COLOMBIA: TRA PANDEMIA E PROCESSO DI TRANSIZIONE

La crisi sanitaria sta ulteriormente destabilizzando quei Paesi che tentano di fare i conti con il proprio passato, ivi ostacolando l’implementazione dei meccanismi di giustizia di transizione.

Lacerati da conflitti o con istituzioni statali fortemente indebolite dalle repressioni, numerosi Paesi, in cui sono in atto transizioni politiche, hanno visto le proprie società investite dell’onere di fare i conti con un passato di atrocità di massa, e lo stanno facendo attraverso gli strumenti propri della giustizia di transizione. L’attuale momento storico, tuttavia, sta complicando sempre più questo percorso, importantissimo per costruire un futuro più democratico e pacifico.

L’espressione transitional justice si applica ai Paesi che emergono da periodi di conflitto o repressione, e si basa su una nozione del concetto di transizione che non si limita ad indicare un cambiamento di regime, riferendosi altresì ad un’attività di chiusura dei conti con il passato. Questo approccio interviene, invero, in momenti iper-politicizzati, per affrontare violazioni dei diritti umani su vasta scala o sistematiche così numerose e gravi che il diritto opera in maniera diversa dal solito. 

Nella transizione da un regime autoritario ad uno democratico, infatti, entrano in gioco 4 diversi regimi giuridici: il diritto penale nazionale, il diritto internazionale dei diritti umani, il diritto umanitario ed il diritto penale internazionale. Secondo il Segretario generale delle Nazioni Unite, la giustizia di transizione è «l’intera gamma di processi e meccanismi associati con i tentativi di una società di fare i conti con un’eredità di passati abusi su larga scala, al fine di assicurare le responsabilità, servire la giustizia ed ottenere riconciliazione.Essi possono includere meccanismi giudiziali o extragiudiziali, con differenti livelli di coinvolgimento internazionale (o nessuno) e persecuzione individuale, riparazioni, ricerca delle verità, riforme istituzionali, indagini ed epurazioni o una combinazione degli stessi».

La Colombia, che attualmente può ritenersi interessata da una tripla crisi umanitaria in considerazione di 60 anni di conflitto armato, un fenomeno di migrazione di massa e la pandemia, è uno dei Paesi in cui la crisi sanitaria si è rivelata essere un ostacolo concreto all’attuazione di meccanismi di transitional justice, complicando la già difficile implementazione dell’accordo di pace del 2016. Da quando la pandemia ha raggiunto il Paese sono stati assassinati 193 attivisti per i diritti umani e 44 ex-combattenti. 

In uno scenario in cui la pandemia ha distolto l’attenzione da proteste e violazioni, il governo ha strumentalizzato la pandemia per militarizzare ulteriormente la vita dei colombiani. Nelle zone in cui lo Stato non è riuscito a garantire assistenza, il vuoto di potere è stato riempito dai gruppi armati, che garantiscono il rispetto delle misure restrittive mediante minacce e violenza diffusa. 

L’accesso al sistema sanitario e alla giustizia sono, inoltre, due ambiti in cui la pandemia sta accentuando le disuguaglianze e la marginalizzazione dei gruppi vulnerabili, rendendo sempre più complicata e lontana l’affermazione di una nozione inclusiva di giustizia, presupposto per una futura riconciliazione sociale nell’ambito della ricostruzione post-conflitto e del rafforzamento dello stato di diritto.

Annachiara Cammarata

Annachiara Cammarata, analista per IARI di Diritto Internazionale e diritti umani. Laureata in Mediazione linguistica e culturale presso l’Università degli studi di Napoli l’Orientale, con una tesi sulla tutela dei diritti umani nel sistema giuridico islamico, sono attualmente laureanda magistrale in Relazioni Internazionali per l’area MENA nello stesso ateneo, redigendo la mia tesi sulla cooperazione strategica dell’Ue con i Paesi terzi per la gestione dei flussi migratori, e sto frequentando un Master di II livello in Politica e Relazioni Internazionali presso la LUMSA di Roma. Durante il mio percorso universitario ho avuto l’opportunità di studiare all’estero in Europa, America Latina e Nord Africa, esperienze preziose che mi hanno aiutata a dare forma ai miei progetti accademici e lavorativi.

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