SOVRANITÀ SANITARIA DELL’IRAN: TRA VECCHIE E NUOVE ALLEANZE

Il sovranismo, anche durante l’emergenza pandemica rappresenta per l’Iran una risposta all’Imperialismo americano. La corsa al vaccino è un’occasione per molti paesi di allargare le loro sfere d’influenza, stringere nuove alleanze e consolidarne delle vecchie: un’occasione per la Repubblica islamica di esercitare pressione sul nuovo presidente Biden per un ritorno repentino all’accordo sul nucleare. Tuttavia, in questa partita geopolitica è importante raggiungere l’autonomia sanitaria, per non restare sopraffatti dalla pandemia.

L’8 gennaio 2021, a un anno dall’Operazione martire Soleimani, il leader supremo della Repubblica islamica dell’Iran, l’Ayatollah Ali Khamenei, ha vietato l’uso di vaccini fabbricati nel Regno Unito e negli Stati Uniti, definendoli “completamente inaffidabili”. Le dosi di vaccino verranno invece importate da paesi con legami più stretti con l’Iran, tra cui Russia, Cina e India. 

Dopo anni di attacchi contro le petroliere, di minacce e di ordini di guerra sospesi all’ultimo minuto, era impensabile che i rapporti tra Iran e Stati Uniti cambiassero nell’immediato insieme all’inquilino della Casa Bianca. Quello che invece è ipotizzabile è l’attenuamento della linea anti-iraniana, che sarà sostituita da una maggiore pressione nei confronti della Turchia, potenza in ascesa nella regione.

La strategia della massima pressione di Trump ha complicato l’accesso dell’Iran alle cure globali contro il coronavirus. Solo dopo grandi pressioni anche da parte dell’opinione pubblica internazionale, il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha esentato dalle sanzioni le importazioni umanitarie, rendendo possibile l’acquisto dei vaccini. 

Sotto l’ombra delle sanzioni

Cercando di raggiungere autonomia, Teheran ha rivolto il suo sguardo altrove. Il primo Paese a stringere un accordo “sanitario” con l’Iran è Cuba, recentemente aggiunta dall’uscente Mike Pompeo nella black-list dei paesi sponsor del terrorismo.

Nell’isola caraibica attualmente sono quattro i vaccini nella fase di sperimentazione umana. Tra questi Soberana 2 – un vaccino a subunità proteica – sviluppato dal Finlay Vaccine Institute, che ha firmato un accordo con l’Istituto iraniano Pasteur, per una collaborazione nella terza fase di sperimentazione. La cooperazione tra due convinti oppositori degli Stati Uniti, entrambi soggetti alle sanzioni statunitensi, riflette una spinta condivisa per l’autosufficienza e una minore dipendenza dalle importazioni dall’Occidente. Infatti, il nome del vaccino, Soberana, in spagnolo significa “sovrano”.

Sebbene le sperimentazioni sul vaccino abbiano avuto finora un grande successo, il tasso di infezione del paese caraibico è troppo basso per fornire un test completo, rendendo quindi necessario condurre gli studi della terza fase di sperimentazione all’estero, nello specifico in Iran, il paese più colpito dalla pandemia in Medio Oriente. L’accordo prevede che Cuba condurrà una sperimentazione su 150.000 cubani e l’Iran testerà il vaccino su 50.000 volontari iraniani, trasferendo una parte della produzione nella Repubblica Islamica.

Il nemico del mio nemico è mio amico

Il secondo grande alleato del nuovo “asse del male sanitario” è la Russia.  Come riportato dall’agenzia ISNA, l’Iran ha approvato il vaccino russo Covid-19 Sputnik V. L’agenzia Reuters ha citato le parole del Ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif pronunciate in un incontro con il suo omologo russo Sergei Lavrov a Mosca: “Anche il vaccino Sputnik V è stato registrato e approvato dalle nostre autorità sanitarie. Nel prossimo futuro, speriamo di essere in grado di acquistarlo e di avviare la produzione congiunta “.

