IL DIRITTO DI VOTO ALLE ELEZIONI CATALANE TRA IL COVID E SAN VALENTINO

Le elezioni catalane del prossimo 14 di febbraio, giorno di San Valentino, sollevano il problema della convivenza tra il diritto alla vita degli elettori e il diritto di voto, nel momento in cui la società catalana vive un momento di crisi e forte polarizzazione.

Il 14 febbraio si terranno le elezioni in Catalogna. Questa romantica data, però, potrebbe non portare ai partecipanti della tornata elettorale un finale altrettanto amorevole e allettante, una volta chiusi i collegi elettorali; né per i partecipanti al Governo nazionale, i quali auspicano il ritorno al costituzionalismo e alla “tranquillità”; né per gli indipendentisti, i quali pensano a una nuova dichiarazione d’indipendenza, continuando, così il processo di autodeterminazione iniziato nel 2017 con il cosiddetto referendum di autodeterminazione. Da notare la posizione, tra gli indipendentisti, di Esquerra Republicana de Catalunya che scommette sulla via del dialogo con il governo spagnolo). 

Quello che è chiaro è che solo i cinque milioni di elettori chiamati alle urne il giorno di San Valentino saranno i soli responsabili del futuro di questa regione, la quale, oltre alla ormai storica polarizzazione e alla ancora crisi politica, scoppiata in seguito al già citato referendum del 2017, si trova attualmente immersa nell’ulteriore crisi sociosanitaria.

La pandemia di Covid-19  ha reso la Catalogna la seconda comunità spagnola con il maggior numero di morti a causa del coronavirus, nonostante le diverse misure di contenimento, attuate con i diversi stati d’allarme nazionali e ulteriori provvedimenti regionali, da marzo del 2020.

Questa crisi ha portato alla ribalta la questione del diritto al voto, in un contesto di crisi sanitaria, dove molte delle libertà fondamentali dei cittadini si trovano limitate. Così, in un primo momento, di fronte alla terza ondata della pandemia, il Govern aveva deciso di sospendere le elezioni per la possibilità che i diversi lockdown e misure restrittive rendessero impossibile una buona procedura elettorale e, quindi, aveva ipotizzato di rimandarle al 30 maggio, una volta terminato lo stato d’allarme in vigore su tutto il territorio spagnolo.

Ma, il decreto della Generalitat sul rinvio delle elezioni in Catalogna è stato considerato non valido dalla Tribunal Superior de Justicia de Cataluña.Uno dei motivi che supportano questa decisione è che, per il Tribunale “non c’è forza maggiore che impedisca lo svolgimento delle elezioni”. 

Inoltre, il sistema legislativo spagnolo non prevede nessun tipo di rinvio, nonostante sia stato permesso il rinvio delle elezioni nei Paesi Baschi e in Galizia nel pieno della pandemia. Questo rinvio, d’accordo con la risoluzioni dei rispettiviTribunales Superiores de Justicia, era stato motivato dalla situazione di confinamento domiciliare in cui si trovavano entrambi territori. 

La decisione del Tribunal Superior de Justicia de Cataluña obbedisce anche all’interesse pubblico dello svolgimento democratico delle elezioni, a causa della “natura provvisoria” in cui si trova ora il Govern della Generalitat, visto che il Parlament  è già sciolto, in seguito  alla inibizione del ex presidente catalano Torra, successore dell’autoesiliato Puigdemont, comminata dopo l’aver ignorato il Consiglio elettorale centrale, il quale chiedeva la rimozione di uno striscione che si riferiva alla situazione dei prigionieri politici in Catalogna, durante la campagna elettorale delle elezioni nazionali del 2019.

