IL PARAGUAY, UN PARTNER FONDAMENTALE PER TAIWAN

Paraguay, l’unico Paese in Sud America che riconosce Taiwan. Una lunga storia di cooperazione economica e stretti legami politici, ma la Cina è dietro l’angolo.

Le relazioni tra Paraguay e Taiwan iniziarono nel contesto della Guerra Fredda, precisamente nel 1957 con la firma del Acuerdo para el Establecimiento de las Relaciones Diplomáticas. Un’alleanza inizialmente in funzione anticomunista che si è mantenuta stabile fino a oggi, tramite la conclusione di trattati bilaterali e progetti di cooperazione di stampo prettamente economico. Tuttavia negli ultimi anni il Paraguay ha sviluppato una forte relazione economica con la Cina, Paese con il quale Taiwan è in disputa per il suo status politico da decenni.

L’accordo del 1957 firmato dall’allora dittatore paraguaiano Alfredo Stroessner (1954–1989) sancì l’inizio di una serie di accordi bilaterali di collaborazione in campo culturale, educativo e scientifico. Nel 1962 seguì la firma del primo accordo economico, il Tratado de Cooperación Comercial y Económica che includeva la clausola della nazione più favorita. Un trattato rinnovato nel 1971 per altri dieci anni, proprio qualche mese prima del cambio di status di Taiwan presso le Nazioni Unite. Nel 1973 i due Paesi conclusero l’Acuerdo de Cooperación Técnica per lo sviluppo dell’agricoltura paraguaiana. Un accordo che apportava vantaggi economici a Taiwan dato che presenta un territorio troppo piccolo e un clima inadatto per la coltivazione dei prodotti necessari per il suo sostentamento.  

In cambio l’isola asiatica avrebbe assicurato il sostegno tecnologico al Paraguay, un paese in via di sviluppo. Pertanto gli anni ’70 si caratterizzarono per una strategia di avvicinamento da parte di Taiwan nei confronti di Asunción, in un periodo in cui stava gradualmente perdendo il riconoscimento internazionale a favore della Cina. Di fatto con la risoluzione 2758 del 1971, l’Assemblea Generale dell’ONU concesse alla Repubblica Popolare Cinese i diritti di rappresentanza detenuti da Taiwan, il seggio nel Consiglio di Sicurezza e il riconoscimento come unico rappresentante della nazione cinese.  Di conseguenza, negli anni successivi numerosi Paesi sudamericani cambiarono il loro riconoscimento diplomatico a favore della Cina, disconoscendo l’autorità del governo taiwanese: Argentina (1972), Brasile (1974), Cile (1970), Perù (1971), Venezuela (1974), Bolivia (1985), Colombia (1980), Ecuador (1980) e Uruguay (1988). 

Negli anni ’80 le relazioni tra Asunción e Taipei si rafforzarono ulteriormente con la Conferencia de Cooperación Económica volta alla costruzione di una zona industriale di libero scambio in Paraguay con l’obiettivo di consolidare la presenza di Taiwan nel Paese. Questi furono gli ultimi anni della dittatura di Stroessner. Di fatto nel 1990, il successore Andrés Rodríguez (1989–1993) firmò una dichiarazione congiunta con la quale Taiwan si congratulava con il Paraguay per il ritorno alla democrazia enunciando i nuovi principi di diritto internazionale e di giustizia, libertà e diritti umani che avrebbero guidato le relazioni tra i due Paesi. Nuovi accordi economici vennero conclusi, in particolare quello del 1998 che prevedeva due importanti crediti rimborsabili al Paraguay: uno di 20 milioni di dollari per lo sviluppo dell’agricoltura e un altro di 70 milioni di dollari in credito per le piccole imprese, le cooperative agricole e la costruzione di strade per il trasporto.

Tuttavia durante la presidenza Lugo (2008–2012), la Cina iniziò a mostrare il suo interesse verso il Paraguay. Come dichiarò il vicepresidente della Camera paraguaiano-cinese, Raúl Torres Segovia, la Repubblica Popolare Cinese aveva il desiderio di rafforzare i legami con il nuovo governo. La reazione di Taiwan fu una donazione di 71 milioni di dollari nel 2009 da investire in progetti considerati prioritari dal Paese latinoamericano. Segue la presidenza Cartes (2013–2018) che concluse un nuovo accordo di cooperazione finanziaria non rimborsabile cui obiettivo era la riduzione della povertà e favorire lo sviluppo economico del Paraguay. Nel 2017, i due Paesi firmarono un Acuerdo de Cooperacón Económica che eliminava le tariffe sulle esportazioni dal Paraguay verso Taiwan su 54 prodotti. Un accordo che facilitava anche gli investimenti taiwanesi in Paraguay e prevedeva assistenza alle piccole e medie imprese.

