L’IRLANDA DEL NORD TRA BREXIT E CAMPAGNA VACCINALE

L’Unione Europea e il Regno Unito stanno sperimentando difficoltà nella gestione della situazione dell’Irlanda del Nord che si trova in un fragile equilibrio tra l’uscita dall’Unione e i rapporti con la Repubblica d’Irlanda. Per il momento le prime difficoltà si sono verificate in rapporto all’importazione di beni alimentari e di lotti di vaccini, ma possiamo aspettarci nuovi motivi di tensione.

La situazione dell’Irlanda

Dopo trent’anni di violenti scontri tra l’Irlanda del Nord, facente parte del Regno Unito, e la Repubblica d’Irlanda, grazie all’accordo del Venerdì Santo si giunse nel 1998 a una distensione dei rapporti, e in particolare venne prevista l’assenza di controlli negli scambi commerciali tra l’Irlanda del Nord e la Repubblica d’Irlanda. 

Ciò non ha creato problemi fintanto che entrambe sono state parte dell’Unione Europea, ma con l’uscita del Regno Unito, e di conseguenza dell’Irlanda del Nord dall’UE, è stata necessaria l’attuazione del “protocollo su Irlanda e Irlanda del Nord”.

In base agli accordi nell’ambito Brexit, il “protocollo su Irlanda e Irlanda del Nord” prevede che quest’ultima rimanga nel mercato unico e nell’unione doganale, con un confine aperto con la Repubblica d’Irlanda che continua ad essere parte dell’UE. Lo scopo di tale protocollo è quello di non creare tensioni tra le due parti dell’Irlanda evitando controlli alla frontiera che complicherebbero gli scambi e minerebbero il fragile equilibrio tra i due paesi.

Tensioni tra Irlanda e Unione Europea

Per alcuni beni le regole dell’UE sono più stringenti, e tra questi emergono i prodotti alimentari di derivazione animale come latte, formaggio, carne, pesce e uova, e gli animali. Nonostante l’attuazione del protocollo che non prevede hard barrier all’interno dell’Irlanda, i beni di tale natura che giungono all’Irlanda del Nord, e di conseguenza alla Repubblica d’Irlanda, dalle altre nazioni del Regno Unito devono essere sottoposti a controlli per verificare il rispetto degli standard imposti dall’UE, imponendo quindi una sorta di barriera marittima. I beni che arrivano in Irlanda del Nord dalla Gran Bretagna devono essere accompagnati da documenti e certificati, e sottoposti a controlli che rallentano e rendono più costoso il commercio.

Questo ha già provocato delle difficoltà nell’approvvigionamento dei supermercati nordirlandesi nonostante l’attuazione di un grace period, un periodo di grazia attivo fino a marzo che permette di snellire i controlli doganali per i beni acquistati dai supermercati. I controlli doganali hanno provocato crescenti tensioni e minacce ai funzionari UE impiegati sul territorio irlandese tali da spingere l’UE a sospendere le operazioni di controllo per evitare ritorsioni sul personale al lavoro in Irlanda. 

L’applicazione del protocollo in riferimento ai vaccini

La campagna vaccinale dell’UE sta procedendo attraverso non poche problematiche, l’ultima emersa proprio in riferimento all’Irlanda del Nord.  Nel tentativo di garantire maggior trasparenza e tempestività nella distribuzione dei vaccini all’interno dell’Unione Europea, il 29 gennaio la Commissione Europea ha adottato un meccanismo per far sì che le esportazioni fuori dall’UE di vaccini contro il coronavirus debbano essere autorizzate dagli stati membri dove il vaccino è stato prodotto.  La ragione dell’introduzione di questo meccanismo risiede principalmente nel sospetto della Commissione che l’azienda farmaceutica inglese AstraZeneca nelle settimane precedenti avesse esportato nel Regno Unito alcuni lotti di vaccini prodotti in stabilimenti situati all’interno dell’UE. 

I problemi di tale meccanismo sono sorti in relazione all’Irlanda del Nord, per la quale non sono state previste eccezioni, rendendo quindi necessaria una barriera di controlli fra Irlanda e Irlanda del Nord. Per evitare che i vaccini dall’Irlanda arrivassero all’Irlanda del Nord e quindi alla Gran Bretagna, la Commissione ha infatti applicato l’articolo 16 del protocollo su Irlanda e Irlanda del Nord, che prevede che se dall’applicazione del suddetto protocollo derivano difficoltà economiche, ambientali o, come in questo, sociali, l’UE può prendere misure di salvaguardia unilateralmente. Questa scelta della Commissione ha da subito scatenato tensioni e, in seguito a diverse proteste, la  von der Leyen si è trovata nella posizione di dover annunciare che il meccanismo non sarebbe stato attivato per l’Irlanda del Nord. La faccenda non ha fatto altro che far emergere ancora più chiaramente le difficoltà della Commissione nella campagna vaccinale, e la debolezza nella gestione della questione irlandese.

Cosa possiamo aspettarci per il futuro dell’Irlanda del Nord

La gestione della situazione nordirlandese da parte dell’UE e del governo inglese ha iniziato a mostrare le sue debolezze a pochi giorni dall’effettiva entrata in vigore della Brexit, e i disagi per Belfast non finiranno certamente qui. Pur essendo giunti a un accordo, l’UE e il governo Johnson hanno mancato nel renderlo materialmente attuabile senza creare disagi, lasciando l’Irlanda del Nord in uno stato di incertezza e abbandono e non considerando le difficoltà che avrebbe incontrato nell’applicazione del protocollo. 

Belfast si è da subito espressa contraria alla Brexit, ricordiamo infatti che nel referendum del 2016 il 56% dell’Irlanda del Nord votò per il remain. Gli attuali disagi connessi alla gestione della Brexit da parte del governo inglese hanno avvicinato l’Irlanda del Nord alla Repubblica d’Irlanda, e questo sentimento di riunificazione potrebbe ulteriormente intensificarsi negli animi irlandesi per via di nuove difficoltà che prevedibilmente emergeranno nell’ambito della Brexit. 

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