MODI CONFERISCE AD ABE IL “PADMA VIBHUSHAN” LA SECONDA PIÙ ALTA ONOREFICIENZA CIVILE INDIANA

Come di consueto in occasione della Festa della Repubblica, il 26 gennaio, l’India ha annunciato i candidati ai premi “Padma”. Tra i 119 nominati, all’ex-primo ministro giapponese Shinzo Abe è stata conferita la seconda più alta onorificenza civile indiana per il suo “eminente contributo” nel campo degli affari pubblici. Ma cosa è il Padma Vibhushan e perché Abe è una figura così apprezzata dall’India di Modi?  

LE TRE CATEGORIE DEI PREMI “PADMA”: PADMA VIBHUSHAN, PADMA BHUSHAN E PADMA SHRI 

Nel 1954, il governo di Rajendra Prasad introdusse i due premi Bharat Ratna e Padma Vibhushan assegnati annualmente per riconoscere i contributi più significativi in qualsiasi disciplina. Il Padma Vibhushan contiene a sua volta tre categorie: il Padma Vibhushan, il Padma Bhushan, e il Padma Shri, rispettivamente la seconda, terza e quarta onorificenza civile più alta. I “Padma Awards” vengono conferiti in base ai suggerimenti del Comitato Premi Padma costituito dal Primo Ministro.

Considerando lo stretto rapporto tra il Primo Ministro indiano Narendra Modi e l’ex-Primo Ministro giapponese Shinzo Abe, non sorprende affatto che Abe sia al primo posto nella lista dei 7 vincitori del premio Padma Vibhushan. Sebbene Abe abbia indiscutibilmente apportato un grande contributo agli affari regionali (e internazionali) nel corso della sua carriera politica, la nomina di Abe non può essere scissa dallaprofonda amicizia che lo lega a Modi.        

ABE E MODI, UNITI NELLE IDEOLOGIE 

Nel 2014, Narendra Modi, esponente del partito indiano di estrema destra, il Bharatiya Janata Party (BJP), viene eletto Primo Ministro dell’India. La prima visita di Modi, fuori dalla regione sud asiatica, fu proprio a Tokyo. Lo stesso Modi motivò la sua decisione affermando che il Giappone rappresentava il più importante alleato dell’India, non solo in politica estera, ma anche per lo sviluppo socioeconomico del paese.  

In questo periodo, molti articoli vennero pubblicati per spiegare cosa avessero in comune Modi ed Abe. Molte furono anche le differenze che vennero alla luce. In un articolo per The Diplomat, Jeffrey W. Hornung e Shyam Tekwani osservarono che “i due gentiluomini sono entrambi conservatori e nazionalisti, non si fanno problemi a criticare i loro rivali storici, e si oppongono attivamente all’assertività della Cina nella regione.” Infatti, in quanto indù ultranazionalista, Modi tende a favorire gli Hindutva a scapito della comunità musulmana in India, come esemplifica il manifesto del BJP, il quale promuoveva la costruzione di un tempio induista proprio nel punto in cui sorgeva una moschea del 16° secolo. Le tendenze ultranazionaliste di Modi sono spesso equiparate a quelle di Abe e al suo revisionismo storico sbandierato spesso tramite le sue visite al tempio di Yasukuni.

Abe e Modi hanno varie ideologie in comune nonostante le loro esperienze di vita siano totalmente agli antipodi. Di fatto, Abe proviene da una famiglia politica di grandi tradizioni poiché entrambi i suoi nonni (e non solo) furono importanti esponenti politici: Nobusuke Kishi (nonno materno) fu Primo Ministro del Giappone, mentre Kan Abe (nonno paterno) servì come Ministro degli Affari Esteri.  La genealogia della famiglia Abe risale addirittura all’epoca Sengoku (1467-1615) periodo in cui il potere politico era esercitato da vari clan. Tra questi, il Clan Abe discendeva direttamente dai clan “originari” degli Yamato citati nel Nihon Shoki, un libro antichissimo che raccoglie tutta la mitologia giapponese. 

Una storia del tutto diversa da quella di Narendra Modi cresciuto in un piccolo villaggio a nord di Gujarat, la città di cui poi è stato governatore, e proveniente da una famiglia di umili venditori di tè. Modi è riuscito ad arrivare alla carica di Primo Ministro principalmente grazie alla sua forte determinazione, e, presumibilmente, anche per questo Abe nutre profondo rispetto per Modi. Durante la loro carriera politica, sia Abe che Modi hanno infranto spesso il protocollo per mostrare vicendevolmente il loro sostegno. Ad esempio, nel 2012, quando Abe vinse per la seconda volta le elezioni, Modi congratulò apertamente l’allora Primo Ministro giapponese, nonostante a quel tempo Modi fosse governatore di Gujarat.

