L’AFRICA AVREBBE BISOGNO DI UN VACCINO CONTRO LA POVERTÀ

Mentre in Europa è già iniziata la campagna di vaccinazione contro il Covid-19, si registrano i primi ostacoli nella tabella di marcia dei paesi Africani e non solo.

Secondo i dati pubblicati da Our World in Data il 95% delle vaccinazioni è avvenuta finora negli Stati Uniti, Israele, Cina, Emirati Arabi e nei Paesi dell’Europa occidentale mentre restano quasi esclusi i Paesi a basso reddito. Gli attivisti di The People’s Vaccine Alliance le nazioni ad alto reddito, che rappresentano solo il 14% della popolazione, hanno acquistato oltre la metà dei vaccini disponibili mentre restano esclusi molti Paesi dell’Africa. 

Questa disparità è dovuta sia a ragioni politico-diplomatiche che economiche.  A questo proposito l’OMS ha chiesto ai governi di superare gli ostacoli degli accordi bilaterali, che creano ritardi, e di abbandonare le logiche di profitto, con il fine di favorire un processo di vaccinazione più veloce ed equo.

Resta comunque il problema dell’enorme differenza di prezzo a cui Paesi occidentali e Paesi a basso reddito possono accedere ai vaccini. Il vaccino di AstraZeneca, ad esempio, è accessibile al Sudafrica a un prezzo 2,5 volte superiore rispetto alle nazioni europee. La differenza di costo sarebbe da attribuire al fatto che i Paesi più ricchi hanno investito maggiormente nella ricerca a differenza dei Paesi a basso reddito. 

Il Presidente sudafricano Cyril Ramaphosa, ha dichiarato che l’Unione africana ha concluso un accordo che prevede un finanziamento di 7 miliardi di dollari, da parte di Istituti di credito, per coprire l’acquisto di oltre 250 milioni di dosi.  Ma l’Africa non deve fare i conti soltanto con il costo esoso dei vaccini ma anche con le insufficienze strutturali e la corruzione.

La Nigeria, ad esempio, ha dichiarato di aver elaborato un piano che prevede la vaccinazione del 40% della popolazione entro la fine del 2021 e di attendere almeno 10 milioni di dosi entro marzo. Tuttavia resta da capire come gestire il trasporto e la conservazione delle dosi in un Paese come la Nigeria privo di strumentazioni e strutture ospedaliere adeguate.

A questo si aggiunge il problema dei traffici illeciti. Secondo le dichiarazioni di Mojisola Adeye, direttore generale dell’Agenzia nazionale nigeriana per il controllo della droga e dell’amministrazione alimentare (NAFDAC), sussiste la reale possibilità che possano iniziare a circolare vaccini falsi nel Paese e in altre aree del continente africano.

La NAFDAC ha quindi invitato alla massima allerta la popolazione in quanto i vaccini falsi potrebbero causare gravi effetti collaterali ed essere molto pericolosi.  Questo quadro così complesso potrebbe migliorare se l’iniziativa avviata da Covax, il piano mondiale per la distribuzione dei vaccini contro il coronavirus, vada a buon fine.

Il programma finora ha raccolto fondi dai Paesi donatori, tra cui spicca il Regno Unito, per distribuire in modo equo le dosi a prezzi medio-bassi accessibili a tutti.  Emerge la necessità di affiancare alla ricerca scientifica una diplomazia dei vaccini in grado di accorciare, almeno in parte, le distanze tra i Paesi occidentali e “gli altri”, divario che da sempre rappresenta il virus più pericoloso. 

Giusy Monforte

Cari lettori, ho il piacere di presentarmi, sono Giusy Monforte, analista dell’Istituto Analisi Relazioni Internazionali (IARI).
La mia passione per la geopolitica è iniziata a Catania, dove mi sono laureata in Politica e Relazioni internazionali. Successivamente mi sono spostata a Napoli, città che mi ha letteralmente incantata per la sua capacità di restare fedele alle sue radici identitarie pur guardando verso l’Europa. A Napoli ho conseguito una laurea magistrale in Studi Internazionali presso “L’Orientale”, dedicando particolare attenzione al mondo arabo e al diritto islamico, con il fine di inquadrare quest'ultimo nelle scienze giuspubblicistiche. Dopo la laurea ho continuato i miei studi e non ho mai smesso di scrivere: ho collaborato con diverse riviste di geopolitica.
Ho avuto la fortuna di salire a bordo di questo Think Tank sin dall’inizio riuscendo, in questo modo, a dare il mio contributo dalle sue prime manovre e a crescere professionalmente insieme ad esso. Allo IARI mi occupo soprattutto di temi afferenti al costituzionalismo in Africa e negli Stati a maggioranza musulmana.
La mia curiosità verso il mondo si riversa probabilmente anche nelle altre attività.
Dedico il resto del mio tempo alla ricerca delle scoperte musicali e vado spesso ai Festival che ti permettono di spaziare dal dreampop alla Jazztronica, senza sembrare una persona confusa, e a condividere, contemporaneamente, la passione per la musica con persone provenienti da tutto il mondo. Amo viaggiare, oltre che fisicamente, anche attraverso il cinema: seguo con particolare interesse il cinema iraniano e coreano, ma confesso che il mio cuore appartiene al canadese Xavier Dolan.
La parola che odio di più è etnocentrismo: spesso si ignora che non esiste solo una prospettiva e che la realtà ha diverse facce se imparassimo a guardarla con gli occhi degli altri.
La mia parola preferita, invece, è prònoia: perché l’universo può giocare anche a nostro favore ma a volte lo dimentichiamo

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