RUSSIA, CINA E STATI UNITI. TRA REALISMO STRUTTURALE E TEORIA COSTRUTTIVISTA

Secondo il professore John Mearsheimer accademico di fama mondiale, nonché teorico del realismo strutturale, durante il corso di una sua intervista – rilasciata al giornalista pakistano Ejaz Haider – ha spiegato perché nel caso in cui vi fosse una nuova guerra fredda tra Cina e Stati Uniti, la Russia, opterebbe per un cambio di fronte repentino e potrebbe schierarsi con Washington.

Secondo il noto scienziato politico  e studioso di relazioni internazionali statunitense, nell’ipotesi di una dichiarata e conclamata escalation tra USA e Cina, la Russia sicuramente cambierà allineamento strategico  in favore degli Stati Uniti contro la Cina.  Secondo il professore John Mearsheimer la stretta cooperazione economica, militare e istituzionale che intercorre tra Mosca e Pechino, contraddice la vera natura dei rapporti tra le due potenze,  secondo cui in realtà la Cina è presumibilmente una minaccia maggiore per la Russia rispetto agli Stati Uniti. Sempre secondo l’accademico, il partenariato strategico russo-cinese è uno degli assi primari della geopolitica contemporanea, ma l’eccessiva espansione da parte di Pechino danneggerà sempre più, in futuro, gli interessi inclusi nella sfera di influenza Russa.

Durante il corso della video intervista sopra riportata – più precisamente al minuto 51:00 –  il professore Mearsheimer, sostiene che gran parte dell’establishment di Mosca sarebbe innervosito dall’attrattiva economica e dall’influenza che la Belt and Road Initiative (BRI)  cinese diffonde alle popolazioni stanziate nei territori  dell’Asia centrale.  L’opinione dell’accademico statunitense per quanto possa essere affascinante però non tiene in considerazione numerosi fattori che potrebbero rendere la teoria del realismo strutturale, priva di fondamenti rilevanti ai fini dell’analisi in oggetto.

Infatti, se è vero che sono riscontrabili sempre più crescenti asimmetrie tra Cina e Russia, che potrebbero fare pensare, in virtù della vicinanza geografica tra le due ad un inevitabile scontro, la visione del professor Mearsheimer trascura l’influenza che la teoria costruttivista delle relazioni internazionali ha sulla teoria del realismo strutturale.  Questa scuola di pensiero riguarda fondamentalmente l’influenza di percezioni che cambiano occasionalmente (siano esse naturali e / o dovute a fattori esterni come le operazioni di guerra dell’informazione) trattando principalmente la determinazione delle reciproche valutazioni circa la minaccia che ogni Stato avverte come dei rischi nei confronti di altri soggetti statali. 

Le interpretazioni strutturali realiste e costruttiviste divergono principalmente nelle prospettive a lungo termine circa il rapporto di convenienza diplomatico russo-cinese. I realisti strutturali sono fiduciosi che queste crescenti asimmetrie di potere a favore della Cina, insieme a una potenziale svolta diplomatica tra Russia e Stati Uniti, porteranno inevitabilmente a una divisione russo-cinese.  Sebbene alcuni membri della nomenclatura russa abbiano condiviso le loro ansie con il professor Mearsheimer sull’impatto della BRI (Belt and Road Iniziative) sull’Asia centrale, ciò non significa che considerino l’intera politica estera o l’intero governo cinese come una vera e propria minaccia.

Dopotutto, il presidente Putin continua a chiedere una maggiore cooperazione con la Cina, anche di recente, in occasione  della Giornata dei lavoratori diplomatici in Russia, il presidente ha ribadito tale concetto, sostenendo che  “Molto merito va al Ministero degli Esteri per i suoi sforzi attivi e coerenti per raggiungere la stabilizzazione in diversi punti caldi e garantire una cooperazione costruttiva con la maggior parte dei nostri partner stranieri, principalmente gli stati membri della EAEU, CSTO, CIS, OCS e BRICS.” Putin ha anche dichiarato che “l’approfondimento dell’integrazione eurasiatica e la sua interfaccia con altre associazioni di integrazione regionale rimangono un obiettivo prioritario”

