CANADA: BLOCCATE LE NAVI DA CROCIERA: STOP ALLA NAVIGAZIONE PER L’ALASKA

Ottawa blocca le crociere di conseguenza non ci saranno navi in transito per l’Alaska. A rischio il precario equilibrio economico della regione.

Divieto totale per le navi da crociera di entrare nelle acque canadesi. Un provvedimento conseguenza di una decisione governativa e che, sarà da ritenersi valido fino a febbraio 2022. Niente più crociere, niente più escursioni o turismo. Una decisione che esclude totalmente l’Alaska dal percorso crocieristico. Infatti tutte le navi dirette in Alaska, che non siano americane, devono effettuare scalo in un porto non statunitense, per effetto del Jones Act. Si tratta di una legge degli Stati Uniti che vieta alle navi registrate all’estero di navigare tra due porti americani senza fermarsi in un porto straniero

Per gli armatori quindi, gli attracchi a Vancouver saranno solo un ricordo, mentre rimugineranno sul danno economico che si prospetta loro con questa decisione. Basti pensare che lo scorso anno, grazie ai primi due mesi, quando le crociere hanno funzionato a pieno regime, per la zona sono transitati circa sei milioni di visitatori, con molte escursioni e visite, specie in Alaska. Quest’anno, è quasi sicuro che tale risultato non potrà essere eguagliato, dato che le compagnie di navigazione stanno già risentendo enormemente di restrizioni precedenti all’ultimo provvedimento canadese

 Da dove nasce la decisione del governo di Ottawa? È in realtà, una semplice strategia anti-Covid19: limitare gli accessi in Canada per cercare di arginare il contagio. Il danno maggiore, inutile a dirsi, è riservato all’Alaska, che verrà ulteriormente tagliata fuori dal discorso turistico, con conseguenti ripercussioni economiche. Quali saranno le reazioni a livello governativo di Biden e del suo governo, ancora non è chiaro. Ciò che appare evidente è la necessità di tutelare economicamente una regione come l’Alaska, continuamente in bilico dal punto di vista occupazionale, messa praticamente in ginocchio dalla pandemia. 

 Proprio per questo motivo l’Alaska ha indirizzato molte risorse nel settore turistico, dando visibilità ai siti di maggior interesse come Anchorage e il Denali National Park. Oggi le comunità locali e le autorità si interrogano e si dicono preoccupate per il divieto. Si spera in aiuti federali, ma ciò potrebbe non bastare. Da parte statunitense, si sono fatti sentire alcuni portavoce repubblicani dell’Alaska, che hanno lamentato il fatto che la decisione canadese sia stata presa senza alcuna interlocuzione con la controparte americana.

Si attendono sviluppi nei prossimi giorni, perché non è detta l’ultima parola. Potrebbe infatti verificarsi, l’opzione diplomatica, che vedrebbe gli Stati Uniti, quale autorità centrale, interessarsi alla questione, per non lasciare l’Alaska senza turisti, le compagnie di crociera senza passeggeri e l’economia locale senza un supporto fondamentale. Le ripercussioni della chiusura totale potrebbero verificarsi anche su altre rotte, ed è forse il caso di rivedere qualche legge esistente in materia per aggirare l’ostacolo del Jones Act. Nel frattempo però, non è ancora alta stagione per le compagnie e nei mesi successivi, se il contagio dovesse calare, il Canada potrebbe ripensarci. Nel frattempo in Alaska, si aspettano interventi da Washington. 

Domenico Modola

Vivo a Brusciano (NA) ed ho una laurea Magistrale in Scienze Politiche Studi Internazionali presso L’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” con una tesi in Geografia Politica delle Relazioni Internazionali.
La macroarea di cui mi occupo è l’Artico. Scrivo di tutti gli aspetti relativi alla geopolitica di quei territori.
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