JOE BIDEN IMPONE SANZIONI AL MYANMAR DOPO IL COLPO DI STATO MILITARE

Il presidente Joe Biden ha dichiarato che gli Stati Uniti imporranno sanzioni ai leader militari del Myanmar in risposta al colpo di stato effettuato all’inizio di febbraio.

Il colpo di stato del 1° febbraio in Myanmar è arrivato nel giorno in cui, il nuovo Parlamento avrebbe dovuto riunirsi per la prima volta dopo le elezioni di novembre, vinte nettamente dal partito di Aung San Suu Kyi (la Lega Nazionale per la Democrazia). L’esercito Birmano, uscito sconfitto dalle elezioni, ha preso il potere dello stato dichiarando lo stato di emergenza della durata di un anno e arrestando tutti i principali leader del partito di maggioranza, tra cui ovviamente Aung San Suu Kyi, che era di fatto a capo del governo, e, insieme a lei, il presidente Win Myint.

Biden ha infatti comunicato di aver approvato un ordine esecutivo al fine di sanzionare immediatamente i leader responsabili del colpo di stato del 1° febbraio. Il presidente ha anche invitato i militari a rilasciare gli attivisti e i funzionari politici detenuti, tra cui il leader de facto Aung San Suu Kyi e il presidente Win Myint.

“Il popolo birmano sta facendo sentire la sua voce, e il mondo sta guardando”, ha detto Biden. “Saremo pronti a imporre ulteriori misure, e continueremo a lavorare con i nostri partner internazionali per sollecitare altre nazioni a unirsi a noi in questi sforzi”.

I militari, con l’intensificarsi delle proteste, hanno continuato a difendere il potere conquistato tramite il golpe, stabilendo un coprifuoco al fine di limitare i disordini.

Tuttavia, folle massicce di manifestanti sono scese in strada per chiedere il rilascio di Suu Kyi e il ritorno a un governo democratico, sfidando il coprifuoco e il divieto di raduno nelle principali città negli ultimi giorni. Riconoscendo l’escalation delle tensioni, Biden ha denunciato la violenza contro i manifestanti, definendola “inaccettabile”. Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden giovedì ha quindi ordinato un reindirizzamento di 42,4 milioni di che avrebbero dovuto essere consegnati al governo del Myanmar.

“Come parte delle azioni di oggi, l’Agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale (USAID) reindirizzerà 42,4 milioni di dollari a programmi che sostengono e rafforzano la società civile e il settore privato“, si legge in una scheda informativa della Casa Bianca. Tuttavia, USAID continuerà il suo sostegno al popolo del Myanmar con circa 69 milioni di dollari in programmi bilaterali che forniranno benefici diretti per sostenere e migliorare la salute del popolo del Myanmar, compresi gli sforzi per mantenere la democrazia. Tali sanzioni costituiscono il primo uso di misure punitive da parte dell’amministrazione Biden.

Biden ha affermato che la sua amministrazione congelerà i beni degli Stati Uniti che beneficiano il governo del Myanmar, pur mantenendo il sostegno alla sanità, ai gruppi della società civile e ad altri sforzi che beneficiano direttamente il suo popolo.

Il presidente ha anche descritto il colpo di stato come un problema di preoccupazione sia bipartisan che internazionale, infatti la sua squadra di governo sta attualmente conducendo “vigorosi contatti diplomatici” con i partner nella regione indopacifica e in tutto il mondo per facilitare una risposta internazionale. “Il messaggio forte e unificato che emerge dagli Stati Uniti è stato essenziale, a nostro avviso, per incoraggiare altri paesi a unirsi a noi nel premere per un immediato ritorno alla democrazia”, ha affermato il presidente.

Il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite terrà una sessione speciale venerdì per discutere la situazione in Myanmar. Le sessioni speciali richiedono il sostegno di un terzo dei 47 stati membri del corpo per essere convocate. [1]

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