USA – GERMANIA: CON BIDEN LE BASI MILITARI RIMANGONO

Il neopresidente Biden ha dichiarato di non voler ritirare i militari statunitensi dalla Germania, al contrario di quanto annunciato dall’ex Segretario della difesa Esper lo scorso luglio. La decisione si inserisce all’interno di un più ampio quadro di cambiamento nella linea politica di Washington. 

America is back. Diplomacy is back at the center of our foreign policy (…) We will repair our alliances and engage with the world once again”. Trasuda universalismo e multilateralismo il discorso inaugurale dello scorso 4 febbraio sulla politica estera del neopresidente Joe Biden durante la visita al dipartimento di Stato. Un cambio di rotta radicale rispetto all’isolazionismo trumpiano che aveva delineato la politica estera e le relazioni internazionali degli Stati Uniti negli ultimi quattro anni. Gli Stati Uniti tornano a riallacciare i rapporti con gli alleati, trascurati da tempo in favore di un ripiegamento verso l’interno sulla linea dell’America first. 

Per quanto riguarda i rapporti con l’Europa, una delle decisioni più rilevanti del rinnovato multilateralismo di Biden è sicuramente la volontà di mantenere le truppe statunitensi in Germania, al contrario di quanto annunciato a giugno dall’ex presidente Trump. 

Le basi militari statunitensi in Germania

In Europa, la Germania è il paese con la più consistente presenza di militari americani, e la seconda a livello mondiale dopo il Giappone. Per comprendere al meglio la questione delle truppe militari stanziate in territorio tedesco occorre fare qualche premessa. Con la fine della Seconda guerra mondiale e la conseguente spartizione della Germania, gli Stati Uniti occuparono, dal 1945 al 1955, l’area che oggi comprende l’Assia, la Baviera e lo Stato del Baden-Württemberg, e a nord le città di Brema e Bremerhaven. La fine dell’occupazione tedesca non ha però comportato la fine delle ingerenze straniere nel paese. Infatti, con la firma della Convenzione sulla Presenza di Forze Straniere nella Repubblica Federale Tedesca del 1954, la Germania acconsentì alla presenza militare permanente di otto Stati della NATO, tra cui gli USA i quali hanno mantenuto il controllo sul continente europeo attraverso l’alleanza transatlantica.

È proprio negli ex territori occupati, con l’aggiunta della Saarland e della Renania, che sono presenti ancora oggi le circa 40 basi militari statunitensi. Tra le più rilevanti figurano quella di Stoccarda, quartier generale dello US European Command e dello US Africa Command; quella di Wiesbaden, quartier generale dello US Army Europe e le basi di Spangdahlem e Ramstein, rispettivamente sedi della US Air Force e del quartier generale del Commando aereo NATO. Bremerhaven viene invece utilizzata come porto d’appoggio per le operazioni nel Mare del Nord e nel Mar Baltico della US Navy. In totale, sono circa 36.000 i membri delle Forze armate statunitensi presenti sul territorio tedesco.

Dunque, è palese come la Germania rappresenti una parte vitale della strategia di difesa degli Stati Uniti in Europa. Le basi sono state utilizzate come snodi di fondamentale importanza per diverse operazioni militari statunitensi in paesi come Afghanistan, Pakistan, Iraq e Yemen. Allo stesso tempo, la presenza delle Forze armate straniere e la cessione della sovranità militare agli americani hanno garantito la protezione della Germania, almeno sul piano militare, da invasioni provenienti da est e ovest.  

Trump e il ritiro delle Forze armate statunitensi

A inizio giugno 2020, Trump aveva dichiarato di voler ritirare 11.900 militari dalle basi in Germania, riducendo il totale delle Forze armate USA a circa 25.000 membri. Di questi, circa metà doveva essere stanziata nelle basi americane presenti in Europa occidentale, nei Baltici e in Polonia, mentre i restanti sarebbero dovuti ritornare in patria. Il piano di disimpegno prevedeva anche il dislocamento dell’EUCOM e dell’AFRICOM.

