L’INTESA AZERO-TURKMENA E LE NUOVE OPPORTUNITÀ PER ASHGABAT

Un Memorandum d’Intesa tra Turkmenistan ed Azerbaigian sul giacimento Dostlug è stato firmato in videoconferenza il 21 Gennaio 2021. La rilevanza politica di questo atto lascia immaginare per Ashgabat la possibilità di riprendere il dialogo con il governo azero in merito alla realizzazione di un gasdotto transcaspico che garantisca allo Stato centroasiatico l’accesso al mercato europeo dell’energia.

Un risultato che fa sperare

Dopo aver conseguito la vittoria sul campo nel conflitto contro l’Armenia è arrivato per l’Azerbaigian un altro risultato importante, stavolta diplomatico, che ha consentito al governo di Baku di dirimere l’annosa questione in merito allo sfruttamento dei giacimenti del Mar Caspio condivisi con il Turkmenistan. In particolare, l’intesa siglata da parte del Presidente turkmeno Gurbanguly Berdymukhamedov e del Presidente azero Ilham Aliyev per mano dei rispettivi Ministri degli Esteri ha rappresentato un significativo passo in avanti nella risoluzione degli screzi tra i due dirimpettai nel Mar Caspio. 

Siffatto documento prevede l’esplorazione e lo sfruttamento condiviso del giacimento di gas Dostlug, “amicizia”, rinominato tale proprio per suggellare l’importanza della collaborazione tra i due Stati turcofoni, e lascia immaginare per il futuro la possibilità di riportare in auge uno dei progetti più ambiziosi dell’area, il gasdotto Trans-Caspian-Pipeline, che dal Turkmenistan dovrebbe trasportare gas attraverso l’Azerbaigian fino in Turchia, da cui con il TAP giungerebbe nei Balcani e in Italia.

Relazioni altalenanti per un trentennio

Le relazioni tra Baku e Ashgabat in merito allo sfruttamento delle riserve di gas del Mar Caspio sono sempre state foriere di tensioni, tant’è che il giacimento Dostlug per il quale si è giunti ad un’intesa era chiamato in due modi diversi da parte dei due governi: Kyapaz in Azerbaigian e Sardar in Turkmenistan. Scoperta dagli azeri in epoca sovietica, la riserva di gas in questione ha visto fin da subito l’insorgere di tensioni tra l’Azerbaigian ed il Turkmenistan, soprattutto a causa del diverso approccio seguito dai due Stati in merito allo sfruttamento dell’energia presente nel Mar Caspio. La Repubblica caucasica è stata maggiormente aperta verso le compagnie energetiche internazionali fin dai primi anni seguiti all’indipendenza, si pensi alla firma del Contratto del Secolo che ha aperto il mercato azero agli investimenti delle principali compagnie nel 1994, mentre i turkmeni hanno mantenuto per lungo tempo il proprio mercato nelle mani della compagnia nazionale Turkmengaz, con investimenti esteri nel settore energetico del Paese tutto sommato modesti. 

Un primo tentativo di realizzare il Trans-Caspian-Pipeline che collegasse la rete turkmena a quella azera si è arenato nei primi anni Duemila in seguito al peggioramento delle relazioni diplomatiche tra i due Stati. Dopo un periodo di rapporti tesi, con scambi di accuse reciproche e con uno scontro verbale tra i Presidenti dei due Stati nel 2008, la ripresa del dialogo tra Ashgabat e Baku negli anni successivi è stata favorita dall’ascesa del nuovo Presidente turkmeno, meno isolazionista rispetto al suo predecessore, e dall’interessamento della Turchia, la quale sta aumentando il proprio soft-power nella regione dal punto di vista energetico per ridurre la propria dipendenza dalla Russia. Con la firma del Memorandum d’Intesa del 21 Gennaio, pertanto, potrebbe ravvivarsi per il Turkmenistan la speranza di realizzare il Trans-Caspian-Pipeline e di poter convogliare il proprio gas verso l’Europa.

