IL DIFFICILE CAMMINO VERSO LE ELEZIONI IN LIBIA

La scorsa settimana sono iniziati i lavori per la nomina di un nuovo governo di transizione in Libia. Questa è la prima fase del percorso che porterà alle elezioni nazionali previste per la fine di quest’anno.

Le Nazioni Unite hanno annunciato sabato scorso i candidati del governo di transizione libico i quali, nei colloqui che si terranno questa settimana in Svizzera, voteranno i tre membri del Consiglio Presidenziale e un Primo Ministro. I 75 partecipanti sono figure locali e regionali che rappresentano le diverse fazioni politico-militari coinvolte nella crisi libica. I candidati eletti avranno il compito di supervisionare i preparativi delle elezioni nazionali previste per il 24 dicembre di quest’anno.

La notizia della nomina di un governo di transizione arriva dopo il decennio di caos in cui è sprofondato il paese a seguito della caduta del regime di Gheddafi nel 2011. Ne è seguita una terribile guerra civile, diventata progressivamente un conflitto regionale e internazionale a tutti gli effetti, che ha portato a una forte frammentazione del territorio statale. Tribù locali, gruppi di mercenari e stati terzi hanno sfruttato i vuoti di potere offrendo il proprio sostegno alle due principali fazioni interne rivali: il governo di accordo nazionale di Tripoli (GNA), unica entità politica internazionalmente riconosciuta, e l’Esercito Nazione Libico (LNA) sotto il comando di Khalifa Haftar.

A partire da quest’estate abbiamo assistito a un progressivo raffreddamento del conflitto accompagnato da un rinnovato intervento diplomatico delle Nazioni Unite, con il sostegno dei paesi del Maghreb, fino ad arrivare al cessate-il-fuoco annunciato ad ottobre 2019.  La nomina dei candidati del governo di transizione è il primo risultato di questa nuova fase di distensione, ma è troppo presto per cantare vittoria. Si teme, infatti, che nuove tensioni possano sfociare tra i candidati del governo di transizione data la loro eterogeneità e i numerosi interessi in gioco, riattivando così un conflitto che sembra oggi congelato ma che potrebbe riesplodere da un momento all’altro. 

La differenza, questa volta in positivo, potrebbero farla gli stati terzi se collaborassero nel rispetto delle ultime dichiarazioni delle Nazioni Unite: via i mercenari per dare avvio ad una risoluzione del conflitto interamente libica. Solo in questo modo è immaginabile l’inizio di nuovo percorso politico che, dopo decenni di dittatura e di caos post-Primavera, restituisca alla popolazione la sovranità del proprio paese.

Nicki Anastasio

Sono Nicki Anastasio, ho 23 anni e studio presso la facoltà di relazioni e istituzioni dell’Asia e dell’Africa presso l’Orientale. Da quasi cinque anni vivo a Napoli, per studio e lavoro, ma sono originario della Costiera Amalfitana. Negli ultimi tre anni, ho fatto due esperienze studio in Marocco e in Egitto che mi hanno permesso di approfondire lo studio della lingua araba e della cultura dei paesi arabo-islamici, di cui sono affascinato sin da piccolo. Dopo aver conseguito la laurea triennale in mediazione linguistica e culturale, ho ritenuto che analizzare le complesse dinamiche geo-politiche che caratterizzano i paesi della macro area medio-orientale fosse il proseguimento più naturale e spontaneo dei miei studi. Ritengo che per comprendere le ragioni alla base della perenne instabilità dell’area più calda del mondo sia necessario costruire una genealogia della crisi di legittimità che caratterizza gran parte dei suoi stati, considerando le specificità storico-culturali e socio-economiche di ogni contesto nazionale. Sono molto fiero di far parte dello IARI, una comunità di analisti unica nel suo genere.

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