La volontà di Trump è stata poi formalizzata a fine luglio con una dichiarazione dell’allora Segretario della Difesa Mark Esper. Due le motivazioni alla base di questa operazione di ridimensionamento di cui, tra l’altro, la Germania non è stata preventivamente avvisata: l’inadempienza della Germania relativa alle spese militari e le relazioni tra Germania e Russia. In merito alla prima, Trump ha accusato Berlino di spendere troppo poco in difesa – solo l’1,38% del PIL del paese rispetto al 2% fissato dalla NATO nel 2014 e da raggiungere entro il 2024. Ciò è motivato dalla storia stessa del paese, in quanto nel caso in cui spendesse davvero questa quota di PIL in sicurezza e difesa, la Germania diventerebbe in pochissimi anni la maggior potenza militare europea.

Nonostante la ministra della Difesa della Repubblica federale Annegret Kramp-Karrenbauer abbia sottolineato in diverse occasioni la necessità di aumentare le spese per la difesa, secondo le previsioni, la Germania riuscirà a raggiungere la soglia minima solo nel 2031. Ad ogni modo, quello della scarsa spesa militare non è un problema che riguarda unicamente il governo tedesco, poiché caratterizza 20 Stati della NATO su 30. Infatti, tra i paesi dove sarebbero state rilocalizzate le truppe USA figuravano Belgio e Italia, che in quanto a spese militari non sono meno inadempienti di Berlino. 

Per quanto riguarda le relazioni russo-tedesche, Trump ha criticato la costruzione del Nord Stream 2, il gasdotto  dal valore di 10 miliardi di euro che collegherà, tramite il Mar Baltico e arrivando alla Germania, la Russia con l’Europa. L’impianto aumenterà in modo significativo le spedizioni di gas naturale russo verso la Germania, migliorando ulteriormente le relazioni economiche tra i due paesi. 

La mossa di disengagement di Washington, però, ha poco di strategico e molto di personale, come d’altronde l’intera politica estera di Trump. Infatti, come già citato, la Germania rappresenta un’area di enorme importanza per la politica estera statunitense e la presenza di militari statunitensi in territorio tedesco è un elemento fondamentale per le relazioni degli USA con l’Europa e l’alleanza transatlantica. La miopia di Trump si riflette anche nell’incapacità di riconoscere che lo spostamento dei militari da Berlino alla regione balcanica e alla Polonia non è che un regalo per Putin. Infatti, questa manovra che dovrebbe rafforzare il deterrente contro il Cremlino, in realtà contraddice gli sforzi americani di contenere l’aggressività russa in Europa. Inoltre, si tratta di un’operazione che costerebbe diversi miliardi di dollari agli USA.

La decisione di Biden e cosa significa per la Germania e l’Europa

Già prima di venire eletto, Biden aveva manifestato la sua opposizione al disimpegno in Germania. Con il discorso al Dipartimento di Stato ha reso ufficiale lo stop al ritiro, in vista di una graduale ricostruzione dei rapporti con gli alleati europei e di un miglioramento delle relazioni tra Washington e Berlino (“Le alleanze dell’America sono la nostra più grande risorsa, e condurre con la diplomazia significa stare ancora una volta spalla a spalla con i nostri alleati e partner chiave” ha affermato Biden). Se Trump vedeva l’Europa come una rivale, Biden è pronto a ricucire quel filo di diplomazia multilaterale che era andato spezzandosi nei quattro anni di amministrazione repubblicana. Egli riconosce la posizione degli Stati Uniti in Europa, incanalata attraverso la NATO, di testa di ponte sul continente eurasiatico

Sicuramente, però, la minaccia del ritiro delle Forze armate USA ha messo in luce le mancanze dell’Europa in materia di sicurezza e difesa e la necessità di una maggiore autonomia strategica, ad oggi inesistente. L’Europa deve investire in hard power, ed è fondamentale capire che il raggiungimento dell’autonomia strategica è un passo essenziale per una cooperazione attiva all’interno della NATO e con gli Stati Uniti. Rafforzare l’Europa dal punto di vista delle capacità militari non vuol dire indebolire i rapporti con gli alleati, al contrario, è un fattore necessario per rilanciare il legame transatlantico. Mentre in questo contesto la Germania dovrebbe giocare un ruolo decisivo, essendo la principale potenza europea, Merkel è sempre apparsa restia ad affrontare la questione delle responsabilità della Germania all’interno della NATO e in termini di difesa. Di certo, sarà interessante capire come questo tema verrà trattato dal prossimo governo tedesco, guidato da un nuovo cancelliere. Intanto, nell’attesa di un discorso costruttivo e concreto a livello europeo, l’America di Biden c’è. 

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