RUSSIA: PIÙ PROGETTI E MENO AMBIENTE NELL’ARTICO

La Russia approva sei progetti tra miniere ed attività petrolifere, il tutto mentre si ammorbidiscono i vincoli ambientali.

Riscaldamento globale, cambiamento climatico, green economy. Tutti aspetti che per la Russia sembrano non essere prioritari; non in questa fase almeno. Sei nuovi progetti stanno per interessare l’Artico russo, per i quali sono previste maglie larghe nella normativa anti-inquinamento. I progetti, annunciati dal primo ministro Mikhail Mishustin subito dopo l’approvazione, hanno in realtà una cospicua importanza, poiché costituiscono un ulteriore progresso nella strategia energetica di Mosca. L’investimento che il paese si impegna a sostenere è di circa 2,6 miliardi, necessari per realizzare un impianto minerario a Murmansk, un bacino a Taimyr in Siberia, una località destinata all’estrazione del piombo a Novaya Zemlya ed altre infrastrutture nel porto di Vitino, che si trova nella parte più interna del Mar Bianco. Grandi progetti e grandi quantità di petrolio, favoriti da un piano ambientale più accomodante

In Russia non vi sono le ingerenze che interessano altre realtà artiche, regnano piuttosto le ambizioni delle grandi società: Rosneft, Gazprom Neft e Lukoil le quali hanno fatto pressione a più riprese sul governo per  norme ambientali accondiscendenti lungo la costa artica. Tale “ammorbidimento” delle restrizioni anti-inquinamento avrebbero rallentato i lavori di realizzazione e le attività estrattive in corso; questa almeno sembra essere la linea portata avanti dalle compagnie. Dunque, se il governo decidesse di cedere a queste pressioni, verrebbe meno la valutazione ambiental da parte di un esperto, obbligatoria già da circa un anno.

Questa perdita di tempo, così come considerata dalle compagnie russe, impedirebbe la realizzazione del progetto alla base di tutto: l’ambizione di estrarre e spedire 80 milioni di tonnellat di merci lunga lortta artica del Mare del Nord, entro il 2024. Tuttavia, il problema non si pone affatto, dato che la risposta della Duma non si è fatta attendere: un nuovo progetto di legge abolirà la perizia ambientale quale condizione primaria per la realizzazione dei progetti. Sembra proprio che non siano solo le compagnie a ritenere che l’abolizione della valutazione avrà effetti positivi sullo sviluppo dell’area; che poi questi effetti saranno negativi per l’ambiente, sembra importi poco. Le autorità  comunque, si sono premurate elaborare, nel disegno di legge dedicato, una discrezionalità governativa nel decidere caso per caso, della necessità di una valutazione ambientale.

Se l’aspetto ambientale è così importante è perché la regione interessata dai sei progetti è ricca di aree protette, le quali verrebbero tutte interessate da sversamenti petroliferi e danni derivanti da attività antropiche ed estrattive. Sul piede di guerra, inutile a dirsi, gli ambienalisti, consapevoli del rischio che i provvedimenti normativi che si stanno sviluppando mineranno la stabilità delle aree protette, compromettendone l’intera area. Dal contesto tuttavia, si evince che la Russia intende perseguire il suo obiettivo di ottenere la leadership energetica. Attualmente Mosca è già un partner importante quale fornitore di gas per molti stati europei, e per questo motivo player da tenere in considerazione. Per perseguire tale scopo, la Russia si è dimostrata più volte pronta a tutto. Se per favorire lo sviluppo socio-economico nell’Artico, in funzione economica e strategica si deve minare l’equilibrio di aree protette e di riserve naturali, poco importa. L’importante è il risultato.

Domenico Modola

Vivo a Brusciano (NA) ed ho una laurea Magistrale in Scienze Politiche Studi Internazionali presso L’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” con una tesi in Geografia Politica delle Relazioni Internazionali.
La macroarea di cui mi occupo è l’Artico. Scrivo di tutti gli aspetti relativi alla geopolitica di quei territori.
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