COLOMBIA: GLI ACCORDI DI PACE NON PLACANO LE VIOLENZE

A quasi 5 anni dai dialoghi dell’Avana e dagli accordi di pace le violenze dell’esercito in Colombia continuano a persistere, nonostante i dati riportino un calo dovuto alla pandemia di Covid-19.

Le violenze persistono

Nel 2016, dopo diversi decenni di lotta, il governo colombiano e il gruppo guerrigliero delle FARC-EP (Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia—Ejército del Pueblo) hanno raggiunto un accordo di pace. Ma nonostante ciò, le violenze continuano a persistere. Anche se il Presidente del Consiglio colombiano Ivan Duque afferma un calo degli omicidi dell’11 percento  nel 2020 rispetto al 2019, dovuto in parte anche alla situazione creatasi durante la pandemia, soltanto durante il suo mandato sono stati compiuti più di 69 massacri. La diminuzione delle violenze perpetuate sia da parte del gruppo delle FARC che dall’esercito è avvenuta sicuramente grazie agli accordi di pace derivanti dai Dialoghi dell’Avana, iniziati nel 2012. Negli ultimi anni però le violenze si sono spostate su un altro fronte, ovvero quello dell’ELN (Ejército de Liberación Nacional), anch’esso di stampo rivoluzionario marxista-leninista, che però si differenzia dalle FARC per il rifiuto del modello sovietico. 

L’ONU ha espresso preoccupazione per le continue violenze e ha voluto rammentare che per il 2021 sono previsti passi decisivi nell’attuazione dell’accordo di pace. Il Rappresentante speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite per la Colombia, Carlos Ruiz Massieu, si è espresso successivamente al massacro di 4 ex combattenti delle FARC lo scorso 7 gennaio, ricordando che attualmente l’assassinio dei leader sociali e degli ex combattenti rimane più che mai una minaccia ancora troppo presente e frequente.

Chi sono le FARC? 

Le FARC sono un gruppo di ribelli rivoluzionari, il più grande movimento colombiano, di stampo marxista-leninista. La loro nascita avviene nel 1964 a seguito dell’operazione della Marquetalia, un’operazione militare dello stato colombiano appoggiata dagli Stati Uniti. L’azione militare mirava alla soppressione dei movimenti contadini, in quanto minacciose per l’unità nazionale ma soprattutto per le imprese private e per i proprietari terrieri. I gruppi contadini auto-organizzati si proposero quindi di continuare una situazione di resistenza contro lo stato colombiano al fine di poter ottenere riforme strutturali, soprattutto nelle aree rurali. Il gruppo si componeva quindi di agricoltori e contadini che si battevano per le grandi ineguaglianze presenti in Colombia, che continuano tutt’oggi a perdurare.

I partecipanti del movimento delle FARC sono diventati sempre più numerosi, tanto da decidere di essere divisi in blocchi regionali, controllati da un Segretariato generale. Nonostante dichiarino di non possedere molti soldi, sono ritenuti come il gruppo ribelle più ricco del mondo. Il loro auto-finanziamento deriverebbe dallo spaccio di cocaina, essendo la Colombia uno dei paesi di maggiore produzione. I guerriglieri ricaverebbero soldi direttamente dal traffico di droga, oppure riscuoterebbero delle “tasse” da coloro che lo fanno. Inoltre, l’organizzazione ha fatto ampio uso del sequestro di persona e dell’estorsione per raccogliere un’ampia somma di soldi. 

Le lotte della guerriglia di sono concentrate soprattutto nelle istituzioni, tanto da essere stata messa nella lista nera come organizzazione terroristica prima dagli Stati Uniti, e successivamente l’Unione Europea (anche se poi è stata tolta). Nella maggior parte dei casi, però,  le vittime sono state dei civili, portando ad una spostamento di circa 8.1 milioni di colombiani dalle aree rurali e a 260.000 morti. Inoltre, non indifferente è stato il numero di attivisti umani e giornalisti uccisi dalle FARC. Nonostante il governo si sia attivato per firmare un decreto in protezione di questi gruppi che vengono presi di mira, gli attacchi nei loro confronti non cessano.

Il processo di pace

I colloqui di pace tra il governo colombiano e le FARC hanno avuto inizio negli anni Novanta, principalmente a causa del rafforzamento militare delle milizie dell’organizzazione guerrigliera. Questo aumento numerico dei partipanti è stato conseguenza del peggioramento generale della condizione di vita dei colombiani, soprattutto nelle aree rurali. Nel 2002 l’allora presidente Andres Pastrana e il leader delle FARC-EP Manuel Marulanda, hanno sottoscritto un accordo di pace di dodici punti , che puntava all’implemento di riforme economiche e alla difesa dei diritti umani. Ma con l’intervento degli Stati Uniti per un supporto economico e militare al governo colombiano, questi accordi sono stati lasciati da parte, portando nuovamente alla luce il conflitto e privilegiando le azioni militari rispetto al dialogo. 

La riapertura delle trattative di pace avviene nel febbraio 2012 a l’Avana, Cuba, e proseguiranno nell’ottobre dello stesso anno nella capitare norvegese Oslo. Le trattative si sono sviluppate su sei punti principali: politiche di sviluppo agrario, partecipazione politica, conclusione del conflitto, soluzione al problema delle droghe, vittime e riforme. I dialoghi sono potuti iniziare grazie al cessate il fuoco unilaterale da parte della guerriglia, a cui però il governo colombiano ha risposto continuando le operazioni militari, che ha portato ad un nuovo blocco delle trattative.

Nel 2015, sempre all’Avana, alla presenza di Raul Castro, è stato siglato un accordo storico tra il presidente della Colombia Juan Manuel Santos e il leader delle FARC Timoleon Jimenez, che prevedeva il cessate il fuoco bilaterale. L’anno dopo, le due fazioni firmeranno un accordo definitivo per la cessazione dei combattimenti ratificato dal parlamento e lo stesso anno il governo colombiano ha proclamato un’amnistia per i guerriglieri delle FARC accusati di aver commesso reati politici. 

Conclusione

Nel 2020 sono stati consumati in totale 89 massacri, di cui 370 le vittime. Attualmente sembrerebbe che le violenze siano state maggiormente perpetrate da parte dell’ELN, il quale non era stato coinvolto nelle trattative di pace, e dei gruppi di narcotrafficanti, che cercano di recuperare territori precedentemente toltigli dalle FARC. 

Nonostante quindi l’enorme impegno da parte delle due fazione e il supporto della comunità internazionale per la cessazione delle violenze, esse continuano imperterrite, delinenando una persistente mancanza della presenza dello Stato in determinate aree del paese. 

Valentina Topatigh

Valentina Topatigh, nata a Udine classe 1997. Dopo la maturità linguistica, ha ottenuto la Laurea Triennale in Scienze Politiche alla Statale di Milano, con tesi in diritto pubblico comparato sulla mozione di fiducia e sfiducia nei rispettivi ordinamenti di Germania e Spagna. È attualmente tesista per il master in International Law and Global Governance alla Tilburg University nei Paesi Bassi. Contemporaneamente ai suoi studi è anche membro della redazione America Latina per lo IARI.

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