VACCINE DIPLOMACY: PARTENZA IN ASIA E ARRIVO IN EUROPA?

I due vaccini sviluppati in Cina, Sinopharm e Sinovac, sono già inoculati in alcuni paesi asiatici e in un paio di paesi europei. L’obiettivo di rinforzo del soft-power sta riuscendo?

La Cina, così come diffusamente promesso durante il corso del 2020, sta fornendo dosi di vaccino Sinopharm contro il Covid-19 a 14 paesi in via di sviluppo, tra cui Pakistan, Myanmar, Cambogia, Sri Lanka e Filippine, il cui presidente, Duterte, ha descritto il vaccino come perfettamente sicuro. Oltre a questi paesi, la Cina parteciperà all’iniziativa COVAX, promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, attraverso la quale esporterà dosi ad altri 38 paesi in via di sviluppo. 

Il primo paese straniero a ricevere le dosi del vaccino cinese Sinopharm è stato il Pakistan, tappa cruciale nel percorso della Belt and Road Initiative, e alleato di Pechino riguardo la disputa territoriale tra India e Cina, al confine ovest del dragone. Nelle parole di Wang Wnbin, portavoce del Ministero degli Esteri, la distribuzione delle dosi è un elemento di rinforzo della strategia di cooperazione sino-pakistana, che diventa, quindi, a tutto tondo. 

Oltre a supportare i vicini sul continente, Pechino ha iniziato la distribuzione vaccinale anche a Macao, Regione Amministrativa Speciale, al pari di Hong Kong. Questo territorio, in cui le proteste pro-democrazia non hanno provocato una reazione a catena, confermando la vicinanza ideologica a Pechino, ha autorizzato l’utilizzo del vaccino Sinopharm. Al contrario, ad Hong Kong, il dibattito inizia a farsi acceso. Il governo locale ha infatti prenotato circa 7 milioni di dosi del vaccino Sinovac; tuttavia, l’agenzia del farmaco non ha ancora rilasciato il nulla osta all’inoculazione, a causa di opacità nei dati ricevuti. Le autorità sanitarie di Hong Kong, autonome rispetto a Pechino, hanno dichiarato di voler assicurare il rispetto dei protocolli di sicurezza, che operano su standard differenti rispetto alla Cina continentale.

Il ruolo geopolitico e diplomatico dei vaccini anti-Covid è emerso anche in un editoriale del Global Times, in cui le dosi prodotte dalle case farmaceutiche cinesi sono state rappresentate come un’alternativa promettente e la possibile salvezza per i paesi europei. Secondo il pezzo, la riluttanza nell’adozione dei vaccini proveniente dalla Cina mostrata finora dall’Unione Europea non ha fondamento scientifico; la vera causa, infatti, sarebbe un senso di pregiudizio e di sfiducia ideologica. 

Tra i membri UE, solo Ungheria e Serbia hanno garantito l’autorizzazione all’uso a vaccini di produzione cinese, ma altri paesi tra cui la Repubblica Ceca hanno chiaramente indicato la concreta possibilità che queste dosi vengano inoculate anche senza l’autorizzazione dell’agenzia del farmaco europea, l’EMA. Il cancelliere austriaco Kurz, la cancelliera Merkel e Ursula von der Leyen hanno espresso posizioni di apertura verso ogni tipo di vaccino, poiché l’efficacia sia dimostrata da dati solidi. La percezione del quotidiano cinese, ricordiamo aderente alle posizioni di Partito, è che l’UE non semplifichi la procedura di autorizzazione per i vaccini, così da poter negare l’approvazione alle dosi provenienti da Mosca e Pechino, considerate non accettabili esclusivamente dal punto di vista ideologico. 

La posizione cinese sulla distribuzione di vaccini assume quindi un duplice aspetto come tool di soft power: supporto ai paesi già legati da ottimi rapporti diplomatici e tentativo di avvicinamento a quelle realtà che sono ideologicamente lontane dalla Cina di Xi Jinping. Qualora l’UE dovesse approvare uno dei due vaccini di produzione cinese, Pechino potrebbe dichiarare un’importante vittoria, sia economica, sia in termini di reputazione verso rappresentanti e cittadini dell’Unione. 

Annalisa Mariani

Mi chiamo Annalisa,classe 96,analista IARI per la sezione Cina.Dopo la laurea triennale in Mediazione Linguistica a Milano,sono partita per la mia amata Cina per un anno di studio avanzato della lingua.Lioho capito che l'aspetto più affascinante del mondo cinese è la politica. QuelPartito unico che si incontra, esplicitamente o non,in ogni discorso, articolo, conferenza e conversazione con gli amici cinesi. Così ho decisodi studiare quel Partito, iscrivendomi al Master in China eGlobalizzazione al King's College a Londra. Negli ultimi tempi ho capito che la mia grande curiosità mi porta sempre a parlare di tutto ciò che è controverso / proibito in Cina; da qui la mia indagine sulla condizione della popolazione uiguranello Xinjiang. Dedico moltissimo tempo, a detta dei miei amici quasi tutto, ad informarmi su ciò che succede in Cina.Sono decisamente appassionata e affascinatada un paese sulla bocca di tutti,ma conosciuto da pochi.Nel tempo rimanente tento di fare attività sportivae mi cimento in esperimenti culinari dai risultati incerti.Sono estremamente curiosa, sonoo viaggiare, assaggiare cibiparticolarie parlare con le persone del luogo. Sono fermamente convinta che il viaggio completo le persone sotto ogni punto di vista echesia l'unico vero modo di interfacciarmi con il meraviglioso mondo in cui viviamo.

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