LA DANIMARCA SI DIFENDE: NUOVI MEZZI MILITARI PER MONITORARE L’ARTICO

Copenaghen partecipa al fermento: stanziati importanti fondi per monitorare Groenlandia e Fær Øer. Che sia un passaggio ad una strategia ad alta tensione?

Copenaghen aumenta la spesa per la difesa dell’Artico. Un punto molto importante nell’agenda politica danese, ma che, fino ad ora, non aveva avuto la giusta considerazione. Il Regno di Danimarca dispone davvero di pochi mezzi: attualmente c’è solo un aereo, quattro elicotteri e quattro navi. È chiaro che, per monitorare l’Artico ed il territorio della Groenlandia ci vuole qualcosa in più. Ed è per questo motivo che il mese di febbraio 2021 si è aperto con l’annuncio di un nuovo finanziamento per l’Artico.

La Danimarca, ha infatti dichiarato che sono previste ingenti spese per incrementare le proprie capacità di difesa nell’area. Serviranno droni, radar a lungo raggio e nuovi mezzi militari. Sicuramente, la spesa prevista dal governo danese, che ammonta a circa 1,5 miliardi di corone danesi (oltre 200 milioni di euro) sarà utile a raggiungere lo scopo prefissato e monitorare l’Artico, proprio ora che la zona si sta scaldando, sotto vari punti di vista. 

A cosa serviranno questi mezzi? E dove saranno utili? È presto detto. La Danimarca deve la sua condizione di “stato artico” alla sovranità che detiene sul territorio della Groenlandia e delle Isole Fær Øer. Si tratta di realtà artiche a pieno titolo, che riscontrano un interesse sempre crescente da parte delle grandi potenze mondiali, che ambiscono alla proverbiale fetta di questo nuovo territorio fertile. Basi di approdo, presidi militari, risorse minerarie; Groenlandia e Fær Øer rappresentano questo per Cina e Stati Uniti. Si rende logica quindi, la volontà da parte del governo di Copenaghen di monitorare i territori posti sotto la propria sovranità. 

D’altronde, i ghiacciai si stanno sciogliendo e le navi ne approfittano, la Russia rafforza le proprie capacità militari. Partecipare al fermento, si rende quantomeno necessario per i danesi. Certo, a conti fatti, l’incremento della spesa per il monitoraggio non dovrebbe costituire un grande stravolgimento per le dinamiche artiche, ma soltanto una presa di coscienza. La Danimarca si è sempre mossa mediante una strategia low tension e la La mossa di monitorare i territori potrebbe non rappresentare il cambiamento sperato, a meno di sorprese.  La Ministra della Difesa Trine Bramsen ha descritto il progetto di finanziamento come doveroso per prendere seriamente le minacce che si prospettano nella regione. 

Non si esclude quindi, un ruolo più attivo di Copenaghen nell’area. Ora che le acque artiche si stanno riscaldando e, secondo molti si rende necessario abbandonare ruoli passivi, anche la Danimarca potrebbe fare la propria parte. Qualcosa potrebbe muoversi anche in ottica NATO, di cui la Danimarca stessa, fa parte, e la disposizione di più elicotteri, aerei e droni potrebbe fare comodo, nella cornice che vede il configurarsi di due ipotetici blocchi, atti a rompere l’equilibrio che imperversa nell’Artico. L’ipotetica rottura dell’equilibrio obbligherebbe Danimarca e gli altri stati a prendere posizione.

Domenico Modola

Vivo a Brusciano (NA) ed ho una laurea Magistrale in Scienze Politiche Studi Internazionali presso L’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” con una tesi in Geografia Politica delle Relazioni Internazionali.
La macroarea di cui mi occupo è l’Artico. Scrivo di tutti gli aspetti relativi alla geopolitica di quei territori.
Lo IARI Mi sta dando una grande opportunità di crescita, con annessa la possibilità di fare ciò che veramente mi piace. Essere analista IARI vuol dire confronto con una realtà seria e professionale, ma formata da giovani. Far parte di una redazione come quella di IARI è un grandissimo slancio. Il think tank offerto grazie alle analisi di redattori e collaboratori è un utilissimo mezzo per comprendere al meglio le dinamiche mondiali. Le analisi pubblicate sono di continuo stimolo e approfondimento.

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