BIDEN E L’AMERICA LATINA: UN RITORNO AL MULTILATERALISMO?

Con l’insediamento di Joe Biden alla Casa Bianca, si prospetta un cambio di posizione nei rapporti tra gli Stati Uniti e il Sud America basato sul ritorno al multilateralismo e al dialogo.

Il ritorno al multilateralismo

Nonostante l’America Latina non costituirà una priorità nell’agenda dell’amministrazione Biden, impegnata sin dal primo giorno del suo mandato a dover gestire la crisi sanitaria, risanare l’economia e attenuare la frattura politica dilagata a seguito dell’assalto a Capitol Hill del 6 gennaio scorso, il continente sudamericano potrebbe risentire positivamente di quelle che sembrano essere le manovre previste dalla nuova presidenza. Di fatti, il Presidente democratico Joe Biden, insieme alla sua vice Kamala Harris, baserà il suo programma di politica estera sul ritorno al multilateralismo, un approccio che potrebbe influenzare profondamente anche le relazioni con l’America Latina, il cosiddetto “cortile” degli Stati Uniti.

Con l’insediamento di Joe Biden alla Casa Bianca, si prospetta di fatti un cambio di posizione nei rapporti tra gli Stati Uniti e il Sud America. Rispetto all’amministrazione dell’ex Presidente Donald Trump, caratterizzata a detta di Biden da “incompetenza e negligenza” per quanto riguarda i rapporti con l’America Latina e i Caraibi, è probabile che il neo Presidente seguirà un approccio più costruttivo ed inclusivo. Presumibilmente Biden andrà a ricalcare le orme di Barack Obama, ipotesi avallata proprio dalla sua considerevole esperienza nella regione durante il ruolo di vicepresidente ricoperto al tempo dell’amministrazione Obama.

Dal 2009 al 2017, Biden si era recato in America Latina ben sedici volte, lasciando in eredità ai paesi sudamericani il famoso piano denominato “Alliance for Prosperity”, da lui ideato nel 2014. Il progetto era destinato ad aiutare paesi dell’America Centrale come Honduras, Guatemala e El Salvador in tema di migrazione e sviluppo economico e prevedeva una somma di investimenti pari a 750 milioni di dollari. Nonostante questo piano sembri non aver interamente dato i suoi frutti, l’amministrazione Biden prevede nei prossimi quattro anni un impegno maggiore rispetto a quello messo in atto da Donald Trump, che durante l’intero arco del suo mandato si è recato in Sud America solamente una volta per il vertice G20 del 2018 tenutosi a Buenos Aires. Per un impegno internazionale quindi, e non per un’effettiva azione di diplomazia bilaterale. 

Ciò che ci si aspetta dal 46esimo Presidente degli Stati Uniti è quindi in primo luogo un cambio di attitudine. La strategia di Biden si baserà molto probabilmente su una linea moderata e meno invasiva rispetto a quella seguita dall’amministrazione Trump, che di fatto ha preso posizioni marcate in paesi come il Venezuela, Nicaragua e Cuba. La vera sfida per il presidente Biden sarà quella di ritornare ad una politica bilanciata che possa valorizzare l’alleanza con i paesi dell’America Latina, da sempre considerati un’area di influenza degli Stati Uniti. A tal proposito, è in gioco anche la credibilità del governo americano in quanto, approfittando di un approccio poco coordinato da parte di Trump, negli ultimi anni la Cina si è progressivamente insinuata negli affari sudamericani fino a diventare un importante partner commerciale di alcuni stati. 

Eredità trumpiana e future sfide per Biden

Negli ultimi quattro anni, l’amministrazione trumpiana ha intrapreso azioni tutt’altro che morbide in alcuni paesi del Sud America e dei Caraibi, spesso imponendo pressioni e adottando posizioni equivoche che hanno complicato lo scenario internazionale. Tra questi episodi spicca sicuramente quello relativo al Venezuela. Con il sostegno dato all’autoproclamazione di Juan Guaidò, leader di centrodestra che fino al 2019 era all’opposizione, il governo di Trump ha contribuito a legittimare una situazione dove due differenti leader si trovavano contemporaneamente al governo.

Probabilmente, proprio il fatto che Trump abbia imposto severe sanzioni al regime di Nicolás Maduro ha indotto quest’ultimo a congratularsi con il Presidente Biden e a chiedere una relazione di rispetto e riconoscimento reciproco. Il ruolo dell’amministrazione Biden in Venezuela si rivela quindi assai complicato: il neo-Presidente dovrà essere in grado di fare appello al multilateralismo al fine di adottare una linea di condotta efficace che possa attenuare la crisi umanitaria venezuelana.

