NORVEGIA: L’OMBRA DELLE INTELLIGENCE STRANIERE CHE MINACCIA IL PAESE

Presentata la valutazione annuale dell’intelligence norvegese sui rischi che corre il paese. Cina e Russia, le principali minacce per Oslo.

I Servizi segreti stranieri rappresentano una minaccia considerevole. Così il capo dell’intelligence norvegese ha sottolineato l’attività portata avanti dagli omologhi, in particolare russi e cinesi, nei confronti degli interessi norvegesi. Se poi consideriamo che a ciò fa seguito l’incremento dell’attività militare dei due giganti energetici nell’Artico, la sensazione di minaccia appare comprensibile. L’intelligence norvegese ha presentato la valutazione delle minacce per il 2021, in forma congiunta con la polizia e l’autorità di sicurezza nazionale (NSM). L’entità del rischio è ben descritta anche dal fatto che questi tre servizi abbiano presentato congiuntamente le loro valutazioni.  L’attività di presunto spionaggio che Cina e Russia starebbero portando avanti in Norvegia, si espliciterebbe perlopiù in digitale. Computer, social media e rete internet sarebbero oggetto di attenzione delle intelligence, intende a carpire segreti ed alimentare tensione nell’Artico

Alle origini della minaccia

Quanto descritto nella relazione dei Servizi segreti, non risulta comunque nuovo ad Oslo. Negli ultimi sei mesi, i campanelli d’allarme sono stati molteplici, tra attacchi hacker che hanno colpito i sistemi degli enti pubblici e privati, oltre che varie società presenti sul territorio. Qualcosa di simile poi, è accaduto ha interessato anche Stortinget, il parlamento norvegese, che ha visto la propria piattaforma web attaccata da hacker di sicura provenienza straniera. Un colpo ritenuto inaccettabile dalla Norvegia.  Ma per quali questioni, le intelligence di Russia e Cina starebbero monitorando Oslo? Per questioni di confine e “vicinato”, nel caso della Russia; per motivi legati ad interessi economici e produttivi, la Cina.

Non bisogna dimenticare infatti che la Norvegia rappresenta, nell’ottica di contesa dello spazio artico, l’ultima frontiera, un vicino di casa che potrebbe stabilire scomode alleanze con gli Stati Uniti. Un’ipotesi fastidiosa per Mosca, quanto per Pechino.  la politica estera e di sicurezza, l’estremo nord, le Svalbard, sulle quali vige la sovranità norvegese, ma dove molti stati coltivano i propri interessi; poi ancora, le leggi norvegesi in contrasto all’inquinamento dei mari, che di fatto rendono difficoltosa la navigazione nei dintorni dell’arcipelago delle Svalbard; infine i grandi progressi nel campo dell’energia green e dell’alta tecnologia. La Norvegia  risulta all’avanguardia su vari settori, quindi per Russia e Cina, mettere le mani su qualche informazione può portare a risvolti sicuramente vantaggiosi.  

Un pericolo che arriva da Mosca

Il Ministro della Difesa Frank Bakke-Jensen ha definito in una recente conferenza stampa, Pechino come una “sfida crescente per gli interessi e la sicurezza norvegesi” , mentre la Russia come “una grande rivale in una lotta di potere”. Ed è proprio così che appare il contesto. L’attività russa, specie quella militare, registra numeri in forte crescita, con numerose esercitazioni su terra, ma non solo. Le esercitazioni militari, gli sforamenti in acque territoriali norvegesi, sono drasticamente aumentate negli ultimi dieci anni, così come è aumentato il livello di percezione della tensione tra i due paesi. Aumenta la presenza militare nell’Artico russo, aumentano le esercitazioni, spesso a ridosso del confine norvegese, ed aumenta il rischio per Oslo. La Russia infatti, si sta muovendo bene in questa direzione.

Le autorità sono decise a sfruttare l’Artico quale bacino per le attività estrattive, ma anche come luogo di contesa, in cui guadagnare una sontuosa leadership militare a discapito degli Stati Uniti. La zona artica russa, tra Murmansk e Norilsk, passando per il Mare di Kara, si trovano nell’orbita di una vastità di progetti, inerenti sia le attività del gas e del petrolio, sia le attività militari. Sottomarini, navi rompighiaccio per la navigazione, satelliti per il monitoraggio dei paesi rivali e armi nucleari, rappresentano gran parte del cantiere che è oggi, la Russia nell’Artico. L’intelligence avverte anche sui pericoli della minaccia nucleare. Lo sviluppo tecnologico in campo militare, corre più in fretta della diplomazia e di trattati internazionali, che andrebbero aggiornati di volta in volta per evitare scappatoie.