La forte relazione personale tra i due ha portato grandi benefici anche alle relazioni tra Giappone ed India, elevando il “Partenariato Globale e Strategico” a “Speciale” nel 2014. La convergenza tra le ideologie di Abe e di Modi, e il loro investimento nel rafforzare le relazioni bilaterali, emerse, ad esempio, nel libro pubblicatoda Abe nel 2007 Utsukushii Kuni E (in italiano: Verso un Bellissimo Paese). Nel suo libro, Abe infatti scrisse che “tra un decennio, le relazioni tra il Giappone e l’India potrebbero superare quelle tra Giappone e Stati Uniti.” Affermazione non da poco, considerando che la difesa nazionale del Giappone dipende interamente dagli Stati Uniti praticamente fin dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Da parte sua, nel 2012, Modi commentò nel suo blog che “sia l’India che il Giappone credono fermamente nella libertà e nella governance democratica. Di conseguenza, non c’è da meravigliarsi se siamo diventati stretti alleati.”

IL CONTRIBUTO DI ABE IN POLITICA ESTERA: L’“INDO-PACIFICO LIBERO E APERTO”

La terminologia di “Indo-Pacifico” non suscita ormai più tanta curiosità vista la ricorrenza del termine negli ultimi anni nei discorsi mediatici e politici internazionali e nei documenti ufficiali di molti stati dell’Asia, del Pacifico e dell’Europa. Tuttavia, ancora poco chiaro sembra rimanere il fatto che la riconcettualizzazione geopolitica dell’Asia-Pacifico in “Indo-Pacifico” parte proprio da Shinzo Abe. Nel 2007, Abe propone al Parlamento Indiano l’unione geo-spaziale dei “due mari” accentuando così la rilevanza strategica dell’India per il “nuovo” costrutto geopolitico. In questa occasione, Abe promosse anche la nuova diplomazia giapponese orientata verso la promozione di valori liberali e democratici (internazionali), quali libero mercato e rispetto per i diritti umani.  

Nel 2016, in occasione della 6° Conferenza Internazionale sullo Sviluppo dell’Africa (TICADVI), Abe lancia la strategia per un “Indo-Pacifico Libero e Aperto” del Giappone (FOIP). In questa versione, FOIP era perlopiù percepita come un’iniziativa piuttosto ambigua e mirata a contenere la Cina, prima che si evolvesse da “strategia” a “visione” nel 2018. Nonostante la confusione iniziale, relativamente risolta tramite la rietichettatura, il ruolo dell’India è sempre stato molto chiaro per gli organi decisionali giapponesi. 

Il ruolo cruciale dell’India nella realizzazione della visione del Giappone emerge chiaramente dal documento diplomatico giapponese del 2017 (Diplomatic Bluebook) dove si legge che “In particolare, durante la visita del Primo Ministro Modi in Giappone nel novembre 2016, i due leader hanno espresso la necessità di aumentare la cooperazione tra la strategia per un ‘Indo-Pacifico Libero e Aperto’ e la ‘Act East Policy’ dell’India per mantenere la stabilità e la prosperità della regione indo-pacifica.”

Come ben articolato da Giorgio Grosso, “Il rapporto tra Giappone e India si è evoluto molto negli ultimi anni, fino a diventare un asse chiave per la comprensione del complesso scacchiere indo-pacifico. È proprio sulla confluenza dei due oceani che si basa questa partnership che per sua natura ha una dimensione significativamente marittima.” Dal 2016, la cooperazione bilaterale si è particolarmente rafforzata negli ambiti della sicurezza, scienza e tecnologia, gestione delle calamità e riduzione del rischio, assistenza sanitaria, e connettività.

Il Giappone è anche il principale donatore di aiuti pubblici allo sviluppo dell’India. Contributi che ha considerevolmente incrementato dal 2003 quando la più grande banca d’affari Goldman Sachs pubblicò un report sul potenziale economico dei paesi BRICS. In particolare, con la stipula del memorandum di cooperazione sulla costruzione di ferrovie ad alta velocità, nel 2015, il Giappone ha iniziato a esportare la sua famigerata tecnologia Shinkansen in India. Il memorandum, infatti, dette il là alla costruzione del primo treno ad alta velocità per collegare Mumbai ad Ahmedabab. Di fatto, gli aiuti economici giapponesi hanno potenziato economicamente l’India favorendo lo sviluppo degli stati più poveri nella regione del nord-est. 

Come spiega il professor Hidetaka Yoshimatsu nel suo articolo “Partnership against the rising Dragon? Japan’s foreign policy towards India”, l’Agenzia di Cooperazione Internazionale del Giappone (JIICA) ha concesso prestiti a basso interesse al governo indiano da investire specificatamente nella costruzione del North East Road Network Connectivity Improvement Project che permette alla regione del nord-est di commerciare via terra con il Myanmar e la Tailandia. Inoltre, il Giappone è l’unico paese al momento ad avere il permesso di investire nella regione, ad ulteriore riprova della forte sfiducia di New Delhi verso la Nuova Via della Seta di Pechino. In virtù di queste considerazioni, Modi ha comprensibilmente voluto premiare Abe per il suo fondamentale contributo alla modernizzazione dell’India.    

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