LO SVILUPPO DELLA PRIVATE SECURITY INDUSTRY E IL CASO EMBLEMATICO DELLA SIERRA LEONE

La privatizzazione della sicurezza è ormai un trend internazionale fortemente in crescita. Secondo alcuni il settore della Private Security Industry (PSI) rappresenta una valida alternativa all’insufficiente gestione della sicurezza da parte di alcuni Stati mentre secondo altri essa rappresenta l’erosione del concetto di statualità.

La privatizzazione della sicurezza nel post Guerra Fredda

Lo sviluppo del settore privato della sicurezza risale agli inizi degli anni ‘90, tre furono i principali fattori scatenanti: la fine della Guerra Fredda, l’utilizzo di nuove e sofisticate tecnologie nelle operazioni militari e l’avvio di processi di privatizzazione, deregolamentazione e trans-nazionalismo, tipici dell’ideologia neo-liberale.  

Potrebbe dunque sembrare un nuovo sviluppo innovativo nel panorama della sicurezza internazionale, ma in realtà non lo è affatto. La sicurezza privata esiste da diversi centenni, basti pensare al fenomeno del mercenarismo, ossia l’assunzione da parte di eserciti stranieri di soldati professionisti che svolgevano le attività militari con il solo scopo di ottenere dei vantaggi economici.

La differenza principale fra il settore della sicurezza privata del passato e quella di oggi consiste nel fatto che le Private Security Companies (PSCs) e le Private Military Companies (PMCs) operano legalmente e allo scoperto in un mercato globale, seguendo le regole generali di qualsiasi altro business.Queste compagnie offrono i loro servizi ad una clientela diversificata come governi, organizzazioni internazionali, organizzazioni non-governative, business privati o singoli individui.

Importante è evidenziare le differenze operative fra le PSCs e le PMCs. Le PSCs forniscono prevalentemente servizi di investigazioni, analisi dei rischi, negoziazioni e protezione di attività commerciali e possono essere armate o meno, mentre le PMCs offrono consulenze e servizi di natura esclusivamente militare.   

Possiamo considerare la privatizzazione della sicurezza come legittima?

La risposta è da ricercare nella serie di principi fondamentali stabiliti con la Pace di Vestfalia del 1648 su cui si fonda la nozione di Stato Moderno e l’ordine internazionale attuale.Da quel momento le relazioni internazionali si sono contraddistinte da quelle del passato per due elementi fondamentali, ossia il principio di sovranità assoluta e quello di non-interferenza.

Lo Stato è dunque l’unico attore a cui viene riconosciuto il monopolio dell’uso legittimo della forza ed è proprio per questo che secondo molti la privatizzazione della sicurezza dovrebbe essere considerata un fenomeno illegittimo.La Private Security Industry porta inevitabilmente alla privatizzazione del processo decisionale permettendo così ad attori privati di determinare quali siano le minacce alla sicurezza internazionale e intraprendere azioni risolutive, non rispondendo però né al diritto internazionale né all’ordinamento giuridico statale a differenza degli apparati di sicurezza nazionale.

E’ quindi evidente come dalla Seconda Guerra Mondiale in poi l’ordine mondiale sia profondamente cambiato, basandosi sempre di più sul principio di cooperazione. Ad esempio, i diritti umani sono stati chiamati in causa in diverse questioni di relazioni internazionali ed è proprio sulla tutela di quest’ultimi che i principi sanciti dalla Pace di Vestfalia si possono scontrare: fino a che punto il principio di sovranità e quello di non-interferenza non devono essere violati?

Le potenzialità della Private Security Industry

Il potere coercitivo non rappresenta solamente una proprietà primaria dello Stato ma anche una funzione basilare, poiché garantire la sicurezza della propria popolazione costituisce un obbligo sancito nel cosiddetto “contratto sociale” fra le due parti. Secondo alcuni esperti la PSI permette proprio di rendere più efficaci le politiche militari e di sicurezza di uno Stato, creando così una relazione vantaggiosa per entrambi. Inoltre molte delle PSCs e PMCs vengono incaricate dagli stessi Stati in cui sono nate per lo svolgimento di diverse operazioni infatti alcune di queste compagnie sono addirittura para-pubbliche.

