TUNISIA: DOVE SONO I COMUNISTI?

Il partito comunista tunisino, per anni rimasto nella clandestinità, ha fornito un contributo importante al processo di modernizzazione e democratizzazione della Tunisia. Ma a dieci anni dalla rivolta dei gelsomini, dove sono finiti i comunisti tunisini? 

Il contesto culturale nel quale operava il Partito comunista tunisino

Il partito comunista tunisino, in origine, si configurava come un partito di massa solo per vocazione perché nei fatti il partito era rimasto per anni ai margini della società e delle istituzioni. Era un partito di élite, composto da intellettuali, militanti e dirigenti. L’adesione molto spesso maturava in seno alle università che negli anni ’60 e ’70 erano i bastioni principali della sinistra tunisina. Gli attivisti erano spesso professori e impiegati, fortemente radicati nelle città come Agafsa e sopratutto Tunisi. 

Principalmente il partito rimase di minoranza perché  il gioco dell’alternanza politica in Tunisia era bloccato dal regime autoritario di Ben Ali e in un certo senso e in modo differente lo fu anche nel regime precedente presieduto da Bourghiba. Nonostante questo però, i comunisti tunisini riuscirono più di qualsiasi altre forza politica, a dare vigore alla democrazia e al multipartitismo, così come all’elevazione dello status della donna e alla diffusione e alla comprensione del concetto di laicità. 

Oggi rimane comunque un punto interrogativo fondamentale, ovvero che cos’è il partito comunista tunisino? Per anni l’opposizione lo ha dichiarato una “escrescenza europea” sottolineando quanto questo movimento politico fosse estraneo ai valori, ai principi e alla cultura tunisina. I comunisti invece sostenevano, sulla scia di Edward Said, che il partito comunista tunisino si basa sul concetto di Edward Said di “travelling theory” . Una teoria, il marxismo, che viaggia e si modifica nel tempo. Negli anni e nei vari contesti il marxismo, dice Said,  può radicalizzarsi o addomesticarsi. E proprio l’addomesticamento del marxismo fu ciò che avvenne in Tunisia e sulla base di questo i comunisti iniziarono il loro attivismo. L’addomesticamento del comunismo in Tunisia però non deve intendersi come un ripensamento dei principi marxisti o uno stravolgimento, anzi. Ciò che avvenne in Tunisia fu un accomodamento dei principi marxisti in un paese “islamicamente laico”.

Una periodizzazione alternativa per la Tunisia 

Se si volesse analizzare la storia della Tunisia secondo la prospettiva comunista, si dovrebbero tenere a mente delle date che non sempre vengono considerate importanti nella periodizzazione ufficiale raccontata dalla storiografia classica Per esempio la storiografia classica prende come data principale il 1956, l’anno dell’indipendenza del paese dalla Francia. Secondo la prospettiva comunista invece si è soliti prendere come data chiave, il 1957, l’anno seguente al sesto congresso del partito comunista. Perché questa data? Perché in questo anno il partito comunista tunisino definisce per la prima volta i suoi tratti fondamentali, come il nazionalismo. Il partito infatti si definisce appartenente ad una sinistra patriottica anziché internazionalista. Il vertice del partito, a seguito di questa scelta, operò un ricambio in cui gli esponenti francesi vennero espulsi a favore dell’emersione di una classe dirigente squisitamente tunisina. 

Le parole d’ordine erano indipendenza e liberazione. In realtà l’indipendenza era stata ottenuta un anno prima, nel 1956, ma i comunisti continuavano a sottolineare la necessità di una pura indipendenza, ovvero una situazione in cui anche la più subdola forma di subordinazione doveva essere abolita. Vi era, secondo i comunisti, la necessità di creare uno stato forte e rafforzare la coesione nazionale. Sono anni di fermento e di speranze in cui emerge il carattere creativo del comunismo tunisino. La creatività del partito comunista tunisino la si rintraccia nella volontà di trovare una via conforme, specifica, al socialismo, che tenga conto degli aspetti tradizionali e culturali del paese. 

Un’altra data fondamentale è il 1963. In questo anno il partito comunista viene sospeso da Bourghiba in quanto si accusano i comunisti di un tentato colpo di stato. I comunisti, accusati di questo tentato colpo di stato, vennero sospesi da tutte le attività politiche. A questo punto il partito fu costretto ad agire in clandestinità fino al 1981. Nonostante l’impossibilità di partecipare al gioco politico, il partito non perse forza, anzi cercò di elaborare nuove strategie anche a fronte del fatto che Bourghiba iniziò a varare riforme socialiste e ad ammettere alcune proposte dei comunisti.

