L’EUROPA DEL VACCINO

Dall’inizio della Pandemia la definizione di un piano strategico comune di vaccinazioni è sembrata la soluzione più adatta ed efficace per fronteggiare la crisi sanitaria causata dal Covid-19. Una speranza di molti che si è concretizzata a partire dal “Vax day”, il 27 dicembre 2020. Il piano vaccinale, accolto con entusiasmo dal popolo europeo, tuttavia non è risultato immune a problematiche che hanno ancora una volta messo in discussione la capacità decisionale delle istituzioni europee e la difficoltà dell’UE di ergersi a leader mondiale. 

Nel giugno del 2020, quando la definizione di soluzione alla crisi pandemica sembrava ancora lontana, la Commissione Europea presentò la EU vaccines strategyuna strategia comune per accelerare la produzione e la distribuzione dei vaccini anti Covid-19 su tutto il territorio europeo.  Si parla di una “strategia comune” perché tutti gli stati membri beneficiano contemporaneamente delle dosi vaccinali, con una distribuzione proporzionale alla popolazione al fine di garantirne l’equità nell’assegnazione. Partita come un’iniziativa, il piano si è concretizzato il 27 dicembre 2020 con le prime vaccinazioni in tutta Europa. Una giornata sponsorizzata come “Vax-Day” e che la presidente Von Der Layen ha definito “un toccante momento di unità” per l’Europa. 

Come funziona la strategia europea?

Innanzitutto, il piano di vaccinazioni è in parte finanziato dall’Unione Europea tramite l’Emergency Support Instrument, strumento ad hoc attivato per aiutare gli stati membri a fronteggiare la pandemia. La Commissione ha svolto un ruolo cruciale nell’autorizzazione dell’immissione del vaccino nel mercato europeo, una decisione basata sulla valutazione scientifica effettuata dall’Agenzia Europea per i medicinali e su previa approvazione degli stati membri. L’obiettivo di una strategia unica europea è quello di garantire vaccini efficaci e una distribuzione equa, rendendo l’accesso al piano di vaccinazioni più rapido per tutti i paesi membri. 

Formalmente, la Commissione è stata l’istituzione che ha “acquistato il vaccino”, stipulando un contratto con la casa farmaceutica BioNTech-Pfizer a novembre 2020, accordando l’acquisto iniziale di 200 milioni di dosi. Di fatto, questo è stato il primo vaccino autorizzato nel territorio europeo.  La stessa concessione è stata fatta nel gennaio 2020 alla società farmaceutica Moderna, con un contratto che prevedeva l’acquisto iniziale di 80 milioni di dosi. In entrambi i casi, l’opzione iniziale di acquisto è stata legata alla possibilità di acquisto di dosi supplementari nel caso in cui il vaccino si fosse dimostrato efficace. 

A fine gennaio 2020, è entrato in gioco il terzo vaccino autorizzato sul territorio europeo appartenente ad AstraZeneca. Questo è l’ultimo tra i tre entrato in vigore nonostante AstraZeneca sia stata la prima casa farmaceutica con cui l’Europa ha stretto un accordo preliminare sulla distribuzione delle dosi (risalente, infatti, al 14 agosto 2020).  Ovviamente, oltre le appena menzionate, seguono una serie di accordi e colloqui esplorativi con altre società.

Cosa è successo?

L’obiettivo principale era quello di velocizzare la distribuzione delle dosi vaccinali all’interno degli stati membri. Infatti, Il 19 gennaio la commissione europea ha adottato una comunicazione con cui ha invitato gli stati europei ad accelerare la diffusione dei vaccini: quello che ci si aspetta è che entro marzo 2021 almeno l’80% della popolazione europea che rientra in fasce sensibili sia sottoposto alla vaccinazione, mentre si attende l’estate per l’immunizzazione della popolazione adulta. Tuttavia, l’effetto ottenuto sembra l’opposto. 

Tra le case farmaceutiche mostrate precedentemente, il vaccino più diffuso in Europa è quello di Pfizer-BioNtech. La società a metà gennaio ha avvisato gli stati europei di poter consegnare meno dosi di vaccini di quelle concordate per il primo trimestre del 2021. Un rallentamento che è stato giustificato dall’azienda con lavori di potenziamento in alcuni stabilimenti che certamente porteranno benefici nel lungo-termine. Tuttavia, nel breve-termine ha scatenato l’ira di alcuni governi – tra cui quello italiano – che hanno tempestivamente minacciato l’azienda di intraprendere azioni legali. 

La stessa riduzione è partita anche da AstraZeneca, che ha annunciato un taglio del 60% delle forniture previste per il primo trimestre destinate all’Europa. Il ritardo di AstraZeneca ha reso i rapporti tra la casa farmaceutica e la commissione molto tesi, tanto che quest’ultima ha accusato la società di “aver avvantaggiato il Regno Unito a discapito dell’Unione Europea”. AstraZeneca, al contrario, sostiene che il vantaggio al Regno Unito sia un problema di accordo: infatti quello con UK è stato siglato mesi prima rispetto a quello con l’UE. Tuttavia, l’Europa ha accusato la società di non trasparenza ed è interessante come in questo contesto l’aspetto sanitario e politico (Brexit) si siano incontrati e scontrati.

Un altro fallimento europeo?

Mentre alcuni osservatori all’interno degli stati membri hanno definito fallimentare questa strategia e sottolineato l’incapacità europea di far fronte all’emergenza, la Commissione ha presentato un piano di risposta a questa “crisi dei vaccini” con l’introduzione del meccanismo per la trasparenza sulle esportazioni del vaccino. Tale meccanismo ha lo scopo di assicurare l’accesso da parte della popolazione europea alle dosi vaccinali secondo il tempo stabilito. Infatti, è proprio la tempistica ad essere oggetto di aspre critiche poiché i contratti siglati tra la Commissione e le varie imprese farmaceutiche fissano delle scadenze trimestrali piuttosto che settimanali o mensili. Questa risulta essere una debolezza della strategia promossa dall’UE.  Al contempo, però, c’è un duro giudizio anche per quanto riguarda la scelta delle case farmaceutiche e sulla scarsa quantità di dosi vaccinali presenti sul mercato europeo, critica che anche stavolta arriva direttamente da alcuni paesi europei. 

Vaccino: nuova arma geopolitica? 

Proprio ponendo l’accento sul possibile fallimento della strategia europea, è interessante come secondo alcuni osservatori il futuro degli equilibri internazionali possa dipendere dal successo delle vaccinazioni. In effetti, sembra essersi scatenata una sorta di competizione sul vaccino più efficace, il tutto condito con una forte propaganda. Esemplare è il caso russo. Infatti, se per l’Europa il vaccino ha rappresentato un altro stepdel processo di integrazione, per la Russia è una vera e propria arma di potenza. Da questa concezione nasce lo sputnik V, che non a caso prende il nome del primo satellite sovietico lanciato nello spazio aprendo la “corsa allo spazio” tra URSS e USA durante la guerra fredda. Allo stesso modo, la Cina lancia il suo Sinovac della casa farmaceutica Sinopharm. È in questo contesto che gli analisti si chiedono quale ruolo avranno le potenze occidentali rappresentate da UE, USA e UK nella ridefinizione del nuovo assetto internazionale semmai questo dipenderà dal “primato del vaccino”. 

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Latest from EUROPA