitico [dell’Occidente] in Ucraina”, ha detto il capo dello stato. In effetti, questo è un tentativo molto goffo; lo abbiamo capito da molto tempo. Questo è il mondo in cui viviamo”

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