Nonostante la risoluzione adottata dalla Tribunal Superior de Justicia della Catalogna il 57,1% dei catalani preferirebbe rinviare dette elezioni, secondo un sondaggio effettuato dal giornale El Español

Così, la situazione d’incertezza creata dalla pandemia ha contagiato anche il processo elettorale. Delle 82.521 persone che sono state scelte come presidenti o membri dei seggi elettorali, il 30% ha presentato già richieste di esonero alle commissioni elettorali della zona per essere esenti di questo obbligo. Questo fatto metterebbe a repentaglio il corretto svolgimento delle operazioni di voto e il successivo spoglio delle schede elettorali, in quanto mancherebbero le persone incaricate a svolgere questo compito.

Tra le tradizionali richieste di esonero che permette la legge elettorale spagnola, si sono unite le motivazioni di persone a rischio di contrarre una malattia più grave nel caso in cui venissero contagiate o di persone che convivono con parenti vulnerabili.

In ogni caso, secondo la legge elettorale spagnola, i cittadini che sono stati designati a far parte del seggio elettorale e non si presentano a svolgere tale dovere, possono incorrere in “una pena di prigione da sei a ventiquattro mesi”.

Alla paura di potersi contagiare durante lo spoglio manuale dei voti, venendo in contatto con schede infette,  si è aggiunto un nuovo timore, dovuto a un’ulteriore decisione del collegio elettorale centrale. Questo ha approvato il voto di persona degli elettori contagiati da Covid nel giorno delle elezioni. Pertanto, circa 70.000 elettori, tra persone contagiate e i loro contatti stretti in quarantena, stimati dal Govern, potranno andare alle urne, durante la fascia oraria dalle 20 alle 21, prefissato dalle autorità.

La decisione del Consiglio elettorale centrale, il quale ha anche respinto un ricorso, presentato da un epidemiologo catalano, ha sollevato polemiche, dato che attualmente in Catalogna è limitata la libera circolazione delle persone nel territorio e le limitazioni colpiscono altri tipi di attività.  Una giustificazione portata al respingimento del ricorso sta nel fatto che le persone contagiate potranno lasciare i loro domicili, poiché, secondo la risoluzione le autorità sanitarie, saranno adottate tutte le misure necessarie a garantire la sicurezza nei seggi elettorali, al momento del voto.

Sembra essere nera su bianco, quindi, una gerarchia di principi democratici fondamentali. La decisione della commissione elettorale si basa sul fatto che “il diritto di voto è un diritto fondamentale di cui nessun cittadino può essere privo”. In base a questo assunto, la Commissione elettorale ritiene che l’esercizio del diritto al voto alle prossime elezioni catalane non comporterà un rischio maggiore rispetto a quello di qualsiasi altra libertà fondamentale e attività essenziale consentita, allo stato attuale della crisi sanitaria, nella regione. 

Questa serie di polemiche hanno fatto salire il numero di richieste di voto per posta, da sempre consentito dalla legge elettorale spagnola. Qualora il numero di persone che deciderà di esprimere il proprio voto per posta raggiungesse cifre record mai registrate, potrebbero esserci ritardi nel conteggio delle schede elettorali, fatto ormai inusuale per la Spagna contemporanea. 

Insomma, la pandemia ha sollevato nuovi problemi legali in Catalogna che si sono aggiunti alla giurisdizazzione del cosiddetto “conflitto catalano”, in corso dal 2017. Oltre a evidenziare le difficoltà che si presentano quando si tratta di contemperare il diritto al suffragio attivo e passivo con il diritto alla vita e alla salute dei propri elettori. 

Quindi, la scelta di consentire pienamente il diritto di voto in presenza e di non posticipare le elezioni  potrebbe portare, in futuro, a un maggiore malcontento popolare nell’accettare limitazioni a diritti e libertà fondamentali e a piogge di ricorsi da parte di persone e attività che si vedono, invece limitate nei propri aspetti di vita quotidiana, affettiva e lavorativa. 

Infine, la combinazione tra votazione e  pandemia ha precipitato ulteriormente nell’incertezza una regione giàeconomicamente impoverita dalle varie misure restrittive attuate dalla scorsa primavera  e sull’orlo della crisi di nervi, a causa del conflitto d’indipendenza che ha fratturato politicamente la società in due metà.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Latest from EUROPA