Anche Cuba ha risentito delle manovre promosse dall’amministrazione trumpiana. A seguito di un processo di normalizzazione portato avanti dal Presidente Obama, che aveva dato il via ad un’intensificazione degli scambi e delle relazioni culturali e scientifiche tra i due paesi, il Presidente Trump aveva imposto all’Havana severe sanzioni e restrizioni, invertendo la rotta seguita dalla precedente amministrazione e adottando un approccio intimidatorio. Inoltre, uno degli ultimi atti di Trump è stato quello di inserire Cuba nella lista dei paesi legati al terrorismo, equiparandola a Iran, Siria e Corea del Nord.

Una situazione che si prospetta assai delicata per la nuova amministrazione. Sarà quindi ora compito di Biden cercare di normalizzare le relazioni con Cuba, promuovendo un allentamento delle sanzioni ed evitando che essa vada in cerca di nuove alleanze che potrebbero coinvolgere la Cina, fortificandone ulteriormente la presenza in Latino America.  Di fatti, negli ultimi anni, probabilmente sfruttando l’assenza di una politica coordinata e definita da parte dell’amministrazione di Trump nella regione, il governo di Pechino ha intensificato la sua presenza in America Latina.

In cambio di investimenti in infrastrutture e tecnologie, la Cina è riuscita ad impossessarsi di alcune materie prime sudamericane e a diventare un partner commerciale di alto rilievo per alcuni paesi, tra cui Venezuela e Ecuador. Inoltre, Cile e Argentina hanno già prenotato svariate dosi del vaccino cinese Sinovac, dando luogo a quella che viene definita come Via della Seta medica. La sfida di Biden si rivela su questo punto più importante che mai: il Presidente dovrà essere in grado di ristabilire il primato statunitense in Sud America limitando un’ulteriore espansione cinese.

Le prime mosse di Biden

Alcune delle promesse fatte da Biden durante la campagna elettorale sono state mantenute ed esaudite già nei primi giorni del suo mandato, specialmente quelle legate a tematiche migratorie ed ambientali, dove il ritorno ad un approccio multilaterale è stato immediatamente evidente. Il tema delle migrazioni in America Latina è stato uno dei punti più caldi e controversi dell’amministrazione Trump. Esempio lampante è stato sicuramente il muro al confine con il Messico, dove milioni di persone si riversano quotidianamente sperando di riuscire a varcare il confine.

Il Presidente Biden, il giorno successivo al suo insediamento, ha proposto 17 ordini esecutivi tra cui rientrava quello di sospendere i fondi per la costruzione del muro. Inoltre, la nuova amministrazione ha proposto un ambizioso piano di aiuti da 4 miliardi di dollari al fine di combattere le cause della migrazione irregolare. In questo modo, il presidente Biden si discosta nettamente dalle posizioni adottate dalla precedente amministrazione e si rivela un interlocutore fondamentale nella lotta alla migrazione di massa.

Un ulteriore ordine esecutivo ha riguardato il rientro degli Stati Uniti nell’Accordo di Parigi, dal quale l’amministrazione Trump si era ritirata nel 2017. Il cambiamento climatico è una delle priorità dell’amministrazione Biden e, a causa delle posizioni contrastanti su questo tema, si prevedono preoccupanti schermaglie con il Presidente del Brasile Jair Bolsonaro. Di fatti, il leader sudamericano ha sempre negato le conseguenze della crisi climatica schierandosi a favore della distruzione della foresta amazzonica in Brasile. Biden ha pianificato l’istituzione di un  fondo da 20 miliardi di euro per proteggere l’Amazzonia, iniziativa che il Brasile definisce una minaccia alla sovranità.

È quindi assai probabile che tra i due paesi, sebbene vi sia stato un avvicinamento negli ultimi anni sul piano economico, sorgano importanti divergenze sulla questione climatica. In conclusione, a fronte della complessità delle dinamiche geopolitiche createsi negli ultimi anni nella regione, la linea dell’amministrazione Biden verso l’America Latina e i Caraibi non potrà che essere incentrata sul ritorno ad un approccio basato sul multilateralismo e sul dialogo.

È necessario un programma ben preciso e coordinato che possa agire sulle criticità intrinseche al continente sudamericano, quali corruzione, povertà, difficoltà economiche e migrazione irregolare, che con la pandemia di Covid19 si sono ulteriormente aggravate. Solamente attraverso un programma mirato al sostegno e allo sviluppo economico di queste aree, l’amministrazione Biden sarà in grado di creare prosperità nella regione e, conseguentemente, rivitalizzare l’importanza strategica che il Sud America ricopre per gli Stati Uniti

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