La PSI svolge un importante ruolo anche nelle operazioni umanitarie, soprattutto in Africa. La privatizzazione del peacekeeping infatti ha numerosi vantaggi essendo più veloce e flessibile da dispiegare nelle zone di intervento avendo un proprio equipaggiamento ed essendo in teoria una forza imparziale. È giusto anche ricordare però come diverse PMCs siano state coinvolte nella proliferazione di armi di piccolo calibro, contravvenendo ad embarghi da parte dell’ONU e minacciando così l’agenda che prevedere la demilitarizzazione.

Il caso della Sierra Leone

Molti Stati africani, dovendo affrontare situazioni di instabilità, illegalità, violenza e gestione di grandi risorse naturali, hanno ceduto parte delle loro funzioni legate alla sicurezza a diverse PMCs. Caso emblematico sicuramente è quello della Sierra Leone, coinvolta in un violento conflitto civile dal 1991 al 2002.Prima delle guerra civile in Sierra Leone operavano solamente due PSCs, la Mount Everest Security Agency e la Dynamic Security.

L’Office of National Security (ONS), l’agenzia governativa responsabile del controllo del settore privato della sicurezza, ha registrato un aumento considerevole del numero di PSCs e PMCs operanti sul territorio nel periodo successivo alla guerra civile. Le principali ragioni di questo incremento sono state sicuramente le terribili conseguenze di una guerra civile durata un decennio con il conseguente coinvolgimento di numerose organizzazioni non-governative impegnate nella ricostruzione e sviluppo del Paese.

Diversi documenti dimostrano come spesso il peacekeeping privato sia più efficace rispetto a quello dell’ONU: la missione della PMC Executive Outcomes in Sierra Leone è durata 21 mesi per un costo complessivo di 35 milioni di dollari, grazie alla quale si sono avviati dei processi di stabilizzazione e negoziazione con i ribelli,  contrariamente alla missione dell’ONU, costata 47 milioni di dollari e svoltasi in un periodo di 8 mesi durante il quale l’accordo di cessazione del fuoco non è nemmeno stato rispettato.

La Private Security Industry in Sierra Leone è diventata un’importante risorsa occupazionale per la popolazione locale, in un luogo in cui le opportunità lavorative sono fortemente limitate. Bisogna però evidenziare anche una serie di problematiche, come le notevoli difficoltà nel reperire le fedine penali dei dipendenti sierraleonesi (a causa della distruzione di documenti durane la guerra civile) nonché la scarsa efficacia operativa di alcune PSCs e PMCs causata da paghe basse e condizioni lavorative non ottimali.

Nel corso degli anni l’ONS ha denunciato anche la presenza di moltissime PSCs nello Stato africano che operavano senza il possesso di una licenza e dunque illegalmente.Altro elemento preoccupante riguarda il fatto che il governo sierraleonese abbia pagato i servizi svolti da diverse compagnie private di sicurezza tramite delle concessioni minerarie, vista la presenza di ricchi giacimenti di diamanti nel Paese. Purtroppo, sempre più spesso, queste compagnie sono intrecciate con grosse società minerarie e forti interessi economici potrebbero innescare processi di re-colonizzazione.

Notiamo dunque come il mantenimento di un buon livello di sicurezza e stabilità siano determinanti per il futuro di questo Paese ma ciò non dovrebbe avvenire a costo della creazione di un’enclave economica che incentiverebbe ulteriori tensioni socio-economiche fra la popolazione del luogo.

Possiamo quindi concludere evidenziando come la maggior parte delle problematiche relative alla privatizzazione della sicurezza dipendano principalmente dal modo in cui lo Stato gestisce questo fenomeno. Uno strumento utile per evitare che la Private Security Industry operi seguendo delle finalità individualistiche e non inerenti la sicurezza pubblica è sicuramente l’introduzione di regolamentazioni a livello nazionale e internazionale.

Alice Rossi

Classe 1998, ottiene una laurea triennale in Sviluppo e Cooperazione Internazionale presso l'Università di Bologna. Nel corso della triennale si specializza principalmente nel project management e in tutto ciò che concerne lo sviluppo sostenibile, grazie soprattuto al suo attivismo nell'ambito dell'associazionismo.
A seguito di un periodo di studio trascorso in Svezia, durante il quale ha potuto approfondire temi relativi al security risk management, decide di approfondire questo interesse con un Master in International Security Studies presso la Charles University di Praga, optando per una specializzazione in ambito tecnologico.
Attualmente, oltre a frequentare il Master, sta lavorando come consulente presso un'agenzia di consulenze manageriale italiana occupandosi principalmente di risk management e sviluppo sostenibile.

Membro della redazione dello IARI, scrive per l'area "Difesa e Sicurezza".

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