L’asse Delhi-Teheran

Tra le opzioni in considerazione per l’acquisto di vaccini figura anche l’India, considerata da Khamenei un paese “vicino” L’Iran, uno dei paesi più ricchi di idrocarburi e l’India, un’economia in rapida crescita con una profonda sete di energia, sono i tratti distintivi del rapporto Delhi-Teheran. Secondo il centro di studi iraniani di Ankara (IRAM)  la posizione geografica dell’Iran è fondamentale per i progetti geopolitici dell’India, essendo un ricco serbatoio di risorse naturali, oltre ad essere la porta di accesso all’Afghanistan, in cui l’India ha immensi interessi strategici e di sicurezza.

Infatti sono numerosi i progetti tra i due paesi, primo tra tutti lo sviluppo del porto di Chabahar, oggetto di una serrata competizione tra Cina e India. In aggiunta, l’India è entrata da poco a far parte del club del sistema di difesa missilistico russo S400, a cui appartengono anche CinaTurchia e Iran, riflettendo una comunanza unica tra questi cinque paesi.

I vaccini iraniani

Per quanto riguarda invece la produzione interna, dall’inizio dell’epidemia 12 aziende iraniane hanno fatto domanda per produrre il vaccino. Una di esse è entrata nella fase di sperimentazione umana e altre due aziende testeranno presto i vaccini sull’uomo, ha dichiarato il 10 gennaio Kianoush Jahanpourcapo del Centro informazioni del Ministero della Salute.

COVIran-Barekat, il primo vaccino contro il coronavirus prodotto dai ricercatori iraniani della Shifa Pharmed ha iniziato la sperimentazione sui cittadini il 29 dicembre 2020 Il vaccino iraniano è un vaccino inattivato ed ha riportato il 90% di efficacia nei test animali. 

Finora, 14 persone hanno ricevuto la prima dose del vaccino. Una delle destinatarie, Tayyebeh Mokhber, è la figlia del capo del quartier generale per l’esecuzione dell’Ordine dell’Imam Khomeini, un’organizzazione di beneficenza e di affari che risponde al leader supremo Ali Khamenei. Il quartier generale gestisce la Fondazione Barakat, un ente di beneficenza, che possiede Shifa Pharmed, il produttore di vaccini. Il 18 gennaio, il secondo vaccino COVID-19 sviluppato e proposto dall’azienda privata Razi Vaccine and Serum Research Institute è stato approvato per iniziare una sperimentazione clinica.

Mentre le iniziative del governo iraniano sulla vaccinazione continuano dentro e fuori, il pubblico è confuso. E nonostante il governo ha annunciato che il paese diventerà presto un importante produttore di vaccini, i timori dei cittadini crescono tra chi non si fida del vaccino domestico e che invece teme che venga venduto a prezzi elevati. Tra gli scettici il portavoce del Consiglio medico della Repubblica islamica dell’Iran, Hossein Karimpour, ha affermato che l’Iran non ha la capacità di produrre in serie i vaccini Covid-19.

Karimpour ha dichiarato a dicembre a Emtedad News che nonostante alcune aziende stiano lavorando allo sviluppo di vaccini il paese non possiede le attrezzature tecnologiche necessarie per la produzione di massa. Inoltre, aggiunge che non sono disponibili i dettagli sulle aziende coinvolte e sul tipo di vaccino a cui stanno lavorando.

Di certo la situazione ad Occidente non è rosea. I ritardi di Pfizer e Astra Zeneca nella fornitura di vaccini probabilmente spingeranno molti paesi a optare per vaccini cosiddetti “non occidentali”. Una notizia non ancora confermata ma riportata da più testate iraniane vede come protagonista la Svizzera. Le fonti affermano che il ministero della Salute elvetico sta negoziando con venti paesi, compreso l’Iran, per acquistare il vaccino anti-Covid.

Fars News riporta dalla Radio Televisione della Repubblica Islamica dell’Iran (IRIB) le parole del vicedirettore generale dell’Ufficio federale della sanità pubblica, Nora Kronig:

Abbiamo buoni rapporti con il settore sanitario iraniano. Le istituzioni sanitarie in Iran sono ben organizzate e completamente attrezzate per le sperimentazioni cliniche” Una notizia che se confermata potrebbe risultare un precedente importante per nuovi scenari globali, che mettono da parte il multilateralismo per lasciare spazio a un maggiore sovranismo, anche in termini sanitari.

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