Ricordando che la Cina è un membro chiave dei BRICS e della OCS (Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai), è chiaro che la Russia non ha alcuna intenzione pubblicamente dichiarata di disimpegnarsi gradualmente dalla Cina, contrariamente alla previsione del professor Mearsheimer. Detto questo, ciò non significa che la Russia non stia neppure “bilanciando” il proprio potere abbandonandosi completamente alla Cina; sebbene in modo “amichevole”, Mosca preferisce mantenere degli ottimi rapporti economico – diplomatici con il suo vicino senza però abbassare mai la guardia. In questo gioco di bilanciamenti di potere, risulta  fondamentale l’India; questa infatti è il partner preferito della Russia per smorzare il ruolo eccessivamente egemonico che Pechino prova ad esercitare nella regione, in quanto sia Russia che India e Cina appartengono sia ai BRICS che ai OCS (Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai)

Purtroppo però le relazioni russo-indiane sono diventate inaspettatamente complicate alla fine del 2020, quando gli indiani hanno reagito in modo eccessivo alle parole di  condanna del ministro degli Esteri Lavrov, quando accusò il governo di Nuova Delhi di essere eccessivamente asservito alla indicazioni che giungevano da Washington in funzione anti cinese. Le preoccupazioni della Russia sulle relazioni tra Stati Uniti e India si riferiscono al grande obiettivo strategico di Mosca di “bilanciare” Pechino in modo “amichevole” attraverso il loro partenariato istituzionale congiunto con Nuova Delhi. Più i legami tra Stati Uniti e India assumono una natura decisamente anti-cinese (probabilmente spinti a un ampio grado di valutazioni condivise delle minacce ispirate dalla scuola realista strutturale), meno la Russia può fare affidamento sulle proprie relazioni con l’India; dall’interazione Washington – Nuova Delhi – Mosca scaturisce l’effetto “bilanciamento” nella regione in funzione anti espansionistica cinese.

A differenza di quanto prevede il professor Mearsheimer sulla Russia che “cambia posizione” per “allearsi” con gli Stati Uniti “contro la Cina” in conformità con la sua visione realista strutturale, un possibile scenario bellico non riguarderebbe direttamente gli Stati Uniti, bensì il triangolo Russia, Cina e India; motivo per cui nessuna delle tre potenze avrebbe interesse nel provocare un conflitto che vedrebbe tutti reciprocamente coinvolti nello stesso scenario regionale. Dopotutto, la Russia ha già armato pesantemente l’India, nonostante le esportazioni militari siano relativamente diminuite negli ultimi anni. Un realista strutturale, presumibilmente, si aspetterebbe che le relazioni sino-russe siano all’inizio di un possibile deterioramento, dato che il Ministero della Difesa russo sul finire del 2020, ha annunciato di volere vendere missili supersonici “BrahMos” – prodotti congiuntamente con l’India – anche nelle Filippine. Queste ultime, rappresentano sempre più, una minaccia agli interessi nazionali cinesi.

In effetti, la vendita di armi russe a soggetti regionali che confinano con la Cina (come le Filippine), rappresentano, probabilmente, dalla prospettiva di un realista strutturale, un rischio maggiore rispetto all’influenza meramente economica che la Cina esercita in Asia centrale, dato che Mosca sta letteralmente armando potenziali nemici alle porte di Pechino con i quali ha controversie territoriali.  Tuttavia, i legami russo-cinesi rimangono solidi anche perché né Mosca né Pechino sono inclini a provocare un’escalation di criticità lungo il loro vasto confine, che li distrarrebbe da minacce militari convenzionali oggettivamente già esistenti e guidate dagli Stati Uniti lungo le loro periferie occidentali e meridionali.

A parte questo interesse condiviso, entrambi aspirano a completare il graduale abbinamento dell’Unione eurasiatica guidata dalla Russia con la BRI (Belt and Road Initiative) cinese attraverso la OCS. Anche la Russia e la Cina si affidano l’una all’altra rispettivamente nei ruoli di fornitori e acquirenti di risorse naturali. Questi interessi istituzionali ed economici, sono allineati più strettamente con il paradigma neoliberista delle Relazioni Internazionali e, almeno finora, hanno notevolmente mitigato il potenziale per qualsiasi emergente problematica relativa ad un qualsiasi ed eventuale conflitto armato, nonostante le previsioni contrarie del professor Mearsheimer.

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