ALLARGAMENTO UE: IL VETO BULGARO ALLA MACEDONIA DEL NORD

Storicamente la Macedonia Del Nord non ha avuto relazioni diplomatiche facili con i suoi vicini. Tra le dispute più note si ricordano quella con la Grecia in relazione al nome e con la Bulgaria con riferimento alla lingua. 

Il 17 novembre 2020, la Bulgaria ha chiesto la sospensione dei negoziati di adesione della Macedonia Del Nord nell’Unione Europea. La Bulgaria vuole che la Macedonia accetti che la sua cultura e la sua lingua hanno radici bulgare e che il macedone non è altro che una versione dialettale standardizzata del bulgaro. Le pretese di Sofia hanno radici lontane. La questione macedone nasce de facto con il Trattato di Santo Stefano del 1878. Con la nascita dei nazionalismi nel diciannovesimo secolo, il territorio della Macedonia diventa un vero e proprio campo di battaglia per i nuovi stati indipendenti dei Balcani e le forze imperiali dell’epoca.

La questione macedone è stata causa dello scoppio della Seconda Guerra Balcanica e motivo della discordia tra la Serbia, la Bulgaria e la Grecia. Dopo la spartizione del 1913 (Trattato di Bucarest) e la gli scontri violenti della Prima Guerra Mondiale la Macedonia diventa prima parte del Regno dei Serbi, Croati e Sloveni e poi del Regno di Jugoslavia. Nel 1941 la Macedonia viene annessa dalla Bulgaria. In seguito alla vittoria di Tito ci fu pure un tentativo tra i governi comunisti jugoslavo e bulgaro di risolvere la questione Macedone attraverso la creazione di una Federazione Balcanica ma il dialogo non ebbe successo. Il conflitto intorno all’identità degli slavi della Macedonia ha continuamente inasprito i rapporti tra Sofia e Belgrado. Secondo la storiografia ufficiale bulgara, gli abitanti di origine slava della Macedonia settentrionale sono bulgari e parlano bulgaro. L’identità e la lingua macedone sono state create artificialmente durante il regime comunista della Jugoslavia di Tito (1945-91) in chiave anti-bulgara.

La Bulgaria mantiene ufficialmente questa posizione da quasi 70 anni. Sebbene Sofia sia stata la prima a riconoscere l’indipendenza del paese negli anni novanta, la questione linguistica è da lunga data causa di attrito tra la Bulgaria e la Macedonia.  L’ambasciatrice tedesca a Skopje, Anke Holstein, si è opposta al veto della Bulgaria, invitando le parti ad risolvere le controversie bilaterali fuori dal contesto dell’allargamento dell’UE. La controversia bulgaro-macedone non ha niente a che fare con i criteri di Copenaghen e più in generale con i criteri che un paese candidato deve soddisfare per diventare membro dell’Unione Europea. Dal 2009, la Macedonia del Nord ha incontrato tre veti durante il processo di adesione: quello della Grecia in merito alla questione relativa al nome, della Francia sulla metodologia dell’allargamento e da ultimo quello della Bulgaria.

Al tempo Atene chiedeva, infatti, la sostituzione dell’appellativo ex Repubblica jugoslava della Macedonia con Macedonia del Nord. Ci sono voluti quasi dieci anni per arrivare ad un accordo tra Atene e Skopje – Accordo di Prespa del 2018 – e riaprire la possibilità per il paese proseguire con i negoziati UE. Nel 2017, l’accordo bilaterale sul buon vicinato ha creato le condizioni per risolvere le controversie storiche e linguistiche tra Sofia e Skopje attraverso la creazione di una commissione congiunta composta da storici bulgari e macedoni, ma senza grandi risultati.  Nel caso in cui i problemi di natura storica e linguistica persistessero, la Bulgaria è intenzionata a porre il veto anche in futuro. 

Duro colpo alla politica UE nei Balcani

Con il veto della Bulgaria al quadro negoziale della Macedonia, anche i negoziati con l’Albania sono fermi. L’ 8 dicembre Michael Roth, presidente del Consiglio dell’UE, ha dichiarato con disappunto che non è stata raggiunta l’unanimità sul quadro negoziale per avviare il processo di adesione dell’Albania e della Macedonia del Nord. La politica di allargamento UE sui Balcani è ferma anche per la Serbia a causa degli insufficienti progressi sulle riforme e l’adesione è ancora un traguardo lontano per la Bosnia ed Erzegovina e il Kosovo. C’è chi sostiene che la Bulgaria stia utilizzando il veto come “carta elettorale” in vista delle elezioni parlamentari di marzo 2021 e che la posizione di Sofia in merito al veto cambi.

In questo caso le ragioni del veto sarebbero più di natura politica che storica. Tuttavia, non è detto che si riuscirà ad arrivare ad un accordo sul quadro negoziale dell’Albania e della Macedonia del Nord entra la prima metà dell’anno. Dal 1 gennaio 2021, infatti, il Portogallo ha assunto la presidenza del Consiglio dell’Unione Europea sostituendo la Germania e le aspettative sull’allargamento nel Balcani occidentali non sono grandi. Tra gli obiettivi d della presidenza di Lisbona ci sono una ripresa equa, verde e digitale. La pandemia, la vaccinazione Covid-19 e la Brexit occuperanno un posto prioritario nell’agenda UE del Portogallo ma la regione dei Balcani occidentali non rientra tra le priorità. È probabile che nel breve periodo non si riuscirà ad arrivare a dei traguardi tangibili nel processo di allargamento UE. 

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