RENITENZA ALLA LEVA IN SIRIA: LE CONSEGUENZE

Nuove norme più stringenti prevedono la confisca di proprietà e beni dei siriani sfuggiti al servizio militare e delle loro famiglie. 

Il Ministero dell’informazione siriano ha pubblicato, il 2 febbraio scorso, un video in cui si fa riferimento ad un emendamento dell’art. 97 della legge sulla coscrizione militare (l. 30/2007), che autorizza le autorità siriane a punire la renitenza alla leva con la confisca immediata dei beni, nel caso in cui gli interessati si rifiutino di pagare 8.000 dollari per l’esenzione dal servizio militare. Human Rights Watch (HRW) informa del clamore che ha suscitato l’annuncio, fatto dal Colonnello Elias al-Bitar, in seno all’opinione pubblica.  

Precedentemente, la normativa prevedeva il sequestro cautelativo dei beni degli uomini che si rifiutavano di servire nell’esercito, o di pagare la tassa di esenzione, nell’attesa di una sentenza. Con l’emendamento, il Ministero delle finanze può confiscare con decorrenza immediata, e vendere, la proprietà dei renitenti, nonché apporre un sequestro cautelativo ai beni di mogli, figli e parenti prossimi, senza fornire loro un preavviso né tantomeno l’opportunità di adire le vie legali per impugnare la decisione.

Oltre a non soddisfare le garanzie di base del giusto processo, la legge ha, soprattutto, l’effetto di ostacolare ulteriormente il ritorno a casa dei rifugiati siriani, nella misura in cui si considera che molti siriani hanno lasciato il Paese proprio per evitare di prendere servizio nelle forze armate siriane, che, si ricorda, si sono macchiate di gravissime violazioni dei diritti umani sin dall’inizio del conflitto. HRW sottolinea come la maggior parte dei rifugiati siriani, che al momento si trovano principalmente in Libano, Giordania e Turchia, non hanno la possibilità economica di pagare la multa, ancor più in questo momento, in cui, oltre alla loro marginalizzazione nelle economie dei Paesi ospitanti, vi sono gli effetti della crisi sanitaria ad acuire le problematiche economiche.

In considerazione delle complicazioni nel mantenere operativo l’esercito, sicuramente provato dopo un decennio di guerra, perdite, diserzioni ed esodo dei siriani, sembra lecito ritenere che le nuove norme stringenti, oltre a rappresentare una misura punitiva contro i dissidenti, mostrino l’intento dissuasivo del regime nei confronti di chi vuole sottrarsi al servizio militare. Sicuramente, la rilevanza della protezione dei diritti di proprietà pone lanecessità di integrare la questione nel dialogo sulla giustizia di transizione in Siria. 

Annachiara Cammarata

Annachiara Cammarata, analista per IARI di Diritto Internazionale e diritti umani. Laureata in Mediazione linguistica e culturale presso l’Università degli studi di Napoli l’Orientale, con una tesi sulla tutela dei diritti umani nel sistema giuridico islamico, sono attualmente laureanda magistrale in Relazioni Internazionali per l’area MENA nello stesso ateneo, redigendo la mia tesi sulla cooperazione strategica dell’Ue con i Paesi terzi per la gestione dei flussi migratori, e sto frequentando un Master di II livello in Politica e Relazioni Internazionali presso la LUMSA di Roma. Durante il mio percorso universitario ho avuto l’opportunità di studiare all’estero in Europa, America Latina e Nord Africa, esperienze preziose che mi hanno aiutata a dare forma ai miei progetti accademici e lavorativi.

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