L’alleanza tra Asunción e Taipei è una lunga storia di cooperazione economica e stretti legami politici che prosegue anche con l’attuale presidente, Mario Abdo Benítez. Relazioni che hanno ostacolato l’influenza cinese nel Paese sudamericano. La Cina ha sempre sfruttato la sua ascesa economica e politica e il suo grande mercato come strumenti di attrazione. A partire dagli anni ’70, diversi governi latinoamericani riconobbero Pechino come via per opporsi a Mosca, ottenendo in questo modo anche una maggiore autonomia dagli Stati Uniti. Dall’altro lato anche Taiwan ha sempre cercato, attraverso le sue relazioni economiche, di raggiungere i suoi obiettivi diplomatici.

Taipei si poneva in relazione con quei paesi latinoamericani troppo piccoli e con poche capacità per poter sfruttare le opportunità offerte dal mercato cinese. Tuttavia da gli anni 2000 la presenza della Cina in America Latina è cresciuta enormemente, riuscendo a ottenere il riconoscimento diplomatico di diversi paesi del Centro America che hanno abbandonato il loro allineamento con Taiwan: Dominica (2004), Grenada (2005), Costa Rica (2007), Panama (2017), El Salvador (2018) e la Repubblica Dominicana (2018). Ciò nonostante il Paraguay ha deliberatamente mantenuto le distanze dalla Cina continentale. Di fatto, nel 2020 nel mezzo della pandemia di SARS-CoV-2, il senato paraguaiano ha respinto il progetto di legge per il riconoscimento diplomatico della Repubblica Popolare Cinese presentato dai senatori del Fronte Guasú.

Un progetto che prevedeva anche lo scambio di materiali e aiuti sanitari dalla Cina in cambio di prodotti agricoli e alimentari paraguaiani. Di conseguenza, il Paraguay è rimasto uno dei 15 Paesi che ancora intrattiene relazioni diplomatiche con Taiwan, nonostante il crescente peso del suo commercio con Pechino. Ne è un esempio l’acquisto nel 2010, da parte di China National Offshore Oil Corporation, del 50% del gruppo Bridas che opera nella raffinazione e commercializzazione di combustibili in Paraguay attraverso Axion Energy. La Cina quindi ha già inziato a esercitare pressioni sullo Stato paraguaiano per stabilire relazioni diplomatiche attraverso politici, uomini d’affari e altri membri del MERCOSUR. Nel 2019, per esempio, alcune associazioni d’impresa nella produzione della soia, il Paraguay è uno dei maggiori produttori mondiale, hanno chiesto l’apertura di un ufficio commerciale nella città di Shanghai. Di fatto, la produzione agricola paraguaiana arriva in Cina indirettamente attraverso paesi latinoamericani terzi. Immediata la reazione di Taiwan che si è impegnata a comprare prodotti agricoli locali per un valore di 60 milioni di dollari all’anno e ha raddoppiato il suo aiuto finanziario a 150 milioni di dollari annuali.

In conclusione, il riconoscimento tra Paraguay e Taiwan è muto e reciproco, ma i benefici sono asimmetrici. Per Taiwan, il riconoscimento diplomatico è necessario per sostenere le sue rivendicazioni di sovranità statale. Le relazioni con Asunción permettono alla Repubblica di Cina di mantenere un’ambasciata in Sud America, una base sia per osservare l’azione cinese sia per tutelare i suoi interessi commerciali. Principalmente sono tre le strategie di Taipei applicate al Paraguay: frequenti e ben pubblicizzate visite diplomatiche d’importanti rappresentanti dello Stato, cooperazione tecnica e scientifica e assistenza finanziaria. In questo modo, Taipei è riuscita a proiettare i suoi interessi politici ed economici e ha trovato nel Paraguay un destinatario adeguato, il quale riceve in cambio assistenza tecnica per lo sviluppo, trasferimenti di tecnologia, prestiti e donazioni.

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