IL GOLPE IN MYANMAR: GLI INTRIGHI FINANZIARI DEL GENERALE HLAING

Il generale Min Aung Hlaing, che ha guidato il recente golpe in Myanmar, sembrerebbe coinvolto in importanti interessi finanziari ed economici, che potrebbero aver costituito un incentivo all’azione golpista. 

Il generale Min Aung Hlaing è stato all’assoluto protagonista del golpe. Prossimo alla pensione, ha ricoprendo sempre ruoli di prestigio nell’esercito, fino a quando il 1° febbraio non è arrivato al potere politico. Il golpe sarebbe stato funzionale alla protezione degli interessi economici e finanziari nei quali sarebbero coinvolto il generale, la sua famiglia e i suoi più stretti collaboratori, che con la vittoria elettorale della leader della Lega nazionale per la democrazia, Aung San Suu Kyi, sarebbero stati soggetti ad importanti indagini giudiziarie.

Secondo una dichiarazione del gruppo di attivisti Justice for Myanmar, il generale, infatti, risulterebbe coinvolto nei processi decisionali in capo a due industrie militari: Myanmar Economic Corporation (MEC) e Myanmar Economic Holdings Limited (MEHL). L’attività di questi conglomerati industriali si estenderebbe in vari settori commerciali, quali l’estrazione di pietre preziose (giada e rubino), quello immobiliare e anche quello edile.  Il figlio, Aung Pyae Sone, gestisce varie attività a carattere tecnologico in campo medico e farmaceutico.

Ancora, la figlia del generale Khin Thiri Thet Mon, è a capo di un’azienda cinematografica che produce film dal budget importante. Allo stesso tempo, altri membri dell’esercito sembrano essere coinvolti in importanti traffici e trattative commerciali, riguardanti proprio l’acquisto di armi tecnologiche da Paesi quali la Cina, Russia o ancora Israele. Dalla dichiarazione si può notare come il potere militare sia fortemente coinvolto in tutto il tessuto socio-politico-economico del Myanmar. Tale coinvolgimento, però, non ha giovato allo sviluppo del Paese considerando che l’economia del Myanmar si è trasformata, da una delle più promettenti e prospere, in una piena di diseguaglianze e povertà, condizione peggiorata dal pagamento di tutte le sanzioni internazionali dovute al genocidio contro i Rohingya, di cui è stato accusato proprio l’esercito.

Un colpo di stato è sempre un evento destabilizzante per le relazioni internazionali di un Paese. E così, se sul fronte politico internazionale, il neo Presidente americano Biden ha già denunciato e condannato l’azione dei colpevoli, riavviando il dialogo con i partners del QUAD, il Quadrilateral Security Dialogue, India, Giappone e Australia, per stabilizzare la regione, sul fronte economico, la situazione è altrettanto grave. Da un lato gli USA, infatti, hanno deciso di proporre un inasprimento delle sanzioni economiche, dall’altro, gli investitori stranieri avendo paura di essere colpiti da queste possibili sanzioni e di essere coinvolti in affari con compagnie, in mano ai militari, accusati di genocidio e di crimini contro l’umanità, stanno ritirando i loro impegni.

Esempio di ciò è la decisione di due grandi aziende, Amata e Suzuki Motor, di sospendere momentaneamente le loro attività in Myanmar. Questo quadro incerto sembrerebbe agevolare gli interessi economici e commerciali cinesi nel Paese, assunti già durante il governo precedente, visto e considerato che la Cina ha già riconosciuto il nuovo governo.

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