La Norvegia mette in guardia proprio su questo punto: la Russia e le armi nucleari. Nuove tecnologie nucleari, in forza all’esercito russo, sono ormai un fatto. I test vengono fatti presso presidi militari come Novaya Zemlya e penisola di Kola, ritenuti troppo vicini ai territori norvegesi. I Servizi segreti norvegesi temono che possano verificarsi incidenti con gravi conseguenze. La preoccupazione sulle armi poi, è raddoppiata dal fatto che, su tale argomento, Oslo potrebbe non trovare il solito supporto statunitense. La scorsa settimana infatti,  Russia e Stati Uniti hanno deciso di estendere il New Start Treaty di un altro periodo di cinque anni. Il trattato è il successore di precedenti negoziati riguardanti riduzione e limitazione delle armi strategiche offensive tra l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti. 

Il botta e risposta delle accuse

Mosca restituisce al mittente le accuse e ribatte. Secondo la Russia, la NATO sarebbe una spina nel fianco. In primo luogo, perché sarebbe proprio la NATO ad aver rinforzato il sistema di intelligence per spiare obiettivi russi. Da parte russa, la NATO è percepita come troppo vicina ai suoi confini, e in quei confini, figura anche la Norvegia.  In secondo luogo, secondo Mosca si deve alle forze atlantiche l’introduzione di nuovi luoghi di conflitto come quello digitale e spaziale, potenziali luoghi per conflitti aspri.  Infine, la Russia accusa gli Stati Uniti, rei di aver  compromesso l’equilibrio della sicurezza globale e i trattati sul controllo degli armamenti, con un possibile, conseguente sprint verso nuovi armamenti nucleari.

Una narrativa, ritenuta falsa e fuorviante dall’intelligence norvegese, che si è espressa in nome delle forze atlantiche. Sui mass media russi poi, la Norvegia viene rappresentata a tutti gli effetti quale paese ospite della NATO, sicuro approdo per armi, mezzi e truppe statunitensi.  Tuttavia, l’approccio russo apre  anche uno spunto di riflessione: l’equilibrio strategico dell’Artico starebbe indebolendosi. Questo potrebbe essere l’origine di una minaccia di proporzioni disastrose.

D’altro canto, potenze come Cina e Russia, stanno mostrando un forte autoritarismo, ciò impensierisce un player piccolo come la Norvegia. Seppur diversi dal punto di vista politico, i due paesi sono caratterizzati da uno stretto legame prioritario tra politica ed economia, aspetto che li ha portati lungo la rotta di una solida cooperazione. Non è escluso quindi che, in prospettiva, Cina e Russia, prospettino un conflitto duraturo con gli Stati Uniti e gli altri stati del patto atlantico. 

La minaccia cinese: Dati sensibili e Via della Seta

La minaccia digitale è altrettanto concreta e reale e, questa minaccia arriva da Pechino. Questioni Il 5G, le maggiori capacità di approvvigionamento di dati sensibili a favore della Cina, sono i dubbi più ricorrenti nella valutazione dell’intelligence norvegese. Inoltre nel gigantesco piano della nuova Via della Seta cinese rientrano anche la Norvegia, luogo di investimenti diretti ed ingerenze, da parte di Pechino. Secondo il rapporto dell’intelligence, nonostante la Cina abbia un approccio sicuramente meno forte, meno pressante rispetto alla Russia, va tenuta comunque d’occhio. La Cina non mostra i muscoli ma preferisce la cooperazione. Tuttavia l’obiettivo ultimo di Pechino non differisce molto da quello di Mosca: sfidare gli Stati Uniti e spodestarli dalla leadership mondiale.

Il fine comune, unito alla grande disponibilità di risorse, economiche, produttive e militari, potrebbe costituire il filo che andrà ad intessere un legame duraturo tra Mosca e Pechino. I leader dei due paesi hanno poi un buon rapporto e , finché ci saranno Putin da una parte e Xi Jinping dall’altra, la conferma del saldo legame, non è per nulla esclusa. Sul piano infrastrutturale, la Russia ha avuto bisogno più volte degli interventi cinesi, mentre i cinesi hanno colto al volo l’opportunità di uno sbocco concreto sul promettente scenario artico.

D’altronde la Russia punta tutto sulle esportazioni di energia, e i capitali cinesi sono un toccasana per concretizzare tale attività. In Norvegia quindi, la tensione è palpabile ed il pericolo è percepito come più che reale. Bisogna tener conto del fatto che, l’equilibrio che fino ad ora ha tenuto in piedi lo scacchiere artico potrebbe essere davvero in bilico. La prospettiva di un conflitto, al momento appare ancora lontana, ma forse le distanze si potrebbero accorciare. La Norvegia, in ogni caso, a causa della vicinanza con la Russia, sarebbe la prima a percepirlo. 

Domenico Modola

Vivo a Brusciano (NA) ed ho una laurea Magistrale in Scienze Politiche Studi Internazionali presso L’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” con una tesi in Geografia Politica delle Relazioni Internazionali.
La macroarea di cui mi occupo è l’Artico. Scrivo di tutti gli aspetti relativi alla geopolitica di quei territori.
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