DOHA: IL JPCOA PER CONTARE DI PIU’ A LIVELLO REGIONALE

Stando alla dichiarazioni dei vertici del piccolo ma ricco Stato, Doha sembrerebbe voler mediare nel dossier sul nucleare iraniano. A che pro?

CONTESTO DELLA POSSIBILE MEDIAZIONE

Da più di qualche giorno analisti internazionali e think tank stranieri riportano la possibile mossa del Qatar, ovvero quella di inserirsi in una potenziale mediazione nell’ambito dell’accordo sul nucleare iraniano, meglio noto come JPCOA (Joint Comprehensive Plan of Action) del 2015. Si tratta dell’intesa che era stata raggiunta nel 2015 tra Iran, USA, Regno Unito, Francia, Germania, Russia e Cina e Unione Europea ovviamente.

In base a tale accordo Teheran accettò di tagliare le sue riserve di uranio del 98% e di ridurre di due terzi le centrifughe a gas per tredici anni. In cambio Washington avrebbe allentato le sue sanzioni nei confronti della Repubblica islamica. Doha, che è appena uscita dalla stagione del boicottaggio che l’aveva vista sottostare alle decisioni di alcuni Stati tra cui l’Arabia Saudita condotte a partire dal 2017, sta lavorando per rilanciare l’accordo sul nucleare con l’Iran.

Dopo esser uscita da una stagione che l’aveva vista ricevere diverse accuse dal Golfo e da Stati come Egitto e Bahrein, Doha vuole tornare a contare e dimostrare ai Sauditi che non ha paura di condurre una politica estera “indipendente”. Tramite alcune dichiarazioni del Ministro degli Esteri qatariota M. Bin Abdullrahman Al Thani è stato possibile comprendere come Doha non voglia assolutamente ridurre i legami con Teheran, anzi, è pronta ad inserirsi nella revisione dell’accordo precedentemente descritto.

Questo impulso non è nuovo, infatti già nel mese di gennaio Doha aveva chiesto ai Paesi del Golfo nuovi colloqui con l’Iran spiazzando soprattutto Riyad il cui scopo era quello di recuperare i rapporti con il Qatar in ottica anti Iran.

A CHE PRO INSERIRSI NELL’ACCORDO SUL NUCELARE?

Doha ha dimostrato, dopo esser stata “liberata” dal gruppo a guida saudita, di poter condurre un proprio percorso a livello geopolitico, di non temere potenziali ripercussioni dei Paesi del Golfo. Inoltre, ancora una volta, ha fatto intendere quanto sia fondamentale mantenere buone relazioni con uno Stato, l’Iran, che il Golfo vuole ostacolare e che vede una minaccia per i propri interessi nel Medio Oriente.

Doha e Teheran hanno molto da condividere, a partire dai giacimenti gasiferi condivisi, perno della loro strategia geopolitica.  Inoltre, i due Paesi condividono la necessità di elevarsi a potenze regionali sebbene con strategie diverse. Doha non ha mai inteso voler interrompere integralmente i rapporti con Teheran.  In particolar modo, Doha ha più volte rimarcato il ruolo fondamentale di Teheran allo scoppio della “crisi del Golfo” del 2017 a seguito della quale è seguito l’embargo diplomatico, economico e logistico nei confronti del piccolo Stato.

Ciò che pesa fortemente nelle relazioni tra Qatar e Iran sono le accuse rivolte dai Sauditi e da altri Stati facenti parte del Consiglio di Cooperazione del Golfo in merito al presunto supporto del Qatar ad Hamas ed Hezbollah, direttamente collegato all’Iran. Nonostante tutto ciò, nell’ambito di una possibile mediazione nell’ambito dell’accordo sul nucleare iraniano, Doha cercherebbe di erigersi a buon mediatore per contare maggiormente negli equilibri regionali.

E ancora, sviluppando ulteriormente i propri rapporti con Teheran, Doha espanderebbe il suo potenziale nelle relazioni economiche, energetiche e securitarie.  Tuttavia Doha dovrebbe tener conto delle imminenti mosse geopolitiche statunitensi con la nuova amministrazione Biden che intende ripristinare l’accordo sul nucleare con l’Iran.

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