LA DIGA DELLA COOPERAZIONE O DELLA DISCORDIA?

Per Addis Abeba catalizzatore della crescita socioeconomica, per Khartum e il Cairo minaccia alla sicurezza nazionale. Questa è la Grand Ethiopian Reinassance Dam (GERD).

Il Ministro sudanese dell’irrigazione e delle risorse idriche, Yasser Abbas, ha espresso preoccupazione riguardo il riempimento unilaterale della Grand Ethiopian Reinassance Dam(GERD) da parte dell’Etiopia. Secondo le sue dichiarazioni, tale azione costituisce una ‘’minaccia diretta alla sicurezza nazionale’’ in quanto minaccia la produzione elettrica delle dighe di Merowe e Roseires causando serie difficoltà agli oltre 20 milioni di sudanesi che vivono a valle del Nilo. Le parole di Abbas arrivano in un momento di crescente tensione tra Sudan ed Etiopia riguardo il controllo di alcuni territori che si trovano nei pressi del fiume.

Yasser Abbas ha proposto l’intervento degli Stati Uniti, dell’Unione Europea, delle Nazioni Unite e dell’Unione Africana per risolvere le controversie che legano non solo il Sudan, ma anche l’Egitto, in merito alla messa in funzione della GERD prevista per il 2022. L’Unione africana ha di recente convocato dei negoziati tra gli stati ripariali per risolvere il dossier idrico, ma senza successo. La stessa sorte è toccata l’estate scorsa agli Stati Uniti, intervenuti sotto richiesta dell’Egitto.

Nel 2011 Etiopia ha avviato la costruzione della GERD sull’affluente del Nilo situato nell’altopiano settentrionale del paese, il Nilo blu, da cui proviene l’85 % delle acque del fiume. La messa in funzione della GERD consentirebbe ad Addis Abeba di diventare il maggiore produttore ed esportatore di energia idroelettrica nel continente africano, contribuendo al miglioramento delle condizioni di vita della popolazione nazionale di cui il 65 % non dispone di energia elettrica sufficiente. D’altra parte, la sua attivazione comporterebbe per l’Egitto una perdita delle quantità d’acqua a sua diposizione pari al 20 % con conseguenti perdite economiche non indifferenti.

La crescita demografica che ha caratterizza negli ultimi anni il bacino idrografico del Nilo ha portato ad un forte aumento della domanda d’acqua da parte dei due paesi più popolosi del continente africano: Egitto ed Etiopia. Il Cairo rivendica il suo diritto di utilizzo delle acque del fiume sulla base dei trattati coloniali – in particolare quello del 1959 che ha sancito l’egemonia del paese sul Nilo a discapito degli altri stati del bacino idrico – e dell’importanza economica, nonché culturale, di quest’ultimo nella storia del paese. Addis Abeba, invece, difende il suo diritto di utilizzo di questa preziosa risorsa sulla base di argomentazioni di natura idrografica in quanto il Nilo Blu, uno dei principali affluenti del fiume, ha origine proprio nel suo territorio.

Alla luce del fatto che sotto effetto della pressione demografica e dei cambiamenti climatici gli stati ripariali del Nilo dovranno sempre più fronteggiare il problema della scarsità dell’acqua, le attuali controversie tra Egitto, Etiopia e Sudan in merito alla GERD sembrano presagire a un futuro di water wars nel continente africano. D’altro canto, questo dossier potrebbe fornire un modello per risolvere le tensioni interstatali riguardo la gestione delle acque condivise. Il tempo ci darà la risposta.

Nicki Anastasio

Sono Nicki Anastasio, ho 23 anni e studio presso la facoltà di relazioni e istituzioni dell’Asia e dell’Africa presso l’Orientale. Da quasi cinque anni vivo a Napoli, per studio e lavoro, ma sono originario della Costiera Amalfitana. Negli ultimi tre anni, ho fatto due esperienze studio in Marocco e in Egitto che mi hanno permesso di approfondire lo studio della lingua araba e della cultura dei paesi arabo-islamici, di cui sono affascinato sin da piccolo. Dopo aver conseguito la laurea triennale in mediazione linguistica e culturale, ho ritenuto che analizzare le complesse dinamiche geo-politiche che caratterizzano i paesi della macro area medio-orientale fosse il proseguimento più naturale e spontaneo dei miei studi. Ritengo che per comprendere le ragioni alla base della perenne instabilità dell’area più calda del mondo sia necessario costruire una genealogia della crisi di legittimità che caratterizza gran parte dei suoi stati, considerando le specificità storico-culturali e socio-economiche di ogni contesto nazionale. Sono molto fiero di far parte dello IARI, una comunità di analisti unica nel suo genere.

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