La frammentazione dello spazio della sinistra 

A seguito della scelta socialista di Bourghiba lo spazio politico della sinistra si frammentò anche perché i comunisti non ebbero più il monopolio del discorso politico. Si cominciarono a creare frizioni e dissensi anche all’interno del partito. Per esempio si crearono frange massimaliste o estremiste e altre correnti più moderate. Nel 1974 venne pubblicato un opuscolo del partito con l’intento di riorganizzarlo, cooptando i giovani e marginalizzando coloro i quali ritenuti troppo vicini al regime. Sono anni di intenso attivismo in quanto sorgono i sindacati ed emerge la Lega dei diritti dell’uomo (associazione femminile). Il partito stesso incoraggia l’inscrizione alle associazioni. 

Un evento importante per la storia dei comunisti tunisini avviene nel 1981, anno in cui all’interno della società civile iniziano a penetrare correnti islamiste. Bourghiba che in questi anni aveva aperto ad una democratizzazione e al multipartitismo, si sentì esposto al rischio di una rapida re-islamizzazione della società. Nel frattempo i comunisti vennero legalizzati e tornarono all’interno dello scenario politico. A livello internazionale ci furono alcuni eventi che favorirono la svolta autoritaria di Bourghiba dopo i primi anni ’80. L’evento chiave fu la Rivoluzione Iraniana del 1979. Si iniziava, anche all’interno della compagine comunista a parlare dell’avvento dell’Islam.

L’avvento dell’Islam

Già nel 1955-56 Poz Vag, un militante comunista di origini ebraiche, si chiedeva come si può essere comunisti in un paese musulmano. La questione che lui poneva all’inizio degli anni ’60 non fu inserita tra le priorità nei dibattiti del partito. La questione della peculiarità nazionale si era posta, ma il partito preferì insistere sulla peculiarità del dato socio-economico piuttosto che su quello culturale. Ma alla fine degli anni ’80 la domanda di Por Vag inziarono a porsela in tanti. I comunisti dovevano partecipare alle elezioni, cercare il consenso e misurarsi anche con la crescita dell’Islam, di un Islam non troppo moderato. 

Gli attivisti del partito e tutta la dirigenza capirono che il partito ha il compito non di condannare la religione o usarla come strumento di propaganda antireligiosa, semplicemente non deve occuparsene. Quello che viene promosso è una linea di conciliazione ideologica. Il partito deve adattarsi al paese, essere radicato nelle coscienze e nutrirsi del patrimonio culturale della Tunisia. Il marxismo in Tunisia non ha una storia inventata, anzi, la sua storia si inserisce nella storia pregressa del Paese. Il che non significa difendere il patrimonio e la tradizione “tout court” ma difendere con forza quelle componenti del patrimonio armonizzate col pensiero marxista. 

L’arrivo di Ben Ali 

Il 7 Novembre 1987 i comunisti tunisini accolsero con fervore il nuovo capo del paese, Ben Ali, speranzosi di un cambiamento verso la democrazia. Il Partito aderì al Patto Fondamentale così come tutte le altre forze politiche che si ritrovano su alcuni punti fermi, vitali per lo sviluppo del paese. I comunisti sostennero Ben Ali, ma egli concesse  loro soltanto il 20% dei seggi. Anche con questi pochi seggi in mano, è in questa fase che il partito contribuisce maggiormente allo sviluppo del paese. Proprio quando si trova all’interno delle istituzioni. 

La radicalizzazione dell’Islam politica ha portato però i comunisti ad essere sempre meno attivi all’interno della società e ad essere anche meno intransigenti rispetto all’aumento della radicalizzazione. Quando alle libere elezioni del 2011 il Partito Enhada vince le elezioni, il sostegno popolare di Enhada, non sarà mai equiparabile a quello dei comunisti durante tutto il loro percorso politico. 

Il partito comunista quindi oggi affronta due sfide. La prima è la risorgenza islamica e il grande sostegno che trova tra la popolazione. La seconda è il rinsaldare la frattura, comune a molti partiti comunisti europei, tra élite e popolo. In Tunisia oggi le élite comuniste faticano a comprendere i bisogni del popolo e di conseguenze il grado di rappresentanza dei comunisti scende sempre di più a favore dell’Islam politico. 

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