Collaborare per sfuggire ai limiti della geografia

Stretta tra Iran, Afghanistan, Uzbekistan e Kazakistan, Ashgabat ha bisogno di diversificare i mercati di sboccoper le proprie esportazioni di gas per garantire stabilità al proprio sistema economico. Se inizialmente la quasi totalità del gas esportato veniva convogliato verso la Russia, la quale successivamente lo esportava nuovamente verso il mercato europeo ad un prezzo maggiorato, tale direttrice ha subito un arresto in seguito alla crisi economica del 2007/2008, che ha visto la contrazione dei consumi energetici europei e, di riflesso, delle importazioni russe di gas turkmeno ed ha subito un ulteriore colpo con l’applicazione delle sanzioni a Mosca per l’intervento in Ucraina. Solamente negli ultimi anni la Russia si è dimostrata di nuovo interessata ad acquistare gas turkmeno.  

Per evitare di rimanere incatenato alle sorti della Russia, già prima rispetto all’esplodere della crisi del 2007 il governo turkmeno ha cercato di diversificare i propri mercati di sbocco guardando sia ad ovest verso l’Europa sia ad est verso la Cina e l’India. Le frizioni con l’Azerbaigian, tuttavia, hanno ostacolato il progetto di un gasdotto transcaspicotra i due Stati, rendendo la Cina l’unica alternativa alle esportazioni verso Mosca. Questo ha condotto alla realizzazione del Central Asia-China Gas Pipeline, un gasdotto che dal Turkmenistan passa attraverso Uzbekistan e Kazakistan fino a giungere in Cina. Entrando in funzione nel 2010, tale opera ha consentito al governo di Ashgabat di ridurre la propria dipendenza dalla Russia, aumentando tuttavia la preoccupazione di Mosca circa un’eccessiva penetrazione commerciale cinese nella regione centro asiatica. Il gasdotto verso l’India, che ha preso il nome di Turkmenistan-Afghanistan-Pakistan-India Pipeline, non è ancora entrato in funzione e non garantisce al Turkmenistan di ottenere importanti benefici, stante la volontà indiana di importare gas chiedendo ad Ashgabat di abbassarne il più possibile il costo.

Sebbene il nuovo gasdotto abbia consentito al Turkmenistan di beneficiare dei più elevati prezzi cinesi, l’interesse principale per lo Stato è da sempre quello di raggiungere il mercato europeo, maggiormente competitivo e meno rischioso rispetto a quello cinese, soprattutto per ciò che concerne i debiti che Ashgabat deve saldare alle compagnie cinesi che hanno realizzato l’opera. In seguito alle difficoltà che il governo turkmeno ha ravvisato nel proseguire con i pagamenti del debito contratto con la Cina, soprattutto dopo il crollo della domanda di gas da parte della Russia nel 2015, si è fatta strada la possibilità che Pechino possa ottenere il controllo di alcuni dei giacimenti turkmeni come forma di compensazione qualora non venga saldato il debito. 

Per evitare un’eccessiva esposizione nei confronti della Cina e per non dipendere dal mercato russo, stretto dalla morsa delle sanzioni, il Turkmenistan ha, dunque, interesse a riprendere il dialogo con l’Azerbaigian per realizzare il Trans-Caspian-Pipeline ed assicurarsi una presenza sul mercato europeo. La ripresa di un dialogo tra le parti e la risoluzione dell’annosa questione del giacimento Dostlug rappresentano un deciso passo in avanti in tal senso.

Interessi regionali contrastanti e sviluppi futuri

Sebbene la Russia e l’Iran, principali potenze nel Mar Caspio, non siano favorevoli ad una cooperazione azero-turkmena nello sfruttamento dei giacimenti in mare, adducendo soprattutto motivazioni di ordine ecologico, è evidente la volontà di Baku e Ashgabat di collaborare nello sfruttamento delle riserve condivise. L’Azerbaigian ha interesse ad aumentare il proprio peso regionale come hub dell’energia, mentre il Turkmenistan desidera ridurre i rischi legati all’isolamento nel quale si trova sia geograficamente sia economicamente diversificando i propri mercati.  

Se ciò porterà anche i due governi ad alzare l’asticella con la realizzazione del gasdotto transcaspico dipenderà dall’abilità di Aliyev e Berdymukhamedov nel saper coltivare pacifiche relazioni tra i due Stati, probabilmente agevolati nel proprio compito dal nuovo convitato di pietra regionale, affamato di risorse energetiche e desideroso, così, di ridurre l’influenza della Russia sul proprio Paese: il sultano Erdogan.

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